Video intervista a Renata Luna Marrone nipote di Renata Lombardo pittrice e artista trapanese del secolo scorso.

Si ringraziano: il Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Trapani Mons. Liborio Palmeri e tutto il personale dell’archivio. Padre Padre Bernardo Opazo Aravena per il brano di sua composizione ed esecuzione “Pensando a Vienna” 2025. Video e intervista di Michele Giacalone per Sicilia Buona.

INTERVISTA DI MICHELE GIACALONE

D. Chi era Renata Lombardo?

R. Renata Lombardo era mia nonna, l’ho conosciuta quando avevo 11 anni, ho vissuto con lei da piccola e le mie esperienze sono state nell’ambito dell’arte: spesso la vedevo dipingere o disegnare o faceva dei piccoli schizzi.

D. Cosa ricordi di quel periodo?

R. Io sono cresciuta a Padova, perché mio papà all’età di vent’anni, da mio nonno, il marito di Renata fu mandato lì a studiare ingegneria e architettura. Poi però, lui ha fatto altro ed è rimasto a vivere a Padova.

D. Perché sei a Trapani?

R. Ho deciso di vivere Trapani perché ho scoperto tutta una serie di cose di cui mio papà non mi aveva mai parlato ad esempio di una casa antica che è un ex convento del 1400 che mio nonno Decio Marrone acquistò e ricostruì e che divenne la casa di Renata. Mio Padre, quando morì il nonno, lasciò in mano questo posto ad un’altra persona che lui considerava un amico, un fratello però, nel tempo in assenza di mio padre il suo amico rimasto in questa casa la fece diventare una falegnameria, un deposito di legnami a mia insaputa e lo stesso mio padre non sapeva nulla. Quando l’ho scoperto ho deciso di volere venire in questo luogo e cercare quelle che sono le mie origini.

D. Renata Lombardo oltre ad essere tua nonna era un’artista, una brava pittrice.

R. Mia nonna è sempre stata una persona che amava l’arte e questo è stato il suo amore che mi ha trasmesso. Poi era molto dedita alla chiesa: spesso andava la mattina a pregare. Mi è stato detto di un viaggio a Roma che mia nonna ha fatto per un quadro dedito a una Madonna con bambino, la Madonna di Trapani. So soltanto che a casa a Padova è rimasta da qualche parte una tela di un Gesù Cristo che aveva una particolarità e mi raccontavano che la particolarità era la stessa del quadro con la Madonna: quando si guardava la tela, girando a destra o sinistra della figura rappresentata , sembrava che gli occhi seguissero l’osservatore. Mia nonna poi partecipò a diverse mostre, nelle quali esponeva i suoi quadri negli anni trenta, durante il periodo fascista o anche prima, nel 1928 se non erro e qualcuna anche nel 1932.

D. Sua nonna partecipò, secondo le fonti alla prima mostra sul Futurismo a Palermo. Ma di quelle opere non si trova più nulla?

R. Di quello che è rimasto oggi possiamo catalogare i sui quadri come opere naturalistiche, perché raccontano il territorio, quindi abbiamo le saline di Trapani, Erice, opere che raccontano la sua vita, la sua casa, molti suoi autoritratti e molte opere dedicate alla chiesa, diversi santi e quadri e schizzi del lavoro di suo marito. Tali opere hanno contribuito alla ricostruzione di molti luoghi di Trapani anche attraverso dei disegni. Quindi credo di volere senz’altro fare una mostra di quello che è rimasto, perché appunto sono la storia di una persona, di persone, di una famiglia, ma anche la storia della città.

D. Quando verrà allestita la mostra?

R. Spero al più presto possibile, anche grazie del alcune persone che mi stanno aiutando e hanno magari trovato altre documentazioni.

Di Michele Giacalone

MICHELE GIACALONE, Ingegnere, appassionato studioso di storia locale e di vela. Ha realizzato numerosi contributi video dedicati all’approfondimento di aspetti inediti della storia di Trapani.