di Annamaria Scollo

Racconto testimonianza sulla Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla (MCS)

«Ciao, io sono Annamaria. Posso chiederti una cosa?»
«Se posso rispondere, si. Io sono Maria Giovanna.»

Stavamo percorrendo un sentiero fra le stupende faggete dei Nebrodi, eravamo una ventina di escursionisti, quasi tutti muniti di bastoncini da Nordic Walking, e casualmente avevo sentito Maria Giovanna accennare a come la pratica di questo sport l’avesse aiutata dopo una grave malattia. Poiché il nostro sport (ci tengo molto, a definirlo “nostro”) ha aiutato tantissimo anche me, ho fatto la sfacciata e ho cercato di saperne di più.

«Scusami se sono indiscreta, ma ho sentito che hai parlato di una malattia e siccome anch’io sono stata aiutata molto, anche se non sono ancora del tutto guarita, mi piacerebbe saperne di più… se ti va di parlarne» ho aggiunto, avendo notato una certa ritrosia nella sua espressione.
Mi ha guardata un attimo perplessa, forse perché non ci eravamo mai incontrate prima, ma da come le ho parlato deve avere capito che la mia domanda non dipendeva da morbosa curiosità, e che la sua risposta poteva aiutarmi ad affrontare meglio la mia situazione, così si è rilassata e mi ha invitata a proseguire.

«Dimmi pure, Annamaria, ma ti anticipo che io sono guarita grazie ai medici, non allo sport … o forse sono stata miracolata, visto il mio male. Ma non mi va di entrare in particolari, scusa.»
«Di che male soffrivi non mi riguarda. Mi piacerebbe solo sapere se e come il nordic walking ti ha aiutata ad affrontare meglio quella situazione, se ti ha dato più energia per farlo. Scusami ancora, ma mi piacerebbe un confronto di idee. Forse è infantile, da parte mia, ma sono vent’anni che combatto e da quando pratico questo sport sento che mi è stato di grandissimo aiuto.»

Forse il tono appassionato con cui le avevo parlato la colpì, perché si fermò e mi guardò con un’aria quasi materna o da sorella maggiore e mi sorrise. «Devi avere avuto problemi non meno gravi dei miei, mi pare di capire. Se parlare con me ti può aiutare in qualche modo, sarò felice di ascoltarti. Raccontami.»

«Ho lavorato per anni in una serigrafia e respirare quell’aria satura delle sostanze tossiche rilasciate dalle vernici, mi ha avvelenata. Generalmente, se si adottano le opportune precauzioni, l’esposizione a sostanze chimiche è tollerata dalle persone sane, infatti i miei colleghi non ne hanno mai risentito. Io, invece, ero predisposta geneticamente, come ho scoperto anni dopo, e questo mi ha causato enormi problemi, perché prima di diagnosticare la MCS, la sindrome da sensibilità chimica multipla, i medici che mi hanno seguita hanno avanzato altre ipotesi.»

«Si, ne hanno parlato da recente in una trasmissione televisiva. Se non ricordo male hanno detto che è molto difficile da identificare, perché si può manifestare con sintomi diversi e proprio per questo molti medici la considerano un disturbo di natura psicosomatica o addirittura una malattia psichiatrica. Mentre il medico in studio precisava che si tratta di una malattia organica.»

Maria Giovanna fece una pausa, poi aggiunse «Mi pare che abbiano detto che colpisce spesso le vie respiratorie, che per questo vanno accuratamente protette, ma vedo che tu non porti la mascherina.»
«Qui siamo in un bosco e l’aria è buona, invece in città e nei luoghi affollati, come i supermercati, per esempio, porto ancora la mascherina. È stato proprio questo a farmi conoscere il nordic walking.
Per potere respirare aria pulita andavo spesso a fare camminate alla Plaja, lontano dal traffico e un giorno, era l’estate del 2018, nei pressi della foce del fiume Simeto, all’interno dell’Oasi naturalistica, ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di praticanti camminatori guidato dall’istruttrice Manuela. La loro camminata con i bastoncini mi ha incuriosita e li ho fermati per chiedere loro delle informazioni, perché cercavo da tantissimi anni una disciplina sportiva consona alle mie ridotte capacità, che si potesse praticare all’aria aperta e non tra le quattro mura di una palestra.»

«Ti avranno detto che è uno sport per tutti e che non c’è nessuna controindicazione, in quanto ognuno fa quello che può e quanto può senza sforzarsi, ma che è importante imparare bene la tecnica corretta. Giusto?»

