REALTA’ CORAGGIOSE E CONTROCORRENTE: IN SICILIA LA STORIA E LA MISSIONE DELLA CASA DI ACCOGLIENZA ROSARIO LIVATINO
Si stava meglio quando si stava peggio? Non è detto, ma è innegabile che la società in cui viviamo sembra sempre più caratterizzata da una aggressività che l’attraversa verticalmente, dai capi delle nazioni un tempo ritenute fari della libertà, fino ai singoli individui. Una società caratterizzata dalla “cultura dello scarto” e del respingimento, nella quale parole come “accoglienza”, fratellanza, condivisione, sembrano diventate bestemmie.
Oggi vogliamo andare controcorrente e parlare di una realtà che ha fatto dell’accoglienza a una particolare categoria di ospiti la sua vocazione.
Si tratta della “Casa di Accoglienza Rosario Livatino”, sita a Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania, e gestita dalla Fondazione Francesco Ventorino.
La Casa è nata per offrire non solo un tetto, ma anche concrete opportunità di reinserimento sociale a chi – avendo commesso un reato – non potrebbe beneficiare di misure alternative al carcere (ad esempio arresti domiciliari) o perché non ha una casa dove scontare gli arresti oppure perché il suo domicilio coincide con quello in cui è stato commesso il reato.
La Casa, aperta a Gennaio del 2021, utilizza un immobile messo a disposizione dall’Arcidiocesi di Catania e la gestione operativa è affidata ad un educatore di professione, coadiuvato da alcuni volontari che si alternano nell’accoglienza e nelle attività che vengono svolte all’interno.
L’idea della Casa di Accoglienza è stata la naturale evoluzione dell’attività di quei volontari operanti nel carcere catanese di piazza Lanza, i quali proseguono l’opera a suo tempo svolta da mons. Francesco Ventorino, che ha concluso il suo ministero sacerdotale come cappellano di quel carcere.
L’accoglienza offerta agli ospiti della Casa non è limitata alle loro esigenze essenziali (vitto, alloggio, assistenza sanitaria, disbrigo di pratiche varie, ecc.), ma vuole farli sentire “a casa”, offrire loro una concreta amicizia, affinché prendano pienamente coscienza del male commesso e, grazie a questo rapporto, possano iniziare un percorso di recupero. Solo così, infatti, è possibile il concreto reinserimento sociale e lavorativo.
Attualmente ospita cinque persone ma, con l’acquisto di un nuovo immobile da parte della Fondazione, la capacità ricettiva dovrebbe aumentare a dieci ospiti.
Il reinserimento lavorativo viene agevolato anche grazie a borse lavoro messe a disposizione dall’Arcidiocesi. Inoltre, una convenzione fatta con l’associazione dei costruttori edili (ANCE), ha
permesso ad alcuni ospiti di trovare un lavoro e di avere pertanto maggiori chances per iniziare una nuova vita.
Dall’esperienza della Casa e dall’attività svolta dai volontari dentro e fuori dal carcere si sono rafforzate le sinergie con altre associazioni che si occupano del recupero dei detenuti (Comunità Papa Giovanni XXIII, Centro Astalli, Salesiani per il Sociale, ecc.) e sono state realizzate numerose altre attività, fra cui “Prison of Peace”, un programma di sviluppo delle competenze interattive e di gestione dei conflitti all’interno dei contesti penitenziari.
Avere dedicato la struttura alla memoria di Rosario Livatino non è casuale. È nota a tutti, infatti, la grandissima sensibilità umana del magistrato-beato di Canicattì, del quale viene ricordato, fra i tanti, un gesto esemplare, se non unico certamente raro, considerate le storture della burocrazia. Un giorno si recò al carcere di Agrigento per firmare il decreto di scarcerazione di un detenuto. L’eccezionalità del gesto sta nel fatto che era il giorno di ferragosto del 1984 e alle guardie che lo guardarono sbigottite per la sua presenza nel giorno di vacanza per antonomasia, rispose che quell’uomo aveva pagato il suo debito con la giustizia e non era giusto che pagasse neanche un minuto in più, perché aveva già scontato la sua pena.
La Fondazione Francesco Ventorino gestisce gratuitamente, oltre alla Casa Livatino, anche una scuola per l’infanzia rilevata dal comune, che intendeva chiuderla, in un quartiere periferico di Catania. In tal modo viene garantita un’importante presenza educativa ad oltre 100 bambini.
La Fondazione non riceve finanziamenti pubblici e per lo svolgimento delle proprie attività di volontariato si autofinanzia con attività educative a pagamento, fra cui un’importante scuola paritaria frequentata da circa 900 studenti.
