di Francesco Pintaldi
Il proverbio “Cu nasci tunnu un mori quadratu” significa letteralmente “Chi nasce tondo non muore quadrato”
Questo proverbio, nella cultura popolare, vuole esprimere l’idea che la natura e il carattere di una persona sono difficili da cambiare radicalmente. In altre parole, ciò che si è per natura, difficilmente cambierà sostanzialmente nel corso della vita. È un modo di dire che sottolinea la forza della propria indole e delle proprie caratteristiche innate, specialmente se discutibili!.
Il proverbio, in sostanza, ci ricorda che è difficile allontanarsi dal proprio “essere” per cambiare pelle. Lo diamo per scontato, è questo il significato. Da chiunque ho posto la domanda ho ricevuto pressappoco la stessa interpretazione. Ho provato anche a storpiare il proverbio: ” scusi, conosce questo proverbio? Cu nasci triangulu nun mori quadratu…”, eh no!, deve essere tunnu, tondo. Chiedendo invece cosa volesse dire: ”cu nasci cerchiu nun mori quadratu” , ho ricevuto un invito a dire tondo…E’ quindi è il cerchio il mistero di questo proverbio!
Ma è proprio vero he un cerchio non può diventare un quadrato?
Dobbiamo scomodare un po’ la matematica. Se vogliamo trasformare un triangolo in un quadrato, con una serie di piccoli passaggi riusciremo a farlo. Ciò vale anche per altre figure geometriche. Ma il cerchio, il cerchio! Il cerchio può diventare un quadrato? Se si, il proverbio non ci dice nulla, diventerebbe falso e quindi tutta la filosofia che ci sta dietro crollerebbe. Se è impossibile che ciò avvenga allora il proverbio ci dice molto sulla sapienza popolare e ci riporta ad un’antica questione matematica, al problema della quadratura del cerchio.
Il problema della quadratura del cerchio
Il problema della quadratura del cerchio è un’antica questione matematica che risale ai tempi della Grecia antica. Esso consiste nel tentativo di costruire un quadrato della stessa area di un dato cerchio, utilizzando solo un compasso e una riga non graduata.
Il problema è stato dimostrato irrisolvibile nel 1882 quando il matematico tedesco Ferdinand von Lindemann provò che π (pi greco) non è la soluzione di nessuna equazione con coefficienti razionali. E’ π il numero che dà fastidio, π (π= π≈3,14159265358979323846….) è nella formula dell’area, area del cerchio uguale πr 2 . Come puoi fare un quadrato con questa pulce?
In termini semplici, la quadratura del cerchio è impossibile perché π è un numero speciale che non può essere rappresentato esattamente tramite i metodi geometrici classici consentiti dal problema. Anche Dante Alighieri fa riferimento alla questione della quadratura del cerchio, nel Paradiso, nel terzo canto della “Divina Commedia”, nel Canto XXXIII, quando descrive la sua visione di Dio. Ecco un passaggio:
Certu è ‘u giometra chi tuttu si cuntrasta
pi misurari lu circhiu, e nun ci trova,
pinzannu, chiddu principiu chi ci manìa,
tali eru eu a chidda vista nova:
vidiri vulìa comu s’addissi
l’imàggini ô circhiu e comu ci s’adduma…
Mi scuso con il sommo Dante per questo oltraggio, ma ero curioso di sentire che effetto avrebbe fatto in Siciliano e devo dire che la poesia si è conservata, merito della nostra lingua.
Ecco il testo sacro:
Qual è ‘l geometra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’ elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova;
Dante qui paragona se stesso a un geometra che cerca di misurare l’area del cerchio e non riesce a trovare il principio necessario.
La metafora serve a esprimere l’inadeguatezza dell’intelletto umano a comprendere appieno la natura divina. La difficoltà del geometra nella quadratura del cerchio è utilizzata da Dante per simboleggiare la sfida intellettuale e spirituale di comprendere l’essenza di Dio, dichiarando in tal modo l’assoluta impossibilità di realizzare ciò.
Ora che il discorso si è complicato, ho provato a raccontarlo al mio pescivendolo di fiducia che mi vende il pesce migliore quando gli parlo di numeri. In questo caso però la riflessione di Tanino è stata deludente: “Professò, troppo complicato, non può dire Cu nasci tunnu un po’ moriri pisci spata”? Ogni capu è patruni!
C’è anche un’interpretazione del mio amico Totò La Tona: “Cu nasci stortu nun po moriri squadratu…“
Sempre di geometria si parla… E chi può dargli torto? lui è il principe del Festival del torto, il festival più storto d’Italia di cui sta preparando la quinta edizione. Ne riparleremo.