«Si, infatti. Manuela si è dimostrata un’istruttrice competente e molto professionale nel seguire i principianti come me, ma è anche una donna di grade spessore umano. Tutto il gruppo della N.W. Etna mi ha manifestato da subito una grande empatia, in particolare Manuela e Saro, e non li ringrazierò mai abbastanza per essermi stati vicini da quando li ho informati della mia situazione di salute e ho mostrato loro il kit di farmaci che tengo sempre nello zaino, in caso dovessi avere qualche crisi di respirazione. Ma questo è difficile che accada all’aperto, nei posti dove facciamo attività.»
«Io li frequento da poco, ma ho avuto l’impressione che sia un bel gruppo, persone con cui è
piacevole incontrarsi, anche se ne conosco solo alcuni. Su Manuela sono d’accordo, è una persona molto in gamba e umanamente notevole. Ma quali sono i principali giovamenti che hai ricevuto dalla pratica del nordic walking?»

«Da subito ho avuto benefici sia emotivi che di salute, ho migliorato la postura nonostante abbia una gamba più corta dell’altra. Un altro importante beneficio l’ho avuto dal fatto che questo sport migliora e rafforza anche la muscolatura pelvica, cosa che mi ha permesso di ridurre l’incontinenza urinaria, uno dei più brutti sintomi che la MCS mi ha “donato”. Ma non è solo questo. È anche migliorato il mio senso dell’equilibrio, altro “omaggio” della MCS. Ancora ho qualche difficoltà, ma si sono rafforzati i muscoli dei piedi e caviglie e ho una migliore andatura. Nel complesso si sono attenuati dolori e rigidità muscolari e respiro molto meglio.»

«Hai detto che sei predisposta geneticamente. Come l’hai scoperto?»
«Grazie alla genetista a cui mi sono rivolta. Mi ha aiutata tantissimo anche lei e le ho parlato così tanto di questo sport che ha voluto provare anche lei a praticarlo ed è felice di farlo.»
«Hai parlato di benefici emotivi. Cosa intendi?»

«Il primo beneficio, il più bello, è stato quando Mimmo, mio marito, mi ha detto che da quando praticavo il nordic walking mi vedeva rifiorire. Anche lui era entusiasta della mia nuova attività, così l’ho spinto a partecipare alle nostre uscite. Inizialmente era riluttante e penso che lo abbia fatto solo per farmi piacere. Lui è un grande raccoglitore di funghi, asparagi e verdure spontanee e conosce benissimo boschi e campagne. Perciò è stata una nuova emozione sentirgli dire, durante un’escursione, «devo ammettere di non esserci mai stato, in questo bosco», così ho esclamato «Ma che bello! Finalmente sono stata io a farti conoscere e scoprire un nuovo bosco.»
Maria Giovanna mi ha guardata pensosa e ha commentato «bello! E che altri benefici emotivi hai avuto?»

«Essere riuscita a superare tante delle difficoltà con cui questa malattia mi limitava, condizionava la mia vita, mi fa sentire più sicura di me. Quando ho finito un’escursione o anche un semplice allenamento, mi sento un’altra, mi sembra che potrei affrontare qualunque difficoltà e superarla. Dopo lunghi anni di isolamento, mi sento di nuovo felice di fare parte di un gruppo di amici. Questo per me non è solo sport, è stato ed è un tassello importante per il percorso di aiuto al miglioramento della MCS e fibromialgia, e della salute in generale.»

Parlando con Maria Giovanna ho notato che mi ha ascoltata con attenzione, direi con molta partecipazione per le mie vicissitudini, infatti mi ha detto «grazie per esserti confidata con me. La prossima volta, magari ti racconto le mie.»
Eravamo arrivate in una radura ai cui margini c’era una quercia, sempre maestosa anche se doveva essere stata colpita da un fulmine, così ho detto a Maria Giovanna «vedi? a volte mi sento così, un po’ malconcia ma forte e capace di resistere a tutto.»

Buona camminata in NW a tutti!

Un grazie di cuore agli amici dell’ASD NORDIC WALKING ETNA, in modo particolare a Manuela Brancato e a Saro Costanzo che mi hanno fatto scoprire questo sport, e anche alla mia genetista, Maria Grazia Bruccheri, che mi ha curata nei momenti peggiori.

Annamaria Scollo