Giulio Stracquadanio è un giovane imprenditore siciliano. La sua è la storia di un ragazzo desideroso di trovare la propria strada e costruire il proprio futuro. Per farlo, compie una scelta comune a molti giovani siciliani: lasciare la propria terra. Ma la vita sa essere sorprendente e oggi la sua testimonianza è dedicata a chiunque pensi che in Sicilia non ci sia più spazio per il futuro.
Giulio Stracquadanio: “La Sicilia mi ha Salvato”
“Mi chiamo Giulio, ho 37 anni e oggi mi trovo al TUTTOFOOD di Milano a presentare la mia azienda. Se qualcuno anni fa mi avesse detto che sarei arrivato qui, avrei sorriso incredulo. Dietro questo stand non c’è solo un prodotto: c’è una vita fatta di cadute, viaggi, debiti, paure e, infine, coraggio e rinascita. Per anni ho custodito questa storia nel silenzio.
Durante questa fiera, alcune splendide organizzatrici del padiglione Sicilia si sono fermate al mio stand e mi hanno chiesto di raccontare chi fossi. Trascinato dall’emozione del momento, mi sono aperto più del previsto. Da quel giorno si sono avvicinate per conoscermi sempre più persone, persino l’assessore all’agricoltura Sammartino si è fermato ad ascoltare la mia storia. E così ho capito che non stavo semplicemente presentando un prodotto, ma stavo mostrando il significato del riscatto.”
Le radici e la fuga
“Sono nato e cresciuto in Sicilia in una famiglia che ha sempre lavorato sodo. I miei genitori avevano un’azienda di biscotti che ha nutrito generazioni, ma dietro quella dolcezza c’erano sacrifici enormi. Vedevo i miei combattere ogni giorno perché i soldi non bastavano mai. Forse per fuggire da quel destino, ho iniziato a desiderare il mondo.
Ho vissuto ovunque: Australia, Nuova Zelanda, Thailandia, Giappone, Africa, Sud America. Per anni ho vissuto tra aeroporti e lavori improvvisati, costruendo senza saperlo il mio bagaglio più grande: una visione globale. Durante un momento buio, mia nonna mi disse una frase che non avrei più dimenticato: “Ricordati che se la tua terra non ti arricchisce, ti salva.“
Il ritorno e l’abisso
“Sono tornato. Ho preso in mano l’azienda di famiglia per evitare che chiudesse, investendo tutto me stesso. In pochi anni il fatturato è passato da 240 mila euro a oltre un milione. Sembrava il successo, poi è arrivato il Covid, le tensioni familiari e, infine, il colpo di grazia.
Il 10 febbraio 2023, un’alluvione senza precedenti ha colpito Modica. Quando ho aperto la porta dell’azienda, l’acqua mi ha travolto. C’erano 120 centimetri di fango. Macchinari distrutti, muri crollati, mezzo milione di euro di danni. In quel fango galleggiavano i sogni dei miei genitori e la mia vita.”
Il coraggio e la rinascita
“Ho perso tutto: lavoro, azienda, famiglia e me stesso. Sono scappato in Scozia a fare il lavapiatti per tornare a respirare. Ma la voce di mia nonna Palmina mi ha richiamato ancora: “Un seme, per fiorire, deve prima cadere a terra.”
Ho capito che potevo scegliere se marcire o fiorire. Ho unito i miei dieci anni di viaggi all’essenza della sicilianità. È nato così il brand “Luigi“: un logo che gesticola (come ci vede il mondo), con una palma in una mano per mia nonna e un fiore nell’altra per la rinascita.
Oggi produco i miei Truffle: piccoli tartufi di cioccolato da 60 grammi che portano il cuore della Sicilia in Belgio, Germania, America e Lituania.”
Un messaggio ai giovani siciliani
“A volte la vita ti distrugge non per finirti, ma per costringerti a diventare la persona che non avresti mai avuto il coraggio di essere. Se questa storia arriverà a un ragazzo siciliano che pensa di non avere futuro, voglio dirgli questo:
La Sicilia è piena di ricchezza. Solo che spesso ci insegnano a cercarla troppo lontano. Ci convincono che partire sia l’unica possibilità. Che il futuro esista sempre altrove.
Ma il nostro destino non è sempre dall’altra parte del mondo. Spesso è già davanti ai nostri occhi, ha solo bisogno del coraggio di essere visto. La Sicilia non ha bisogno di eroi, ma di persone che, dopo essere cadute, abbiano ancora la forza di fiorire.”
Giulio Stracquadanio
