Quarta puntata della serie “E QUALCOSA RIMANE – IL 1975”
Leggi anche le puntate PRIMA, SECONDA, TERZA e QUARTA
Dopo mesi che non si sentono, per il quarto giorno consecutivo Ciccio e Francesco proseguono la loro conversazione sulla musica dei folli anni Settanta, come (forse con bonaria ironia) li definì lo scrittore Sebastiano Vassalli.
«Allora,» esordisce Ciccio, «è Bennato, giusto?»
«Era troppo facile. Chi è, fra i grandi cantautori italiani, che ha una produzione così varia? Canzoni ironiche, canzoni ritmate, delicate, arrabbiate.»
«Si, per l’ironia Edo è un maestro. Vedi In fila per tre o Affacciati Affacciati. E anche autoironia, come in Cantautore o Sono Solo Canzonette.»
«E anche con un misto delle cose che ho elencato. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le situazioni. Prendi Affacciati Affacciati, che è un concentrato di ironia e rabbia, più che contro il papa in sé, contro quello che impersonava, cioè tutta la chiesa, con annessi e connessi. Mi chiedo se avrebbe scritto un testo analogo per un pontefice come Francesco, diametralmente, forse antropologicamente opposto ai papi del passato e con una chiesa che non ha più il ruolo dominante nella società italiana che in quegli anni ancora aveva.»
«Si, è potente, come Io Che Non Sono L’Imperatore, il brano che dava il titolo all’album che conteneva anche Affacciati Affacciati. Album anche lui del 1975, come Rimmel e Wish You Were Here. Detto tra noi!»
Ciccio sottolinea col tono della voce l’ultima frase e Francesco sorride compiaciuto per il gioco di parole dell’amico. “Detto tra noi”, infatti, è il titolo di un altro graffiante brano di Bennato, poi commenta «Hai detto bene: è potente, per la rabbia manifestata nel canto quasi urlato e nel ritmo frenetico della chitarra elettrica e dell’armonica. Infatti era una di quelle che ascoltavo più spesso per tenermi sveglio quando tornavo a casa.»
«Ma scusa, per andare dallo studio a casa avevi bisogno di svegliarti?»
«No, che studio! Quando tornavo da Catania. Per anni mi sono appoggiato allo studio di un collega e andavo due o tre volte al mese. Era anche un modo per vedere più spesso i miei. Partivo all’alba e tornavo la sera tardi. E dunque avevo bisogno di tenermi sveglio, con Bennato e i Pink Floyd, appunto.»
«Non mi ricordavo di questa cosa. Così potevi mangiare arancini, invece di arancine!»
Francesco sorride ancora e ricorda «Si, e non solo. Anche cipolline e panzerotti. La prima tappa la facevo in quella famosa pasticceria che c’è vicino a casa dei miei, in via Asiago. La migliore di Catania, secondo me. Mi sparavo un panzerotto e due me li portavo allo studio. Tutti alla cioccolata. Sai com’è, un panzerotto ti migliora la vita e visto che a Palermo non li fanno, dovevo recuperare. La sera lo stesso, ma con le cipolline. Neanche queste fanno. Pensa che vita ho fatto in tutti questi anni!»
«E che altro ascoltavi, per tenerti sveglio?»
«Uffa’! Uffa’! Un’altra canzone bomba di Bennato, per quell’accompagnamento con chitarra elettrica e il testo incalzante, purtroppo attualissimo anche oggi, visto che si conclude con la sputazzata contro quelli che preparano “questa stramaledetta terza guerra mondiale”. Profetico, Edo.»
«Ma ascoltavi solo Bennato in macchina?»
«Soprattutto lui e i Pink Floyd, te l’ho detto. The Wall, come te. Ma anche altro, ovviamente. Passavo “tutto il meglio per tenermi sveglio”, come dice un’altra canzone dei nostri tempi.»
«Vorrei vedere! Di brani per tenersi svegli non ne mancano, come Satisfaction e Let’s Spend the Night Together, degli Stones, oppure Heartbreaker, degli Zeppelin, per citarne solo alcuni.»
«Si, infatti. Piuttosto, a proposito del ’75, quell’anno è uscita un’altra bella canzone che ci tocca da vicino, visto che entrambi abbiamo fatto il liceo al Cutelli. Compagno di scuola, di Venditti.»
«Tocca te, in particolare, dato che “sei entrato in banca pure tu”.»
«Giusto! Ma io poi mi sono salvato e sono diventato avvocato.»
«Che anno, il ’75!» conclude malinconicamente Ciccio.

