C’è una poesia che non alza la voce, non cerca effetti speciali eppure riesce a dire l’indicibile in tre soli versi. È l’haiku, forma lirica giapponese che, in diciassette sillabe, coglie l’attimo e lo trasforma in emozione. Nata dall’osservazione, si compie nell’essenzialità. In un mondo dominato dal rumore e dalla fretta, l’haiku invita al silenzio, alla contemplazione, al respiro lento.
Gabriella Maggio, poetessa e docente palermitana, ha fatto dell’haiku un sentiero quotidiano di ascolto e rivelazione, una pratica che unisce rigore formale e vibrazione interiore. Nei suoi versi la natura parla con voce sottile, il tempo si sospende e l’attimo si fa eterno.
Questa intervista nasce dal desiderio di esplorare, attraverso le sue parole e i suoi haiku, la forza discreta di questa poesia e la disciplina spirituale che essa richiede, perché dietro ogni immagine semplice si cela uno sguardo profondo, una meditazione sul vivere.
Nel dialogo che segue, la poesia si fa respiro. E ogni haiku, come scrisse Bashō, poeta di queste creazioni, è una via per cercare non le orme dei maestri, ma ciò che essi cercavano.
Le origini di un’intuizione
«Mi sono avvicinata agli haiku leggendo alcuni versi del poeta giapponese Bashō del XVII secolo, in un articolo di giornale», racconta la professoressa Maggio.
Matsuo Bashō (1644–1694) è universalmente riconosciuto come il maestro fondatore del genere, colui che ha elevato l’haiku da esercizio di stile a poesia spirituale. Nei suoi versi, il paesaggio naturale diventa specchio dell’interiorità e ogni immagine un sentiero nel bosco, una rana che salta nello stagno diventa epifania.
La natura come specchio
Per Gabriella Maggio la natura è centrale. È lì che l’haiku trova linfa e verità: «Amo la natura e la osservo con attenzione. Isolo l’immagine che mi emoziona», dice. Questa attenzione si traduce poi in versi.
aria leggera
e sulla foglia trema
freschezza d’acqua
Questo haiku esemplifica perfettamente l’arte dell’osservazione e della trasfigurazione poetica. Lalegge rezza dell’aria e il tremolio dell’acqua diventano immagine dell’effimero, di quella vibrazione che l’haiku sa cogliere e fissare nell’attimo.
Come i maestri giapponesi, anche la Maggio riconosce la potenza del “kigo”, la parola stagionale che evoca il tempo dell’anno e lo stato d’animo.
Rispettare la forma, sfidare la profondità
L’haiku tradizionale ha una struttura ferrea: 5-7-5 sillabe. Molti poeti contemporanei la ignorano, ma Gabriella Maggio sceglie invece di aderirvi con rigore:
«La seguo sempre», afferma, tuttavia, la sfida non è solo nella misura. L’essenza dell’haiku è cogliere l’attimo e insieme l’eterno.
«Scrivo e riscrivo fino a che il testo mi pare in sintonia con la mia emozione» – spiega – «alcuni nascono spontanei. Altri mi assillano. La composizione a volte richiede giorni».
bianca nuvola
nel cielo azzurro chiaro
felice segno
Questo haiku è un esempio di sintesi tra semplicità e rivelazione: una nuvola bianca in un cielo terso diventa emblema di un presagio lieve e sereno. Anche la fatica della scrittura trova qui un’espressione compiuta, come se il segno felice fosse il punto d’arrivo di un percorso interiore.
Una poesia che guarisce
L’haiku è anche forma meditativa, riflessiva, persino terapeutica.
«Sono l’esito di una meditazione sulla vita» ammette la poetessa. Chi legge o scrive haiku entra in uno spazio sospeso dove le emozioni si distillano come gocce limpide.
lieve la notte
è giunta dall’infanzia
ristora il sonno
In questo haiku, la notte porta con sé un’eco lontana, infantile, e diventa tempo di ristoro. È la pace che arriva alla fine del giorno e della riflessione, l’approdo sereno di chi ha meditato sulla vita e ora può abbandonarsi al silenzio.
Il silenzio non è solo sfondo negli haiku, ma materia stessa del pensiero poetico. Gli haiku «nascono dal silenzio e si circondano di silenzio» dice Maggio, allineandosi alla tradizione giapponese in cui anche il non detto ha un peso.
Shizuka sa ya
iwa ni shimi iru
semi no koe
Il silenzio
penetra nella roccia
un canto di cicale
(haiku di Bashō)
Un consiglio a chi inizia
Cosa consiglia Gabriella Maggio a chi vuole avvicinarsi a questo genere? «Leggere haiku, ma leggere anche i grandi poeti. Ascoltare musica, stare all’aria aperta».
È un invito a vivere con attenzione, a rallentare, a contemplare. Perché ogni haiku nasce da una vibrazione, colta nel momento esatto in cui accade.
Nota biografica
Gabriella Maggio è nata e vive a Palermo. Laureata in Lettere con lode, ha insegnato Italiano e Latino nei Licei Classici e Metodologia della didattica della Letteratura Italiana nei corsi TFA presso l’Università degli Studi di Palermo. Dal 2009 dirige Vesprino Magazine, pubblicazione culturale online del Lions Club Palermo dei Vespri. È socia dell’Associazione VOLO, per la quale organizza incontri letterari, mostre d’arte e il reading annuale di poesia La poesia è parola, giunto alla dodicesima edizione. Fa parte dell’Ottagono Letterario, dell’Accademia Internazionale Il Convivio, dell’Associazione Culturale Euterpe e dell’Associazione Carta e Penna. È responsabile per Palermo della rivista letteraria Poeti nella società e coordina il Circolo dei Lettori di Spazio Cultura. Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di poesie Emozioni senza compiacimento (Il Convivio Editore), che si apre con una pagina di haiku, sintesi dei sentimenti e delle emozioni che pervadono l’intera silloge
