ED IL VENTO PASSAVA - Foto di Di Salvatore Azzuppardi Zappalà
Seconda puntata della serie “E QUALCOSA RIMANE – IL 1975”
Leggi anche le puntate PRIMA, SECONDA, TERZA e QUARTA
Sprofondato nella sua poltrona preferita, Francesco si gode un film che ha già visto tante volte, ma che gli fa sempre piacere rivedere.
L’inizio è un po’ lento, con l’ambientazione in un teatro, mentre un’orchestra prova e un uomo nell’ombra mima i gesti di un direttore. Ma è la musica a coinvolgere immediatamente lo spettatore, come profondamente coinvolto è l’uomo nell’ombra.
È inevitabile che quella musica faccia quell’effetto perché si tratta di Tchaikovsky, del Concerto per violino, intorno al quale si snoda la trama di quel film, e Francesco ancora una volta ha conferma di quanto sia forte il potere evocativo della musica.
Nel film l’ascolto delle note del violino richiama alla mente dell’uomo nell’ombra il triste ricordo della sera in cui, mentre dirigeva quel concerto, fu interrotto dalla polizia di Brežnev e cacciato dal suo posto di direttore del Bol’šoj.
Per Francesco, invece, è il pianoforte a fare scattare la scintilla dei ricordi e a richiamare alla mente i suoi genitori. Non che abbia bisogno della musica per pensare a loro, ma ci sono due brani che immediatamente glieli fanno sentire quasi fisicamente presenti.
Ogni volta che ascolta il Primo Concerto per piano di Tchaikovsky gli appare il papà e quel
poderoso attacco con gli ottoni e il pianoforte lo fa tornare indietro a quando da bambino stazionava nello studio del padre, che seduto alla scrivania lavorava ascoltando quel concerto, il suo preferito.
La mamma, invece, è richiamata da un assolo di piano che gli suonava spesso quando era bambino, “Il piccolo montanaro”.
Crescendo, altre musiche si aggiunsero a quel particolare archivio della sua mente, ma il contributo maggiore alla colonna sonora della sua vita gli arrivò da quelle che accompagnarono la sua formazione di ventenne degli anni Settanta.
Mentre l’ex direttore d’orchestra architetta un piano per tornare a dirigere davvero, Francesco ripensa alla domanda fattagli il giorno prima dal suo amico Ciccio sulle cose per lui più importanti del 1975, così interrompe la riproduzione del film e telefona all’amico, per riprendere la conversazione.
«Ciao Ciccio, eccomi qua e scusa per ieri.»
«Non c’è problema, non ti preoccupare. Allora, confermi che sono state le radio libere l’evento più importante del ’75?»
«Si, certo, se parliamo di eventi esterni che hanno avuto ricadute su di me, si.» Si ferma per cercare di spiegarsi meglio e poi riprende «Voglio dire che ci sono eventi molto più importanti, come la fine della guerra in Vietnam, ma per me personalmente non è cambiato niente. Invece le radio libere hanno inciso moltissimo sulla mia vita, allora e in seguito. Intanto, essere stato La Voce del WWF, a CTA 104, mi ha cambiato letteralmente la vita, come ti ho raccontato una volta.
E poi perché mi hanno regalato emozioni che mi porto ancora dentro, grazie alla musica dei cantautori. Pensaci: senza la miriade di radio nate a partire da quell’anno, quella musica non si sarebbe diffusa tanto velocemente, perché i due canali radio della RAI da soli non sarebbero bastati.»
«Chiarissimo. Questo vale per tutti noi nati negli anni Cinquanta. Ma ora entriamo nel personale. Qual è la prima canzone che ti viene in mente? Veloce, senza pensarci.»
«Non ho bisogno di pensarci. È Rimmel, ovviamente. Ti ricordi come inizia? “E qualcosa rimane …” A me Rimmel è rimasta dentro tutta, non qualcosa. Da cinquant’anni mi accompagna e spero di portarmela anche nell’aldilà. Anzi, fammi un favore, se muoio prima io ricordati di farla suonare al mio funerale.»
Anche a distanza Ciccio percepisce nel tono dell’amico la passione con cui parla della canzone che consacrò Francesco De Gregori come grande cantautore, e crede di conoscerne il motivo. «Mi piacerebbe vedere la tua faccia, in questo momento» dice ridacchiando, «scommetto che c’è stampato il nome di Margherita.»
«Guarda che sbagli di grosso e lo dovresti sapere. Da secoli ho cancellato il suo nome dalla mia
facciata; io con lei non avevo alibi e le ragioni erano tutte mie, non sue. E poi Rimmel è uscita due anni prima che la conoscessi ed era già la mia preferita. Se mi ha sempre ricordato lei è per un motivo ben preciso.» A questo punto Francesco canticchia ”se per caso avevo ancora quella foto, in cui tu sorridevi e non guardavi … ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona …”.
«Non ci crederai» prosegue, «ma avevo davvero una sua foto sorridente e in pelliccia. Era una bella foto, devo dire.»
«Ce l’hai ancora?»
«Boh? Se c’è, sarà sepolta in qualche cassetto, con centinaia di altre foto. Ma era bella lei, questo non lo posso negare. Bella senz’anima, mi viene da dire, visto che stiamo parlando di canzoni.»
«Ora sembrerà strano a te, mon cher ami, ma ricordo benissimo quando l’abbiamo incontrata a
Campo dei Fiori, l’unica volta che l’ho vista, molti anni fa. Lei sembrava contenta di vederti, tu invece eri contrariato e sei stato molto duro, e hai citato Rimmel accusandola di avere già spedito le sue labbra a un indirizzo nuovo quando ancora stavate insieme. Ti ricordi?»
Francesco si incupì, nel rispondere. «Certo che mi ricordo. Qualche mese dopo è iniziato il periodo più brutto della mia vita, che vorrei cancellare dalla mia mente. Cambiamo discorso.»
«Mi dispiace avere suscitato questo ricordo, scusa. Ora dobbiamo chiudere però, Angela mi sta
chiamando per la cena. Sentiamoci domani, ti devo fare una proposta. Anzi vediamoci con Teams, così partecipano anche le nostre signore.»
«Di che si tratta?»
«Ve lo diciamo domani. Buona serata.»
