Tra immagini, musica e testimonianze vive, un omaggio al “maestro irregolare” della non violenza
Palermo, 2 ottobre 2025. — Non è stata una semplice presentazione di un libro alla sede dell’Associazione della Stampa Siciliana. Avvolta dalle immagini della mostra fotografica Memorabili. L’informazione che cambia, la libertà che (ci) resta, si è respirato qualcosa di più profondo: la sensazione che la memoria possa ancora generare futuro.
Le immagini in bianco e nero alle pareti — volti, strade, segni di lotta e di dignità — sembravano dialogare con le parole di Giuseppe Maurizio Piscopo, autore del libro Ci hanno nascosto Danilo Dolci (Navarra Editore). In quell’intreccio tra musica, racconto e testimonianza, il nome di Dolci è tornato a pulsare come una presenza viva, non un ricordo del passato ma un’idea ancora necessaria: quella di una Sicilia che sa ascoltare prima di parlare, che costruisce anziché distruggere.

“Riprendiamoci Danilo Dolci”
Ad aprire la serata è stato Roberto Leone, vice segretario regionale di Assostampa, con parole che hanno dato subito il tono dell’incontro:
“Di fronte a un mondo attraversato da guerre e tensioni, ci servirebbero oggi le sue parole, la sua capacità di costruire ponti e non muri.”
Un invito non retorico, ma urgente: “riprendersi Danilo Dolci”, restituirlo alla nostra storia collettiva dopo anni di distrazione e silenzio. Leone ha poi richiamato la forza simbolica della musica, introducendo la fisarmonica di Piscopo come metafora di armonia e libertà.
La voce di Piscopo: “Ho scritto da solo, ma con lui accanto”
Quando Piscopo prende la parola, la sala si fa silenziosa. La sua voce ha il tono di chi parla da allievo e da testimone. “Danilo Dolci fu un maestro irregolare, capace di capire come stavano davvero le cose in Sicilia. Scelse di vivere a Partinico, nel cuore della povertà, per ascoltare e imparare prima di insegnare.” Piscopo racconta con semplicità ma con passione la grandezza di Dolci, ricordandone la condanna ingiusta, le battaglie nonviolente, la difesa di Piero Calamandrei. Il suo racconto è un atto d’amore, una restituzione. “Ho scritto Ci hanno nascosto Danilo Dolci da solo, senza uffici stampa. L’ho fatto perché credo che la sua luce non possa essere nascosta per sempre.”
Poi, insieme al fisarmonicista Pierpaolo Petta, regala al pubblico momenti di musica: Spine Sante, L’organetto di barbieria, Mille balconi ad oriente. “Questa musica — spiega — sa un po’ di Sicilia e un po’ di Parigi.” È un ponte di suoni tra due culture, tra due nostalgie, tra due forme di bellezza che convivono come le parole di Dolci: radicate e universali.
Amico Dolci: “Papà costruiva ponti, non muri”
L’intervento di Amico Dolci, figlio del sociologo, è il cuore emotivo dell’incontro. Parla piano, con commozione trattenuta. “Il lavoro di papà era sempre un lavoro di gruppo. Sapeva far emergere gli altri e trasformare i sogni in progetti concreti.”
Rievoca i digiuni per la pace, le scritte davanti alle chiese, la diga dello Jato, la scuola di Mirto. Ogni episodio è un frammento di un pensiero che ha cambiato il modo di intendere la pedagogia e l’impegno civile. “Papà sognava un mondo giusto e studiava per renderlo possibile. Era un sognatore concreto.” In queste parole si avverte la continuità di un’eredità morale che non si è mai spenta: l’idea che la vera rivoluzione sia quella dell’ascolto e della non violenza.
La scuola come coscienza civile
Il dirigente scolastico Vito Lo Scrudato ha ricordato come la sua scuola, pur tra mille difficoltà, ha continuato a custodire la voce di Dolci. “Educare significa formare cittadini consapevoli. La mia scuola ha saputo farlo, anche in silenzio.” Ha poi tracciato un ritratto pieno di gratitudine per Piscopo, definendolo “maestro per sempre”, capace di unire letteratura, musica e impegno civile. In quelle parole si avverte un’idea alta della scuola, non come istituzione burocratica ma come luogo di libertà e di umanità condivisa.
