La crisi idrica che nel 2024 ha colpito la Sicilia, divenuta a tutti gli effetti hotspot del cambiamento climatico, ha reso evidente l’inadeguatezza delle infrastrutture e dei sistemi di raccolta, distribuzione e gestione dell’acqua. Si tratta di una carenza che pesa soprattutto sulle spalle di centinaia di migliaia di cittadini costretti a fare i conti con i razionamenti dell’acqua, e sul comparto agricolo regionale, che nel 2024 ha subito a causa della siccità una perdita economica netta stimata in tre miliardi di euro, unita a un drastico calo produttivo: -80% nella produzione di olio d’oliva e punte fino al 100% nella produzione di cereali, foraggi e grano.

Di gestione sostenibile delle risorse idriche siciliane tra dati di contesto, governance e politiche di adattamento al climate change si è parlato alla prima edizione del Forum Acqua Sicilia, organizzato da Legambiente Sicilia ad Agrigento. L’isola conta ben 46 grandi e medi invasi, con una possibilità teorica di capienza pari a oltre un miliardo e cento milioni di metri cubi, dei quali oltre 360 milioni destinati a scopo idropotabile o misto idroelettrico e idropotabile. Gli invasi sono gestiti da un complesso di strutture, pubbliche e private, che vanno da Siciliacque, gestore di sovrambito, all’ENEL, dai Consorzi di Bonifica al DRAR. Insomma, una pletora di gestori non di rado “disattenti” nella gestione delle importanti e delicate infrastrutture, così come si evince dagli impressionanti dati dell’interrimento di molti dei bacini. E poi ancora, mancato collaudo, mancata manutenzione delle strutture di manovra e presa, mancate operazioni di flushing per lo sfangamento, e persino l’incredibile vicenda della diga di Trinità di Delia, nell’agro di Castelvetrano, svuotata per la mancanza di adeguati controlli in merito alla tenuta sismica della struttura.

Passando poi alle reti di distribuzione dell’acqua la storia non cambia: reti non di rado talmente obsolete da perdere significative percentuali del prezioso liquido, sino a raggiungere percentuali consolidate di perdita pari al 60% e al 70%. L’acqua distribuita ai gestori d’ambito dovrebbe teoricamente raggiungere le case dei siciliani, tutta con lo stesso prezzo e per tutti con le stesse caratteristiche organolettiche e di potabilità, infine per tutti 24 ore su 24. Ma nella realtà così non è.

Per quanto riguarda i finanziamenti, in Sicilia nel decennio 2010-2020 sono stati attivati interventi per il miglioramento delle infrastrutture idriche per un valore complessivo di 4,878 miliardi di euro. Tuttavia, solo il 7,5% di queste risorse si è concretizzato in opere effettivamente concluse, con una spesa pari a circa 365,8 milioni di euro. A livello regionale, risultano inoltre stanziati 100 milioni di euro per l’acquisto di tre dissalatori mobili e le relative opere di adduzione, oltre a un piano pluriennale da oltre 250 milioni di euro, attualmente in fase di attuazione da parte di Siciliacque, per il potenziamento delle dorsali idriche regionali. Non sottovalutando infine, le procedure d’infrazione della Corte di Giustizia Europea per la mancata depurazione. Ultima in ordine di tempo la sentenza del 27 marzo 2025, in relazione alla quale l’Italia è stata condannata a pagare una multa di 10 milioni di euro e una penalità di 13.687.500 euro ogni 6 mesi fino all’adeguamento degli agglomerati, tra i quali Castellammare del Golfo, Cinisi, Terrasini.

Rivedere l’architettura istituzionale del sistema – dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia – è certamente il primo problema da affrontare attraverso la realizzazione di una governance unica e integrata dell’acqua, affinché tutti i cittadini e le cittadine siciliani partano da pari condizioni. Per poter individuare un ambito ottimale – oggi in Sicilia ATI – è necessario che questo sia dotato di tutte quelle caratteristiche che consentono di applicare una tariffa unica, peraltro comparabile con quella degli altri ambiti limitrofi. È necessario inoltre che tutti gli ambiti individuabili posseggano una quantità d’acqua pro-capite simile e tariffabile a costi comparabili, depurino l’acqua (auspicabilmente secondo parametri che ne consentano l’uso irriguo), mettano in campo strategie efficaci per il risparmio idrico – a partire dalla contabilizzazione degli usi civili attraverso l’installazione dei contatori ed evitando rigidamente l’uso dell’acqua potabile per usi industriali, artigianali e irrigui -, monitorino costantemente l’andamento delle falde per evitare che l’emungimento possa incidere negativamente su quantità e qualità di queste ultime. Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile adeguare il sistema siciliano ai principi su cui si fonda la normativa nazionale: acqua pubblica utilizzata secondo principi di solidarietà e di tutela ecologica, prescindendo quindi dai perimetri delle ex provincie e cancellando le autorizzazioni contra legem rilasciate dalle ATI per consentire ad alcuni comuni un uso privatistico delle acque ricadenti nel proprio territorio”.

Di Accursio Soldano

ACCURSIO SOLDANO è un giornalista, scrittore e commediografo siciliano. Ha vinto numerosi premi fra i quali il Premio Speciale della Giuria al Parma Music Film, il Primo Premio e Premio della Giuria “Velletri Libris”, il Primo Premio al Concorso Internazionale “Navarro” e il Primo Premio “Teatro Aurelio”. Suoi racconti sono presenti in diverse antologie e in pubblicazioni singole. Ha pubblicato quattro libri, l’ultimo “A viagem in Sicilia de Alberto Caeiro” pubblicato in Portogallo e venduto anche in Brasile e Messico.