C’è un momento dell’anno, a Venezia, in cui la letteratura prende il centro della scena come fosse uno dei tanti campielli della città – quelle piazze raccolte, intime, dove la gente si ferma a parlare. È il Premio Campiello, nato nel 1962 su iniziativa degli industriali veneti con l’intento di promuovere la narrativa italiana e dare voce a scrittori già affermati e nuovi talenti. Il nome stesso evoca un luogo d’incontro, di scambio, di storie condivise: esattamente ciò che il premio, anno dopo anno, continua a essere.

Negli anni, il Campiello ha premiato autori che hanno segnato la nostra letteratura – da Giorgio Bassani a Dacia Maraini, da Andrea Molesini a Rosella Postorino – e ha mantenuto una cifra tutta sua: attenzione alla qualità letteraria, ma anche apertura a stili e generi diversi, senza vincoli ideologici o editoriali. È un riconoscimento che nasce nel Nord-Est ma che guarda a tutta Italia, unendo scrittori e lettori in un’unica piazza ideale.

L’edizione 2025 conferma questa vocazione: cinque finalisti, cinque libri diversissimi, uniti dal desiderio di custodire e trasmettere memoria – personale, collettiva, storica – e di esplorare luoghi e identità che parlano tanto al presente quanto al passato.

Cinque libri da non perdere di leggere

Fabio StassiBebelplatz


Stassi sceglie di partire da una piazza di Berlino diventata simbolo della distruzione dei libri, per costruire un romanzo che è al tempo stesso diario di viaggio e riflessione sul senso stesso di raccontare. Bebelplatz non ha fretta: avanza a passi lenti, si ferma davanti a una vetrina polverosa, entra in una libreria nascosta, si concede una cena in trattoria come fosse un intero capitolo. Il protagonista attraversa mercati, colline, borghi, raccogliendo storie di venditori, pescatori, librai. Alla fine, il vero bottino è un bagaglio di ricordi, non di oggetti. È un invito a guardare il mondo con attenzione, a cogliere dettagli che spesso sfuggono, sorso dopo sorso, come un vino buono.

Wanda Marasco – Di spalle a questo mondo


Ispirato alla vita del medico Ferdinando Palasciano e di sua moglie Olga Pavlova Vavilova, il romanzo intreccia biografia, invenzione e poesia. Marasco costruisce un mosaico di memorie, visioni e dialoghi in cui Napoli è sempre sullo sfondo, viva e contraddittoria. Palasciano, internato in una casa di cura psichiatrica, alterna lucidità e follia, rivive le battaglie per un’etica medica senza compromessi e i conflitti con il potere. Olga è presenza reale e spettrale, amore e ferita. La prosa, densa e lirica, chiede al lettore attenzione, ma ripaga con immagini potenti e un’umanità complessa. È la storia di un uomo “di spalle al mondo”, coerente con i propri ideali fino alla fine.

Monica Pareschi – Inverness


Opera breve ma intensa, Inverness è un viaggio interiore fatto di frammenti, ricordi e percezioni corporee. La voce narrante, femminile e lucida, alterna crudezza e lirismo, affrontando il desiderio, la paura, la perdita. Episodi d’infanzia segnati da atmosfere aspre e incontri perturbanti si intrecciano a scene adulte di relazioni complicate, tradimenti, incidenti che diventano catalizzatori emotivi. Non c’è trama lineare, ma un mosaico di immagini e sensazioni che lascia il lettore in sospensione. Un testo che non consola, ma che colpisce per autenticità e coraggio di esporsi.

Marco Belpoliti – Nord Nord


Belpoliti attraversa la Brianza, Monza, Bergamo e si spinge fino in Sicilia per inseguire un’idea di “Nord” che non è solo geografica, ma emotiva. Tra laghi glaciali, villaggi, ville storiche e personaggi incontrati lungo la strada, l’autore mescola memoir, saggio, diario di viaggio. Il passo è divagante, colloquiale, ricco di digressioni letterarie e storiche: da Gadda a Stendhal, dal Monte San Genesio alla villa dei mostri di Bagheria. Nord Nord è una geografia interiore, in cui ogni tappa è occasione di scoperta e dove il confine tra Nord e Sud si fa mobile, abitato da memorie e simboli.

Alberto Prunetti – Troncamacchioni

Prunetti scava nella Maremma ribelle tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, raccontando la vera storia della banda del Prete: disertori, anarchici e braccianti che sfidarono lo Stato e i potenti locali. Il romanzo mescola documenti d’archivio, memoria orale e ritmo narrativo da ballata popolare. I protagonisti – il Prete, il Ricciolo, il Chiarone, il Maggiori – vivono tra rapine, atti di giustizia armata e fughe nei boschi, in un contesto segnato dal Biennio rosso e dalla repressione. La lingua è vivace, intrisa di espressioni popolari, e restituisce un affresco potente di un’Italia minore e resistente.

Cinque voci, un’unica eco

Questa cinquina del Campiello è un caleidoscopio di stili e prospettive. C’è la lentezza contemplativa di Bebelplatz, la densità lirica di Di spalle a questo mondo, la crudezza frammentaria di Inverness, la digressione colta di Nord Nord, la coralità popolare di Troncamacchioni. Diversi per ambientazioni e tempi storici, condividono la volontà di trattenere la memoria e di restituire voce a luoghi e persone che rischiano di scomparire dal racconto pubblico.

Il Campiello 2025 ci ricorda ancora una volta che la narrativa è luogo di resistenza: alla dimenticanza, alla superficialità, all’omologazione.

La Giuria dei 300

La sfida ora passa nelle mani della Giuria dei Trecento Lettori anonimi che decreterà il vincitore. Tutto confluirà nella serata del 13 settembre 2025 a Venezia, quando, nella cornice suggestiva del Teatro La Fenice, verrà annunciato il libro vincitore di questa 63ª edizione.