Servizio di Michele Giacalone per Sicilia Buona
Intervista a Girolamo Collica proprietario della casa di Giovanni Bosco
Giovanni Bosco, la casa che racconta un artista e una città che deve ancora riconoscerlo. Le sue opere in mostra a Gibellina fino al 15 novembre
Castellammare del Golfo, la sua città, custodisce ancora le tracce di un’esperienza artistica straordinaria. Ma forse non ha ancora compreso fino in fondo il valore di Giovanni Bosco.
Ci sono case che non sono semplicemente luoghi in cui si è vissuto. Sono luoghi che custodiscono un’esistenza, ne conservano le inquietudini, i pensieri, le ossessioni e, talvolta, persino il linguaggio più intimo. La vecchia casa di Giovanni Bosco, a Castellammare del Golfo, appartiene a questa categoria.
Entrare idealmente in quella casa significa avvicinarsi al mondo di un uomo che ha trovato nell’arte una forma di espressione assoluta, un modo per affermare la propria presenza e dare voce a ciò che probabilmente non riusciva a comunicare attraverso le parole.
Le pareti, i fogli, i cartoni, le ante degli armadi e gli oggetti della vita quotidiana diventavano superfici sulle quali riversare un universo creativo personale e irripetibile. La scrittura si trasformava in pittura, i nomi in immagini, i numeri e le date in segni di una memoria che sembrava non voler disperdere nulla. Non era soltanto il desiderio di decorare uno spazio, ma la necessità di appropriarsene, di lasciare ovunque una traccia della propria esistenza.
Anche le strade di Castellammare del Golfo erano diventate parte di questo universo. I muri delle case si trasformavano in tele a cielo aperto, accogliendo figure, cuori, simboli e composizioni che rompevano con qualsiasi convenzione estetica. Bosco non chiedeva il permesso ai linguaggi codificati dell’arte: ne costruiva uno proprio, istintivo, libero e profondamente personale.
Eppure, proprio qui emerge una contraddizione che merita una riflessione.
Giovanni Bosco ha ottenuto riconoscimenti ben oltre i confini della Sicilia. Le sue opere sono entrate in importanti collezioni internazionali, tra cui la prestigiosa Collection de l’Art Brut di Losanna. Il suo nome è stato studiato e valorizzato da studiosi e protagonisti del panorama dell’Outsider Art. La sua vicenda artistica è diventata oggetto di interesse ben lontano dalla sua città natale.
Ma quanto di questo riconoscimento è realmente penetrato nella coscienza della comunità che lo ha visto vivere e creare?
A Castellammare sembra permanere una difficoltà ad accogliere pienamente Giovanni Bosco nella propria storia culturale, a considerarlo non soltanto un personaggio singolare, ma un artista a tutti gli effetti. È una questione che interroga non soltanto la sensibilità artistica, ma anche la capacità di una comunità di riconoscere il valore di chi ha vissuto ai suoi margini.
Forse il destino di Bosco è stato proprio questo: essere compreso artisticamente da chi arrivava da lontano, mentre il suo linguaggio continuava a risultare difficile da accettare per una parte del mondo che gli era appartenuto.
La sua vecchia casa, allora, assume un significato che va oltre la dimensione privata. Potrebbe diventare il luogo nel quale ricomporre la memoria dell’artista, conservare le testimonianze della sua produzione, raccontare la sua vicenda umana e offrire ai visitatori la possibilità di entrare in contatto con il suo universo creativo.
Non si tratterebbe semplicemente di allestire una casa museo. Si tratterebbe di restituire dignità a un’esperienza artistica che merita di essere conosciuta, studiata e tramandata. Una casa che non cancelli le tracce del suo abitante, ma che le custodisca come parte essenziale di un patrimonio culturale.
Castellammare del Golfo ha un’occasione importante: riconoscere Giovanni Bosco come parte della propria identità, non per una concessione alla memoria, ma per consapevolezza del valore della sua opera.
Perché una comunità non dovrebbe aspettare che siano gli altri a riconoscere i propri artisti per accorgersi di averne avuto uno straordinario.
E forse la più grande forma di riconoscimento che oggi si possa tributare a Giovanni Bosco è proprio questa: restituirgli la sua casa, non necessariamente come luogo fisico da abitare, ma come luogo della memoria, della cultura e dell’arte.
Una città si misura anche dalla capacità di riconoscere il genio là dove non aveva imparato a cercarlo.
