Tra California e Sicilia, palchi rock e set teatrali, Renny Zapato, al secolo Renato Zappalà, racconta in questa intervista per Sicilia Buona il suo percorso umano e artistico: dalla nascita del suo nome d’arte all’energia irripetibile degli anni ’80, dal sogno di riportare il rock’n’roll a Sanremo al nuovo album Un vecchio giubbotto di pelle. Un’intervista sincera e autentica che attraversa musica, identità e passione, fino al grande abbraccio con il pubblico nella sua Catania, la notte di Capodanno.
L’Intervista
D: La tua formazione artistica nasce in California, lontano dall’Italia. In che modo quell’esperienza ha inciso sulla tua identità musicale e personale, e quanto di quel mondo c’è ancora nei tuoi progetti musicali di oggi?
R: La mia esperienza californiana ha inciso moltissimo sulla mia identità musicale e personale. Avevo già una mia formazione artistica ed un orientamento ben preciso che è quello del rock’n’roll. Giunto in California ho assimilato nuovi generi musicali che ho unito al mio stile, creando un genere nuovo, il rap’n’roll.
D: Zapato non è solo un soprannome, un vero marchio identitario. Quando hai capito che stavi costruendo un personaggio capace di contenere tutte le tue anime: cantante, attore e performer?
R: Proprio in California mi è stato dato dai chicanos messicani/californiani questo soprannome che io ho trasformato in un vero e proprio nome d’arte che mi rappresenta in modo distintivo ed identitario perché racchiude il mio nome e cognome ma soprattutto la mia storia, e da lì in poi ho compreso che stavo costruendo un personaggio che in realtà racchiudeva tutte le mie passioni e identità di cantante, attore e showman ( Elvis Docet).
D: Con i Rhino Rockers sei stato tra i protagonisti della scena rockabilly degli anni ’80. Che tipo di energia circolava allora e cosa pensi si sia perso — o trasformato — nel rapporto tra rock e pubblico ai giorni nostri?
R: L’energia che circolava negli anni 80 è stata una cosa magica e irripetibile, un decennio d’oro, una golden age della musica. L’assenza di internet favoriva i giovanissimi ad essere più curiosi ed andare alla fonte della scena rockabilly e punk direttamente in America o a Londra. Molte cose si sono perse o trasformate, i giovani vivono la musica in maniera secondaria o passiva usufruendone maggiormente attraverso le piattaforme digitali e di conseguenza il loro background musicale è più ridotto rispetto alla nostra generazione, tuttavia il rapporto tra rock e pubblico ancora resiste ed io ne sono una testimonianza storica.
D: Cinquant’anni di carriera e un percorso che attraversa musica, cinema e teatro, spesso in modo intrecciato. Quanto la recitazione ha influenzato il tuo modo di stare sul palco e di raccontare le canzoni?
R: Nel campo musicale la recitazione mi é servita molto per raccontare le canzoni specialmente quelle inedite ed autobiografiche attraverso anche il linguaggio del corpo, del ballo e dell’agilità che mi contraddistingue.
Spesso tutto si è intrecciato, anche al cinema ed in teatro: ho interpretato vari ruoli dove le arti si univano e proprio per questo sono stato soprannominato dai giornalisti: il CANTATTORE.
D: Hai presentato tre proposte al Festival di Sanremo 2025. Cosa rappresenta oggi per te Sanremo: una vetrina, un rito collettivo o un terreno di confronto artistico?
R: Personalmente Sanremo rappresenta una grande vetrina per la musica italiana e per la sua diffusione, specialmente per quel genere musicale che io rappresento e che da tempo è scomparso dal festival. Proprio per questo motivo mi sono presentato più volte con l’estrema volontà di riportare il rock n roll a Sanremo. Inoltre rappresenta un modo per mettermi in gioco e confrontarmi artisticamente con le nuove generazioni.