Le riflessioni di Ferlita
Salvo Ferlita, autore dell’introduzione al volume, ha definito Dolci “un contemporaneo del futuro”, ricordando che le sue battaglie etiche e pedagogiche parlano ancora oggi a una società in crisi. “Dolci ha unito poesia e pedagogia in una lingua nuova, come chi cerca di guarire il mondo attraverso le parole.” Nel suo intervento ha citato Isaac Bashevis Singer, evocando la domanda che ferisce e illumina: “Se Dio è misericordioso, perché muoiono i bambini?” — un interrogativo che Dolci avrebbe condiviso nella sua ricerca di giustizia e compassione.

Francesco Pintaldi
Francesco Pintaldi, dal canto suo, ha ricordato un episodio dei suoi primi anni d’insegnamento, quando a Como gli dissero: “Ma voi avete Danilo Dolci!” — una frase che, riascoltata oggi, suona come un invito a non dimenticare ciò che di grande è nato in Sicilia.
“Un santo laico”
Dal pubblico, la professoressa Chinnici ha preso la parola per rendere omaggio a Dolci, definendolo “un santo laico” e riconoscendone la straordinaria modernità educativa: “Rendere i bambini soggetti del proprio cambiamento è stata una rivoluzione pacifica e le rivoluzioni dei pacifici sono quelle che restano.” Le sue parole hanno riportato l’attenzione sul valore del metodo dolciano, fondato sull’umiltà e sull’ascolto, un’idea di scuola che non insegna a competere ma a convivere.
Le fisarmoniche e la poesia del suono
La serata si è chiusa in musica, tra applausi e silenzi carichi di emozione. Le due fisarmoniche — quelle di Piscopo e Petta — hanno trasformato il salone dell’Assostampa in un piccolo teatro, dove le note si intrecciavano con le immagini della mostra Memorabili, come se la memoria stessa avesse trovato una voce sonora.
“Danilo Dolci ci parla ancora di pace, libertà e giustizia — ha detto Piscopo —. Ci hanno nascosto Danilo Dolci, ma non potranno mai nascondere la sua luce.”
Quelle parole, pronunciate quasi in un sussurro, sono sembrate la chiusura perfetta di un incontro che è stato, più che una presentazione, una dichiarazione d’amore verso l’uomo che insegnò a cambiare il mondo partendo dall’ascolto.
La mostra Memorabili. L’informazione che cambia, la libertà che (ci) resta, curata dall’Associazione della Stampa Siciliana, rimarrà visitabile fino alla fine di ottobre presso la sede dell’Assostampa di Palermo. Attraverso scatti e documenti, racconta la storia del giornalismo libero e delle battaglie civili in Sicilia, intrecciandosi idealmente con la figura di Danilo Dolci — testimone di un’altra forma di informazione, quella che nasce dall’ascolto e dal coraggio di dire la verità.
Video realizzato da Duilio Scalici
Video realizzato da Duilio Scalici
GIUSEPPE MAURIZIO PISCOPO
Giuseppe Maurizio Piscopo (Favara 1953), maestro elementare, compositore e musicista, ha collaborato con Radio Rai Sicilia e attualmente scrive per diverse testate, tra le quali Ripost, Sicilia Buona, Sicilia On Press e Malgrado Tutto. Ha pubblicato, tra gli altri, Musica dai saloni (Casa Museo Palazzolo Acreide, 2008), Merica Merica. Viaggio verso il nuovo mondo, con Salvatore Ferlita e le foto di Angelo Pitrone (Salvatore Sciascia Editore, 2015), Le avventure di Lino Panno (Qanat edizioni 2017), La maestra portava carbone, con Salvatore Ferlita (Torri del vento, 2018), Il vecchio che rubava i bambini (Aulino Editore, 2019), finalista al Premio Racalmare, Raccontare Sciascia con Angelo Campanella ( Navarra Editore 2021), Vitti ‘Na Crozza La storia e la musica dei fratelli Li Causi con Antonio Zarcone (Lilit Books 2021). Nel 2022 dal Liceo Internazionale Umberto di Palermo ha ricevuto il Premio Un maestro è per sempre. La sua ultima pubblicazione del 18 aprile 2023 si intitola La vita è un alfabeto pubblicato da Navarra Editore e illustrato da Tiziana Viola- Massa, con la prefazione di Salvatore Ferlita. Nel mese di luglio 2024 per i tipi di Navarra Editore ha pubblicato “Ci hanno nascosto Danilo Dolci” nell’anno del centenario del sociologo e scrittore triestino. Dal maggio 2024 è giornalista pubblicista. Le sue opere fanno parte del registro dei beni immateriali dei tesori viventi .
