Ci sono luoghi che non si lasciano semplicemente osservare. Ti chiamano. E nel libro La via della Tholos, Carmelo Montagna risponde a questo richiamo con una ricerca poderosa, affascinante e profondamente spirituale, restituendo dignità a uno dei monumenti più enigmatici della Sicilia: la Gurfa di Alia.

La Tholos della Gurfa – un colossale ipogeo a pianta circolare, scavato nella roccia rossa della terra sicana – diventa per Montagna il fulcro simbolico di una geografia sacra e dimenticata, una stazione iniziatica tra il mondo visibile e l’invisibile. L’autore non si limita a un’esplorazione architettonica: il suo è un viaggio psico-spirituale, dove l’intuizione e la conoscenza simbolica si intrecciano in un’indagine che abbraccia mito, storia, cosmologia e sacralità.

Il testo si snoda tra l’eredità di Dedalo, il mitico architetto che trovò rifugio in Sicilia presso il re Cocalo, e le connessioni con l’architettura tholoide di origine egeo-micenea, portando nuova luce su un tratto trascurato della storia mediterranea. La Gurfa, secondo Montagna, non è solo un sito rupestre, ma una “porta del Centro”, una soglia tra mondi, un punto nodale tra il macrocosmo e il microcosmo, tra la terra e le stelle.

Non mancano pagine dense di riferimenti al simbolismo sacro – dal tridente inciso nella roccia, legato a Poseidone e ai thalassocrati egeo-sicani, alla presenza di epigrafi fenicie che evocano Melqart e Astarte – che rendono il libro un autentico compendio di archeoastronomia, mitologia comparata e religione antica.

A sostenere questa costruzione teorica vi è una bibliografia poderosa e sorprendente, che spazia dai classici della mistica islamica (Henry Corbin) e del simbolismo sacro (Rudolf Otto, Louis Hautecoeur), fino agli studi archeologici più rigorosi e agli autori visionari come Graham Hancock. Il lettore è immerso in una rete di rimandi colti, dove il mito di Atlantide, le colonne d’Ercole nel Canale di Sicilia e le corrispondenze con la Sardegna nuragica assumono un ruolo centrale. Notevoli anche i richiami al pensiero di Antonino Buttitta e Biagio Pace, che invitano a superare la rigidità del dato archeologico per riconoscere una preistoria spirituale.
Il libro si chiude con l’intervento di Elisa Chimento, che accompagna il lettore in una riflessione cosmologica: tempo e spazio si curvano dentro la Gurfa come in una “caverna platonica”, dove ciò che appare è solo un’ombra dell’eterno.

Un’opera inclassificabile, tra scienza e immaginazione

La via della Tholos non è un semplice saggio di archeologia, né un trattato esoterico. È una forma letteraria ibrida e sapienziale, che invita il lettore a lasciarsi guidare non solo dal rigore dei dati ma anche dalla potenza dell’intuizione e dall’immaginazione attiva.
Montagna, con questo libro, offre alla Sicilia e al Mediterraneo un testo visionario e profondo, che potrebbe inaugurare una nuova stagione di studi interdisciplinari sulla spiritualità dei luoghi e sulla memoria architettonica dei popoli ancestrali. Un’opera che scava – nel senso più autentico – nelle viscere del tempo, portando alla luce non solo ipogei e simboli, ma domande fondamentali sull’identità e sul destino dell’uomo. Va citata per questo complesso lavoro di Montagna anche l’importante prefazione del prof. Guglielmo Bilancioni, fra i maggiori studiosi dell’argomento e storico dell’ architettura nell’Università di Genova.