Israele: approvata l’Operazione “Carri di Gedeone”, l’offensiva finale sulla martoriata Striscia di Gaza
La scelta del nome dell’operazione militare, “Carri di Gedeone”, annunciata da Israele come offensiva finale, già racconta in modo esplicito il fanatismo religioso alla base del conflitto israelo-palestinese.
Si tratta dello stesso fanatismo che l’occidente ha sempre contestato, e talvolta combattuto militarmente, in altre regioni del Medio Oriente, ma su cui oggi tace vergognosamente. Lo Stato di Israele, nonostante i numerosi crimini di guerra commessi sulla popolazione palestinese per questioni ideologiche, razziali e di fanatismo religioso, continua ad essere pubblicamente descritto come l’unico Stato democratico del Medio Oriente.
L’Operazione “Carri di Gedeone” rappresenterebbe la fase conclusiva della campagna militare israeliana contro Hamas. Approvata all’unanimità dal gabinetto di sicurezza di Tel Aviv, l’operazione sarebbe stata concepita per “sconfiggere Hamas e liberare gli ostaggi”, instaurando una presenza militare permanente sul territorio e spostando la popolazione verso il sud della Striscia.
In un breve video pubblicato sui propri profili social, il Presidente Netanyahu ha dichiarato: “Ci siamo riuniti in consiglio dei ministri fino a tarda notte e abbiamo deciso di lanciare una massiccia operazione a Gaza. La popolazione della Striscia sarà spostata per proteggerla”.
Dopo oltre 18 mesi di operazioni militari continue, più di 52 000 vittime e oltre 170 000 edifici rasi al suolo, il mondo sembra voler restare ancora una volta a guardare.
Senza contare la scelta deliberata del Governo di Netanyahu di stremare una popolazione già inerme attraverso il blocco degli aiuti umanitari, un ulteriore atto criminale che aggrava lo scenario apocalittico di una guerra feroce e sanguinaria. Dal marzo 2025, infatti, Israele ha limitato drasticamente l’ingresso di cibo e medicinali, aggravando la crisi umanitaria considerata tra le più gravi degli ultimi decenni.
Obiettivi strategici dell’Operazione Carri di Gedeone secondo Israele
L’Operazione finale sulla Striscia di Gaza dovrebbe determinare, a detta del Governo di Netanyahu, alla confitta definitiva di Hamas attraverso un attacco su larga scala. Un altro obiettivo dichiarato sarebbe l’occupazione definitiva del territorio, non più con raid temporanei ma con una presenza continuativa.
Altro punto fondamentale è quella della liberazione degli ostaggi, circa 59 israeliani.
Israele spiega, inoltre, che lo spostamento massiccio verso sud della popolazione palestinese sarebbe “necessario per salvaguardare i civili”, ma è uno degli aspetti critici contestato da molti poiché significherebbe una vera e propria conquista dei territori palestinesi.
Controversa è anche la questione che riguarda il controllo delle vie di rifornimento con la gestione privata degli aiuti umanitari in punti selezionati; il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha insistito per evitare l’uso di truppe in tale funzione.
Tempistica e ruolo della visita di Trump
Il governo israeliano ha stabilito che l’Operazione “Carri di Gedeone” scatterà solo dopo la visita del presidente statunitense Donald Trump in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, in programma dal 13 al 16 maggio 2025. Tale finestra temporale rappresenterebbe anche l’ultimatum rivolto ad Hamas per un accordo di tregua e la liberazione degli ostaggi.
Aspetti militari e tecnici
Secondo quanto dichiarato, saranno mobilitazione delle riserve IDF per stabilizzare la presenza, supporto aereo massiccio e impiego limitato di truppe per la gestione degli aiuti.
L’operazione militare prevederebbe anche l’estensione del conflitto con raid israeliani su postazioni Houthi in Yemen in risposta al lancio di un missile verso Tel Aviv, a conferma di un’escalation regionale.
Il Governo prevederebbe dei corridoi umanitari solo nel sud della Striscia, gestiti da società private, con l’obiettivo dichiarato di “minimizzare rischi alle truppe”.
Impatto umanitario e critiche internazionali
L’offensiva ha suscitato allarme sulla catastrofe umanitaria in corso. L’ONU denuncia una catastrofe umanitaria e chiede il rispetto del diritto internazionale. L’Unione Europea ha espresso forte preoccupazione per lo spostamento forzato di oltre 2 milioni di civili e la gestione degli aiuti, poiché “causerà ulteriori vittime e sofferenze alla popolazione palestinese”. Diverse ONG parlano di “pulizia etnica” per la strategia di svuotamento della Striscia.
Le tensioni all’interno del Governo israeliano
Sulla questione degli aiuti umanitari a Gaza c’è stato un duro scontro tra il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir e il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir.
Il ministro di estrema destra Ben Gvir ha dichiarato: “Non c’è bisogno di portare aiuti, ne hanno abbastanza. I depositi di cibo di Hamas dovrebbero essere bombardati”.
La risposta del capo di Stato Maggiore Eyal Zamir sarebbe stata: “Non capisci quello che stai dicendo. Stai mettendo in pericolo tutti noi. Esiste il diritto internazionale e noi lo rispettiamo. Non possiamo affamare la Striscia, le sue dichiarazioni sono pericolose”.
La replica sconcertante di Ben Gvir: “C’è abbastanza cibo lì. Non capisco perché chi combatte contro di noi debba automaticamente ricevere aiuti. Dove sta scritto esattamente nel diritto internazionale?”.
L’Operazione “Carri di Gedeone” potrebbe essere scongiurata?
Se non si dovesse raggiungere un’intesa entro metà maggio, l’Operazione “Carri di Gedeone” entrerà in azione con conseguenze imprevedibili per la stabilità regionale. Le potenze mondiali affermano di seguire con apprensione l’evolversi degli eventi, ma la diplomazia appare colpevolmente debole e lenta per evitare un’escalation senza ritorno.