D:Il titolo del nuovo album, “Un vecchio giubbotto di pelle”, sembra evocare l’idea di un’identità che resiste al tempo e alle mode. Cosa racchiude per te questo disco e quanto c’è di autobiografico in queste canzoni?
R: Questo disco racchiude tutta la mia identità e le emozioni che mi hanno attraversato in tutti questi anni. Racconta la mia storia e l’evoluzione del mio percorso artistico. Il brano Un Vecchio Giubbotto di Pelle dà il titolo all’album dove sono contenuti 8 brani inediti. Ogni canzone è rappresentativa del mio percorso ed il brano UN vecchio giubbotto di pelle scritto da Greg ( del duo Lillo e Greg), è fortemente autobiografico perché racconta il persistere di quel vecchio giubbotto come simbolo della gioventù ribelle degli anni 50, che indossandolo riprende vita e musica.
D: Nel disco c’è un brano cantato insieme a Bobby Solo, che è fra quelli proposti a Sanremo. Che valore ha avuto questo incontro artistico, al di là delle dinamiche del Festival?
R: L’incontro con Bobby Solo ha avuto un grande impatto artistico ed affettivo. É stato come ritrovare un vecchio amico col quale si è condiviso tutto; dalle passioni per il rock n roll, le macchine americane, le chitarre e le belle donne. Partecipare al Festival con il Maestro Bobby Solo, storico cantante italiano che ho seguito sin da ragazzino, sarebbe stato un grande onore ma al di là delle dinamiche sanremesi, è rimasta una solida amicizia che non esclude future collaborazioni.
D: Parallelamente lavori a un altro progetto con la Zapato Band. In questa fase della tua carriera senti più il bisogno di tornare alle radici o di sperimentare?
R: Con la Zapato Band stiamo lavorando quasi in simbiosi per la realizzazione di un album che strizza l’occhio alle mie radici musicali ma con tematiche moderne.
I musicisti Emanuele Spampinato ( contrabbasso), Ciro Magnano ( chitarra), Alessandro Grillo ( batteria), provengono da generi musicali diversi e proprio questa miscela di stili punk, rockabilly, ska e blues che caratterizzano ognuno di noi ed il nostro sound, crea una sinergia produttiva originale e coinvolgente.

D: Oggi molti giovani vedono la musica come un mezzo per raggiungere rapidamente visibilità, anche attraverso i social e l’uso diffuso di tecnologie come l’Auto-Tune. Come guardi a questa nuova scena musicale e alle logiche che la guidano?
R: Ovviamente i tempi cambiano e la scena musicale attuale non mi rappresenta anche se apprezzo molto giovani artisti che si stanno riavvicinando alla musica rock con particolare successo. L’utilizzo dell’Auto-Tune va contro i miei principi di cantante, la voce credo sia l’elemento essenziale di questo mestiere.
Per quanto riguarda le logiche che guidano la musica odierna non le condivido pienamente perché basate su follower e streaming e quindi non accessibili a quella grande fetta di pubblico cresciuta in bianco e nero o con il vinile da acquistare fisicamente.
D: Tanti gli appuntamenti in programma, tra cui il concerto in Piazza Duomo a Catania il 31 dicembre per accogliere in musica il nuovo anno. Che significato assume oggi il rapporto con la tua città e con il pubblico che ti accompagna da così tanto tempo?
R: Ho molti impegni in programma, ma il Concerto del 31 dicembre in Piazza Duomo a Catania ha un significato importantissimo ed ancora più ampio, innanzitutto perché Catania è la mia città e sono un catanese doc, poi perché sarà l’occasione per riabbracciare il mio pubblico che mi segue e mi ha sostenuto sin dai miei esordi ed infine avrò modo di farmi sentire e coinvolgere i tantissimi giovani che affluiranno in piazza riuscendo ad estendere ed amplificare questo rapporto col pubblico più variegato.
Con grande orgoglio parteciperò a questa magica notte dando tutto me stesso per la mia città.