COLLETTI BIANCHI AL SERVIZIO DEL BOSS
Il 10 marzo 2026 è scattato l’arresto per Giancarlo Teresi, dirigente dell’Assessorato regionale alle Infrastrutture. L’accusa è pesantissima: aver asservito la propria funzione agli interessi di Giuseppe Vetro, boss di Favara.
Secondo gli inquirenti, Teresi avrebbe intascato tangenti per favorire la società Ansa Ambiente s.r.l. (legata a Vetro) nei lavori di bonifica e dragaggio dei porti di Selinunte, Scoglitti e Terrasini. Il paradosso che emerge è istituzionale: non è la prima volta che Teresi finisce nel mirino della magistratura.
Nel maggio del 2020, Teresi fu coinvolto nella maxi-inchiesta “Sorella Sanità”, condotta dalla Guardia di Finanza di Palermo. In quel periodo, Teresi ricopriva il ruolo di direttore del servizio dell’Assessorato regionale alla Salute. Fu accusato di corruzione nell’ambito di una serie di appalti milionari gestiti dalla Centrale Unica di Committenza della Regione (CUC).
Secondo l’accusa, faceva parte di un “sistema” che pilotava l’assegnazione di gare d’appalto per la fornitura di servizi e attrezzature sanitarie in cambio di mazzette e favori. Teresi scelse il rito abbreviato e venne assolto in primo grado nel 2022. Proprio grazie a questa assoluzione, Teresi poté non solo restare nei ranghi della Regione, ma addirittura ricevere nuovi incarichi di peso, venendo spostato all’Assessorato alle Infrastrutture.
Nonostante fosse stato sfiorato da un’inchiesta così pesante, la Regione lo ha mantenuto in un ruolo chiave (la gestione dei fondi per i porti e le opere pubbliche), dove oggi la DDA di Palermo sostiene che abbia ripreso — o continuato — a gestire appalti in modo illecito, stavolta con l’aggravante del concorso esterno con la mafia (clan Vetro di Favara).
Salvatore Iacolino: l’ombra del concorso esterno
L’inchiesta Teresi si intreccia con quella su Salvatore Iacolino, figura di spicco della sanità siciliana e neo-direttore del Policlinico di Messina. Iacolino è oggi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Avrebbe fatto da ponte tra gli imprenditori del clan Vetro e i funzionari pubblici per ottenere accreditamenti sanitari (caso Arcobaleno srl), in cambio di finanziamenti elettorali e promesse di assunzioni.
In Sicilia si respira oggi un’aria pesante di “ritorno al passato”, dove le nomine pubbliche sembrano essere ancora merce di scambio. Intanto la magistratura continua a scavare in quello che appare come un unico, vasto sistema di favori tra burocrazia regionale e malaffare.
