Paesaggi e comunità, in dieci cortometraggi, attraverso gli occhi dei giovani
Il 25, 26 e 27 maggio i cortometraggi realizzati dagli studenti degli istituti di Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Montevago, Ribera e Tusa saranno protagonisti di 5 proiezioni in tre sale in Sicilia
Giunge a conclusione il progetto di educazione all’immagine “Cinema e Immagini per la scuola – La Decima Musa nei luoghi di pietra”, ideato dall’Associazione Hystrio nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola (PNCIS), promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nato dall’esperienza dei Teatri di Pietra, il progetto si propone di avvicinare le nuove generazioni al patrimonio storico, artistico e paesaggistico della Sicilia attraverso il linguaggio audiovisivo, trasformando il cinema in uno strumento di conoscenza, espressione e costruzione dell’identità, coinvolgendo cinque Comuni delle province di Agrigento e Messina – Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Montevago, Ribera e Tusa – e cinque istituti scolastici, per un totale di oltre 2.000 studenti e 300 docenti.

Il 25, 26 e 27 maggio i cortometraggi realizzati dagli studenti degli istituti di Caltabellotta (Ag), Cattolica Eraclea (Ag), Montevago (Ag), Ribera (Ag) e Tusa (Me)saranno protagonisti di cinque proiezioni in tre sale “di prossimità”: il restaurato CineAuditorium della Città dei Ragazzi a Montevago, lo storico Cinema Di Francesca a Cefalù (Pa) e la moderna Multisala Badia Grande a Sciacca (Ag).
I dieci cortometraggi sono frutto di due mesi di laboratori dedicati alla scrittura e all’ideazione, e di set intensivi per le riprese. Le opere degli studenti regalano l’occasioneper riattraversare i territori con lo sguardo dei giovani e giovanissimi, lungo storie inedite e suggestioni in cui si mescolano passato e contemporaneità.
Nel corto Li notti di lu balacu Caltabellottadiventa uno spazio di memoria e scoperta attraverso gli occhi dei ragazzi dell’unica sezione media rimasta nel paese. Tra videodiari e interviste, emergono miti, riti e racconti legati alla Madrice, al Pizzo e al Calvario. Sullo sfondo, il tema silenzioso dello spopolamento e il desiderio di custodire ciò che resta.
Nei due corti Itaca per sempre e Sotto le ceneri, girati nel Parco archeologico di Eraclea Minoa, i giovani danno voce ai personaggi del mito – Ulisse, Penelope e Cassandra – attraverso testi classici e riscritture contemporanee. Le rovine diventano luogo di dialogo tra passato e presente, tra memoria storica e nuove generazioni.
Il corto Diana e gli altri, girato a Ribera, partendo dalla leggenda di Diana Moncada, mette in relazione il Castello di Ribera con alcuni eroi del presente. Immagini, performance e frammenti visivi contemporanei costruiscono un racconto sui nuovi modelli di coraggio e resistenza.

Da Montevago e Santa Margherita di Belìce, negli spazi della Chiesa Madre distrutta dal terremoto del 1968, i ragazzi riabitano le rovine come fossero un teatro a cielo aperto. I bambini della Scuola Primaria, con i due corti Se avesti e Baracche e cattedrali, rievocano il dramma del terremoto e del post-terremoto, ma anche le reazioni di rinascita e i sogni di futuro. I giovani della Secondaria di 1° grado, con i corti Il filo e il voloe Come nasce una guerra, propongono invece in anteprima due corti teatrali su testi classici – “Teseo e Arianna” e “Il pomo della discordia” – che a breve saranno messi in scena per la fine dell’anno scolastico in corso.
Nella valle di Halaesa, infine, a Tusa e Pettineo, con i corti L’abbraccioe Il vecchio ulivo, gli studenti si pongono in dialogo con gli ulivi secolari, lungo racconti e interviste immaginarie. Tra ironia e contemplazione, i corti riflettono sul rapporto con la natura, la memoria e le radici del territorio.
Il percorso de “La Decima Musa nei luoghi di pietra” ha visto coinvolti sia i docenti, attraverso gli incontri con gli Operatori di Educazione Visiva a scuola Paolo Musu e Leandro Picarella, sia, come detto, gli studenti, impegnati in un percorso di formazione teorica e pratica sotto la guida di professionisti del settore audiovisivo, tra cui il regista Paolo Pasquini, la videomaker Agnese Ciaffei e l’attrice Alexia Cozzi, coordinati da Maria Clara Amato,mentre la supervisione scientifica è affidata a Alessandro Rais.Un progetto che culmina nelle imminenti proiezioni pubbliche, dove verrà presentato il video-mosaico collettivo composto appunto dalle opere realizzate dagli studenti: un racconto corale capace di restituire non solo la memoria dei luoghi, ma anche lo sguardo, i sogni e la voce delle nuove generazioni.
Alla presentazione delle proiezioni interverranno i rappresentanti delle Amministrazioni e delle Istituzioni culturali coinvolte. Qui il programma
Lunedì 25 maggio (due proiezioni, ore 9.30 e 11.30 – ingresso gratuito fino ad esaurimento posti)– Montevago (Ag)- Auditorium Città dei Ragazzi- Istituto Comprensivo “Giuseppe Tomasi di Lampedusa” (Montevago e Santa Margherita di Belice, Ag).
Martedì 26 maggio (ore 10.00 – ingresso gratuito fino ad esaurimento posti)- Cefalù (Pa)- Cinema Di Francesca – Istituto Superiore “Francesco Crispi” (Ribera, Ag), I.C. “Roncalli” – Scuola “E. De Amicis” (Caltabellotta, Ag), Istituto Comprensivo Statale “G. Garibaldi” (Cattolica Eraclea – Realmonte, Ag)
Mercoledì 27 maggio (due priezioni ore 9.00 e alle 11.00 – ingresso gratuito fino ad esaurimento posti) – Sciacca, Ag- Multisala Badia Grande – Istituto Comprensivo “Tusa Mistretta”
I cortometraggi raccontano diversi territori siciliani attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, intrecciando memoria, mito e contemporaneità. A Caltabellotta i ragazzi dell’unica sezione di scuola media rimasta esplorano il paese con videocamere e interviste, riportando alla luce riti, leggende e luoghi simbolici come la Madrice, il Pizzo e il Calvario, mentre sullo sfondo emerge il tema dello spopolamento. A Cattolica Eraclea, tra le rovine di Eraclea Mìnoa, i giovani danno voce ai personaggi del mito classico attraverso testi contemporanei, trasformando il parco archeologico in uno spazio di dialogo tra passato e presente. A Ribera, partendo dalla figura della principessa Diana Moncada, il racconto si apre a una riflessione sugli eroi di oggi, intrecciando il Castello con immagini e simboli della contemporaneità. A Tusa, invece, un gruppo di ragazzi organizza un picnic accanto a un ulivo millenario e immagina di intervistarlo, dando vita a un racconto sospeso tra ironia e contemplazione sul rapporto con la natura e le radici del territorio. Infine, Montevago, segnata dal terremoto del Belice del 1968, diventa il luogo in cui i giovani raccolgono memorie e immaginano nuovi spazi di comunità tra le rovine della vecchia città e la Chiesa Madre trasformata in teatro di pietra.

