Intervista all’architetto Vito Corte
Dal 12 agosto 2025 all’11 gennaio 2026, la Chiesa di Sant’Agostino di Trapani ospita Fantasiose Bizzarrie. Preziosi tessuti della prima metà del Settecento a Trapani, un’esposizione unica che restituisce alla comunità scientifica e al pubblico la ricchezza di oltre cinquanta manufatti tessili in seta, impreziositi da fili dorati e argentati. Provenienti da prestigiosi centri di produzione come Venezia, Lione e la stessa Sicilia, questi tessuti raccontano storie di viaggi, scambi e raffinatezza, con motivi “bizzarri” ispirati alla natura, a forme astratte e a suggestioni orientali.

Curata da Pietro Messana, Lina Novara e Maurizio Vitella, e arricchita dall’allestimento museografico di Vito Corte, la mostra si sviluppa come un raffinato dialogo tra il fascino intramontabile delle stoffe settecentesche e la suggestiva architettura della chiesa, valorizzata da scelte espositive attente al contesto e alla conservazione delle opere.
In questa intervista, l’architetto Corte racconta le linee guida, le sfide e le suggestioni che hanno plasmato un allestimento capace di trasformare un patrimonio storico in un’esperienza di contemplazione e meraviglia.

Chi è Vito Corte
Architetto, docente universitario e ricercatore, Vito Corte ha saputo coniugare nel suo percorso professionale progettazione, sperimentazione e impegno culturale. Nato a Trapani, si è formato all’Università di Palermo, dove si è laureato in Architettura nel 1986, per poi avviare un’intensa attività accademica e progettuale che lo ha portato a insegnare Progettazione Architettonica, Topografia Antica e Storia dell’Architettura Contemporanea in diverse sedi universitarie.
Autore del libro Entanglement nell’architettura, Corte propone un approccio innovativo al progetto, fondato sulla contaminazione di saperi e sull’integrazione tra teoria e pratica, memoria e innovazione. I suoi interventi, come il restauro sostenibile di Palazzo Gatto e la riqualificazione della Tonnara del Secco, testimoniano una sensibilità capace di unire rispetto per la storia, sostenibilità ambientale e comfort contemporaneo.
Protagonista di iniziative culturali e dibattiti pubblici, ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo, tra cui la presidenza dell’Ordine degli Architetti di Trapani. Il suo lavoro è segnato da una costante ricerca di equilibrio tra identità del luogo, innovazione tecnologica e qualità dell’abitare.
L’Intervista
D. Architetto Corte, quali sono state le linee guida e le scelte principali che hanno orientato il progetto di allestimento di Fantasiose Bizzarrie?
R. Si è trattato di sviluppare il tipico tema del contenitore e del contenuto attuando degli artifici percettivi che bilanciassero la maestosità dello spazio interno del contenitore con la piccola dimensione delle opere da mostrare: si è dunque realizzato uno spazio intuitivamente assimilabile come definito in sé – ma senza essere introflesso – che risulti alloggiato all’interno della navata. La sua giacitura esalta le caratteristiche fondative del manufatto storico: l’orientamento simbolico esaltato dal rosone che filtra la luce del tramonto, il fuoco prospettico del Crocifisso e il doppio filtro dei “fili” che stringe la sezione trasversale della navata sono stati alcuni degli accorgimenti adottati.
D. L’esposizione presenta preziosi tessuti del Settecento: come ha pensato di valorizzarne i dettagli e le peculiarità attraverso l’allestimento?
R. Il rapporto con i curatori è stato ricercato per capire e per sapere: preso atto dell’approccio metodologico della ricerca, che è essenzialmente cronologico, sono state progettate delle “stanze” adatte a contenere le opere selezionate secondo l’ordine previsto. Una doppia infilata centrale alloggia invece le opere più grandi.
D. I motivi “bizzarri” dei tessuti richiamano forme naturali e astratte, spesso di ispirazione orientale. Come si è tradotto questo immaginario nello spazio espositivo?
R. Il sogno immaginifico, libero dai condizionamenti del contingente, che ha ispirato gli antichi artisti tessitori nel progetto di allestimento è stato tradotto in forme grazie a dei filamenti bianchi disposti secondo il medesimo percorso est-ovest: essi scendono dall’alto e, vibrando di luce, volteggiano quasi danzando al minimo soffio d’aria: guardandoli, il visitatore si astrae e spero che avverta la connessione d’incanto tra quei semplici fili alimentati da una flebile vivacità con quegli altri fili intrecciati dagli esperti tessitori settecenteschi.
D. Quali accorgimenti tecnici sono stati adottati per garantire la corretta conservazione e la fruizione ottimale di manufatti così delicati?
