Augusta: XVII Edizione del Premio Internazionale di Poesia Inedita Il Federiciano

Augusta, per quattro giorni, è diventata la capitale della poesia contemporanea. Dal 28 al 31 agosto 2025 si è svolta la XVII edizione del Premio Internazionale di Poesia Inedita Il Federiciano, una manifestazione che ha richiamato oltre duemila poeti da tutta Italia e dall’estero, trasformando la città in un grande laboratorio di creatività, riflessione e incontro.

L’inaugurazione di giovedì 28 agosto ha visto la partecipazione di figure di spicco: il fondatore Giuseppe Aletti, la direttrice editoriale Valentina Meola, il presidente di giuria Hafez Haidar – candidato al Nobel per la Pace –, il poeta Salvatore Seguenzia, la giornalista Caterina Aletti e la madrina Mariapaola Tedesco. Nei giorni successivi si sono alternati reading, estemporanee di poesia e momenti di confronto che hanno unito linguaggi diversi sotto il segno della parola poetica.

Foto di Francesco Pintaldi

Il momento più atteso è arrivato sabato 30 agosto con la cerimonia in piazza Duomo: la sfilata dei poeti verso il Largo dei Poeti e l’inaugurazione di nuove stele poetiche in ceramica maiolicata realizzate dall’artista Orazio Costanzo. In questa cornice, il premio fuori concorso è stato conferito a due protagonisti della musica italiana: il cantautore Giuseppe Anastasi e Morgan, entrambi omaggiati con stele commemorative a testimonianza del legame tra poesia e canzone. La serata è proseguita con il concerto di Morgan in Piazza Castello, trasformando l’arte in un atto di condivisione e memoria.

Foto di Francesco Pintaldi

Proprio Morgan, dal palco del Federiciano, ha lasciato un segno profondo con il suo discorso:
«Sono nato con la musica e mi sento grato a questa città, al sindaco e a chi ha voluto farmi questo dono. La canzone che canterò è del 2002 e parla di fiori: piantati, raccolti, regalati e appassiti. Ma oggi non posso non pensare al mondo, ai bambini e alle immagini terribili di padri costretti a stringere i figli senza vita. È un dolore inconcepibile».

Rivolgendosi poi alla Presidente del Consiglio, le sue parole sono diventate un appello universale: «Lei è una madre e nessuno di noi vorrebbe mai vivere un dolore simile. I nostri soldi dovrebbero andare alle scuole e alla cultura, non alla guerra. Rivolgendosi alla comunità cristiana e in particolare al Papa ricorda che essere cristiani oggi significa soprattutto fare di tutto per fermare la violenza e impedire con ogni mezzo che ai bambini venga tolto il futuro, “perché i bambini inventano, creano, immaginano: sono la nostra speranza».

Foto di Francesco Pintaldi

Un messaggio che, nella cornice di un festival dedicato alla poesia, ha assunto un significato ancora più forte: la parola come strumento di pace, capace di scuotere le coscienze e proporre un’alternativa al linguaggio della guerra.

Con il discorso di Morgan e l’ampia produzione di versi, il festival e la città di Augusta si sono legati idealmente al tema dei Monumenti di Pace, luoghi riconosciuti dall’UNESCO come simboli universali di riconciliazione. In Italia, esempi come il Duomo di Enna – dichiarato Monumento Testimone di Pace nel 2008 – o il millenario Castagno dei Cento Cavalli, simbolo di resilienza e accoglienza, ricordano che storia e natura possono diventare custodi di memoria e fratellanza. Assisi, con i suoi luoghi francescani, continua a rappresentare l’incontro tra spiritualità, dialogo interreligioso e amore per il creato. Nel mondo, emblema assoluto resta l’Hiroshima Peace Memorial in Giappone, che ammonisce contro l’orrore delle armi nucleari. Tutti questi luoghi raccontano, in forme diverse, un’unica verità: la pace non è un bene acquisito, ma un impegno quotidiano che nasce dalla memoria e dalla responsabilità collettiva.

Così, dal festival di poesia di Augusta arriva un messaggio che supera i confini locali: la cultura può essere il seme della pace, unendo musica, versi e testimonianze in un coro universale. Perché, come ricordato dal palco del Federiciano, «la prossima volta che ci incontreremo, potremo dire che qualcosa è cambiato. Che avremo dato un futuro migliore ai nostri figli».

Foto di Francesco Pintaldi