DIMISSIONI E INDAGINI SULL’APPALTO MILIONARIO
Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia, è nuovamente al centro di indagini giudiziarie. Nel 2011 era stato condannato alla pena di 7 anni di reclusione per favoreggiamento personale aggravato verso l’associazione mafiosa e rivelazione di segreto d’ufficio; ha scontato effettivamente solo 4 anni e 11 mesi grazie alla buona condotta e all’indulto. Nel settembre 2023, il Tribunale di Sorveglianza di Palermo aveva dichiarato la sua riabilitazione e cancellato l’interdizione dai pubblici uffici. Nel 2021 ha resuscitato la vecchia DC fondando il partito Democrazia Cristiana Nuova, ottenendo alle elezioni regionali del 2022 quasi il 6% delle preferenze, risultando decisiva per l’elezione di Renato Schifani a Presidente della Regione.
Totò Cuffaro oggi torna sotto i riflettori della Procura di Palermo. L’operazione “Appalti e Sanità” ha portato l’ex leader della Nuova DC agli arresti domiciliari, con l’accusa di aver guidato un comitato d’affari occulto per condizionare nomine e concorsi nelle aziende sanitarie siciliane.
Una “spartizione meticolosa”: in cambio del posizionamento di dirigenti fedeli, il gruppo avrebbe ottenuto assunzioni mirate e subappalti per ditte amiche. Durante le perquisizioni del ROS, il sequestro di 80.000 euro in contanti nelle abitazioni di Cuffaro ha sollevato pesanti interrogativi, nonostante la difesa parli di risparmi legati ad attività agricole. Nelle carte dell’inchiesta spunta anche il nome dell’ex ministro Saverio Romano (indagato) e un retroscena politico clamoroso: Cuffaro avrebbe accarezzato l’idea di ricandidarsi alla Presidenza della Regione.
Non bastavano i domiciliari e il sequestro di contanti. Il terremoto che ha colpito Totò Cuffaro si arricchisce di dettagli inquietanti che sembrano usciti da un manuale di contro-spionaggio. L’ex governatore, con una nota ufficiale, ha annunciato le sue dimissioni irrevocabili da Segretario Nazionale della DC, un passo indietro compiuto mentre la Procura di Palermo scoperchia un nuovo, enorme filone investigativo.
Al centro dell’indagine condotta da Fabio Geraci e dai magistrati palermitani c’è l’Ospedale Civico di Palermo. Sotto la lente d’ingrandimento è finito un appalto da 47 milioni di euro. L’ipotesi degli inquirenti è che dietro l’aggiudicazione si nasconda una maxi-tangente destinata a oliare i meccanismi di un comitato d’affari trasversale.
La sindrome della microspia
Ciò che colpisce gli investigatori è l’atteggiamento di Cuffaro. Memore della condanna del 2011 nata proprio dalle intercettazioni, l’ex governatore usava estreme precauzioni per non essere ascoltato. Incontri blindati e strategie per eludere i “trojan” degli investigatori che, tuttavia, non sono bastati a evitare il nuovo coinvolgimento giudiziario.
La Sicilia si ritrova ancora una volta a fare i conti con un passato che non vuole passare, dove gli appalti milionari della salute restano il terreno di caccia preferito di un potere che non ha mai smesso di agire nell’ombra.