R. Per quanto ne sappia tutte le opere sono state accuratamente recuperate dagli armadi delle diverse chiese diocesane e sottoposti a pulitura e restauro. Essi non dovranno essere toccati dai visitatori ma non ci saranno barriere o diaframmi: solo una fascia battitacco suggerirà la distanza giusta da mantenere.
D. Il contesto architettonico della Chiesa di Sant’Agostino è particolarmente suggestivo: come si è integrato con il percorso della mostra?
R. Sappiamo tutti che la chiesa è stata sottoposta ad interventi ricostruttivi post bellici non particolarmente delicati: il suo spazio interno ciò nonostante rimane suggestivo e fortemente caratterizzato. Proprio su questo ho lavorato facendo anche di necessità virtù: tenendo conto di tutte le preesistenze fisse (pavimento, predella, uscite di sicurezza) e di quelle che nel tempo si erano storicizzate: i grandi pannelli realizzati circa venti anni fa per altre esposizioni. L’allestimento di oggi, informato a principi di economia e riuso, ha accettato questi vincoli cercando condizioni “altre” rispetto allo stato trovato.
D. Nella sua visione, qual è il ruolo dell’allestimento nel trasformare una collezione di oggetti in un racconto capace di coinvolgere il visitatore?
R. Personalmente sostengo le ragioni dei tanti colleghi che preferiscono congegnare un allestimento a misura delle opere esposte piuttosto che a misura del desiderio di mostrare il proprio segno creativo a prescindere dalle opere. La lettura del contesto entro cui allestire la mostra è decisiva per trovare la necessaria continuità tra quel contenitore ed il contenuto cui prima accennavo, in maniera che la partecipazione all’evento-mostra sia sincronica con la partecipazione con l’esperienza del luogo in quel momento vissuto.
D. La mostra si colloca anche in un contesto di relazioni internazionali storiche di Trapani: come questo elemento è stato riflesso nell’allestimento?
R. Secondo le disposizioni delle opere che, coerentemente con la scelta cronologica dei curatori, individua i momenti storici di frequentazioni con ambienti del nord Italia e dell’Europa.
D. Ha previsto soluzioni espositive che favoriscano un’esperienza immersiva o multisensoriale per il pubblico?
R. No. In questo sono all’antica e nei confronti delle esposizioni immersive, che oggi hanno molto successo, ho una distanza critica. Essa è derivante dal sospetto che l’avvalimento di tecnologie avanzate sia utilissimo per certe circostanze (ad esempio la modellazione virtuale 3D) di tipo didattico – documentario ma che invece sia non utile per alimentare emozioni complesse che vadano un po’ più oltre che il semplice stupore. Questo allestimento invece invita a pensare ed a fantasticare, a fermarsi a guardar volteggiare i fili sospesi ed a scoprire da soli – senza che nessuno lo dica chiaramente- la meraviglia che è l’uomo quando si appassiona e si lascia andare a fare qualcosa che non è codificata, che non esiste.
D. Quali sono state le sfide più complesse che ha dovuto affrontare durante la progettazione e realizzazione dell’allestimento?
R. I tempi ristrettissimi ed una volontà di mantenersi entro spese molto basse: entrambe le sfide sono state superate grazie ad un coordinamento ed a un’azione efficacissima condotta dai componenti della Cooperativa Fede-Arte -Turismo di Erice ed ai componenti del Sistema Museale Diocesano di Trapani.
D. Guardando a questa esperienza, quale messaggio o suggestione spera che il visitatore porti con sé dopo aver visto Fantasiose Bizzarrie?
R. La mostra avrà un lungo percorso e dovrebbe concludersi a gennaio 2026. Nel corso di questi mesi si pensa di promuovere diverse iniziative: la prima riguarderà la presentazione del catalogo e da essa si trarrà la lezione di quanto sia importante la cura delle testimonianze del passato e di quanto sia necessario avere un ordine sistematico delle informazioni sul nostro patrimonio storico artistico. Poi ci saranno altre occasioni per spiegare l’attualità della mostra rispetto ai nostri tempi: è bene che quel patrimonio si consideri vivo e capace di alimentare nuove creatività piuttosto che qualcosa di trascorso e inattuale. Per questo si studieranno occasioni di raffronto con l’arte moderna e contemporanea. La nostra tradizione moderna locale, con le cosiddette arti minori del ricamo, del cucito e degli arazzi ha lasciato belle testimonianze di sè ma anche l’arte contemporanea, con le diverse declinazioni dell’arte tessile, ha alimentato sempre quel rapporto tra la figura riconoscibile e la forma concettuale: tra il conscio e l’inconscio.
Il visitatore di Fantasiose Bizzarrie porterà con sè l’impulso subliminale a “guardare oltre” quello che ha visto e che ha pure apprezzato.