arrestato Matteo Messina Denaro
Matteo Messina Denaro è morto. Dopo la sua cattura restano intatte e senza risposta tutte le domande sui misteri d’Italia
Il boss Matteo Messina Denaro è morto all’età di 61 anni. La sua vita finisce alle ore 1:57 del 25 settembre nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Da alcuni anni lottava contro un tumore al colon, da una vita intera contro lo Stato italiano, quello non deviato.
Matteo Messina Denaro porta nella tomba le risposte alle domande più importanti sulla storia recente d’Italia.
Così come Giorgio Napolitano, morto il 22 settembre, appena qualche giorno prima del boss, porterà nella sua tomba i segreti su quelle intercettazioni telefoniche distrutte nel 2012 per volontà di “Re Giorgio“.
Si trattava di quattro telefonate in cui Napolitano, all’epoca dei fatti Presidente della Repubblica, parla con l’ex ministro Nicola Mancino, avvenute tra il 7 novembre 2011 e il 9 maggio 2012 e intercettate durante l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.
Prima di morire il boss Matteo Messina Denaro ha riconosciuto la figlia Lorenza
La figlia “degenerata” e “sciacqualattuga” (questo di lei aveva scritto il boss in alcuni pizzini) aveva incontrato il padre mafioso per la prima volta in carcere nel mese di marzo.
Lorenza, dopo 27 anni, ha abbandonato il cognome della madre, Alagna, richiedendo e ottenendo di adottare solo quello del padre, Messina Denaro. Lorenza è oggi a tutti gli affetti l’erede del boss.
Lorenza Messina Denaro è accorsa al capezzale del padre e capomafia di Castelvetrano nei giorni scorsi, insieme alla nipote del boss e al legale Lorenza Guttadauria.
“Se non mi fossi ammalato non mi avreste preso”
In questi mesi di detenzione non si è mai pentito e ha sempre mantenuto davanti alle domande dei magistrati un atteggiamento strafottente.
Dopo il 16 gennaio scorso, giorno della sua cattura, sono stati diversi gli scritti e i pizzini scritti dal boss e ritrovati dai carabinieri del Ros nei covi di Campobello di Mazara.
In uno di questi pizzini, Messina Denaro esprime le sue volontà in merito alle sue esequie e scrive:
«Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato. Non sono coloro che si proclamano i soldati di Dio a poter decidere e giustiziare il mio corpo esanime, non saranno questi a rifiutare le mie esequie.Il rapporto con Dio è personale, non vuole intermediari e soprattutto non vuole alcun esecutore terreno. Gli anatemi sono espressioni umane non certo di chi è solo spirito e perdono. Sono io in piena coscienza e scienza che rifiuto tutto ciò perché ritengo che il mio rapporto con la fede è puro, spirituale e autentico, non contaminato e politicizzato. Dio sarà la mia giustizia, il mio perdono, la mia spiritualità. Chi come oggi osa cacciare e ritenere indegna la mia persona non sa che non avrà mai la possibilità di farlo perché io non lo consento, non ne darò la possibilità».
Il pizzino risale al 2013, in seguito alla beatificazione di Don Pino Puglisi e molti anni prima di ricevere la diagnosi di tumore.
La Chiesa traditrice
Nel suo delirio di onnipotenza assoluto, dunque, il mafioso più ricercato d’Italia e latitante per trent’anni era consapevole che nessuna chiesa siciliana lo avrebbe “celebrato” post mortem.
Così, Matteo Messina Denaro ha tentato di mantenere fino alla fine il ruolo del padrone unico e indiscusso del proprio destino, da vivo e da morto, affermando nei sui pizzini di essere lui a rifiutare i funerali in Chiesa, istituzione religiosa ritenuta dal boss corrotta e colpevole di alto tradimento.
Un tradimento consumato dai preti anti mafia come Don Pino Puglisi, che tanto ha fatto per sottrarre concretamente alla criminalità organizzata le vite di ragazzi svantaggiati a livello economico e sociale, e perciò facile preda degli avvoltoi mafiosi che li sfruttano per lo spaccio di droga o li addestra a compiere delitti al posto loro.
Lo Stato forte contro la mafia
E se la Chiesa è stata giudicata dal boss una traditrice, cosa avrà pensato lo stesso Messina Denaro dello Stato? Quello Stato italiano che tanto ha voluto dimostrare la propria umanità e diversità dalla spietata mafia, al punto da tralasciare alcune procedure come quella di mettergli le manette il giorno dell’arresto, curandolo come un qualsiasi cittadino a spese dei cittadini italiani e permettendogli una morte dignitosa
Chissà se Messina Denaro ha segretamente sognato i funerali di Stato, di quella parte che si è invece dimostrata fedele, coprendolo e aiutandolo a restare invisibile pur vivendo negli ultimi anni a pochi chilometri dalla sua città natale.
E’ tempo di risposte
Oggi non resta che capire a cosa sia realmente servito l’arresto di Matteo Messina Denaro, oltre che a rendere giustizia alle sue vittime e al Paese intero.
Quali sono ad oggi le novità importanti svelate a seguito della sua cattura e delle perquisizioni nei sui tanti covi? Quali novità in merito alla sua lunga latitanza? Cosa è emerso dalle perquisizioni negli appartamenti in cui il boss ha vissuto indisturbato?
Cosa in merito all’epoca stragista? Al computer manomesso di Giovanni Falcone dopo la strage di Capaci? All’agenda rossa di Salvatore Borsellino, trafugata in via D’Amelio mentre ancora tutto intorno ero uno scenario infernale? E ancora, quali novità sulla trattativa tra Stato e mafia e su molti altri misteri di cui il boss è rimasto custode fino alla fine?
