“Nella tana del riccio”, romanzo della scrittrice e antropologa palermitana Sandra Guddo, è un’opera intensa, sospesa tra realtà e soprannaturale, tra dramma psicologico e indagine sociale. La narrazione, divisa in due parti e costruita con la precisione di un meccanismo narrativo a incastro, affronta temi profondi e attuali come l’emarginazione, la maternità, il lutto, la violenza domestica, ma anche l’arte, la musica e il mistero dell’invisibile.
Trama e struttura
La protagonista, Nilla, è un’insegnante di musica che si trasferisce da Palermo al Nord Italia per seguire una nuova esperienza professionale e personale. Qui incontra Alex, giovane chef trentino con cui intreccia una relazione d’amore intensa ma complessa e Rodolfo, preside enigmatico con cui Nilla vive un legame più profondo di quanto inizialmente percepisca. Ma il vero centro emotivo della storia si delinea nel suo rapporto con Caterina, una misteriosa alunna dal talento musicale straordinario, che però vive in un ambiente familiare oscuro, segnato dalla morte del padre e da una presenza inquietante che abita la loro casa.
Il romanzo alterna punti di vista e voci narrative, oscillando tra l’esperienza diretta di Nilla e il racconto di ciò che avviene nella casa di Rita, madre di Caterina e Luigi. Questo doppio binario narrativo accresce la tensione e permette di esplorare a fondo i personaggi, svelando a poco a poco i segreti che li legano.
“Nella tana del riccio” affronta molteplici tematiche: l’infanzia violata, rappresentata dal piccolo Luigi, fragile, segnato da un trauma invisibile ma devastante; il talento precoce, che si manifesta nel prodigio musicale di Caterina, ma anche nella sua misteriosa capacità di gestire la presenza soprannaturale in casa; il soprannaturale, che si insinua nella quotidianità e assume la forma di uno spirito inquieto, di una “Signora” elegante e intransigente che educa la bambina con metodo ossessivo e infligge terrore alla madre; il peso delle scelte materne, tra rassegnazione e sopravvivenza, tra silenzio e protezione; la scuola come microcosmo di relazioni, osservazione, inquietudine e rivelazione.
Lo stile di Sandra Guddo è diretto, ricco di descrizioni emotive e immagini vivide. La lingua, pur semplice e scorrevole, è ricca di dettagli e risente positivamente dell’esperienza antropologica dell’autrice: le ambientazioni, le dinamiche familiari e le relazioni scolastiche sono descritte con attenzione ai codici sociali e culturali. La narrazione è costellata da elementi psicologici e onirici. Il pianoforte – presenza costante e simbolica – diventa mezzo di espressione e comunicazione segreta tra Caterina e Nilla. Le descrizioni delle esecuzioni musicali sono tra le più riuscite del libro: evocative, quasi metafisiche.
Un realismo magico siciliano
Il romanzo si ispira a quel tipo di storie dove realtà e fantasia si mescolano, come succede spesso in certi racconti siciliani di autori come Bufalino o Consolo. La figura misteriosa della Signora richiama le credenze popolari e le leggende che ancora oggi si raccontano nei quartieri di Palermo.
“Nella tana del riccio” è un romanzo che avvince e inquieta, che commuove e interroga. Sandra Guddo costruisce una trama intensa che tiene il lettore incollato fino all’ultima pagina, grazie a un crescendo emotivo e a una scrittura coinvolgente. Non è solo un racconto sul soprannaturale, ma un grido sommesso contro l’invisibilità della sofferenza, l’indifferenza sociale e la fragilità dell’infanzia.
Un’opera che lascia il segno, destinata a far riflettere su quanto, talvolta, il vero “riccio” possa annidarsi nella quotidianità più insospettabile.
