Salvatore Azzuppardi Zappalà
Avevo perso un pomeriggio, prima per pagare due F24 che a lungo il sistema informatico della banca si era rifiutato di accettare, con motivazioni pretestuose (infatti alla fine ha ceduto), e poi per sistemare un rubinetto che perdeva. Non ne potevo più, ero al limite della sopportazione, così decisi di scaricare la tensione andando a fare un po’ di nordic walking al lungomare, benché i miei allenamenti preferisca farli all’alba, quando la strada è quasi deserta e anche il mare sembra più bello.
Sapevo che, essendo sera di luna piena, era in programma la consueta ululata alla luna che tutti i mesi la nostra associazione organizza per i soci. Non ho mai partecipato, perché fatte sempre lontane da casa, ma l’ululata di quella sera si sarebbe svolta alla Scogliera e avrei potuto andarci a piedi, così m’incamminai finché non vidi il gruppetto che marciava spedito muovendo ritmicamente i bastoncini.
Mi sono aggregato e abbiamo camminato fino alla piazzetta di fronte allo Sheraton, dove ci siamo fermati per gli esercizi di tonificazione e potenziamento muscolare. Mentre camminavamo mi è stato spiegato che le Ululate sono particolari uscite serali di nordic walking, che uniscono il movimento all’aria aperta a momenti di riflessione emotiva e condivisione, ispirati dalla luna piena. Durante il cammino, alla pratica sportiva si affiancano brevi racconti e spunti legati alla luna, come i suoi effetti sulla natura e sulle persone, oppure riferimenti simbolici e astrologici. Tutto ciò stimola i partecipanti ad un ascolto più attento di sé, delle proprie emozioni e del contesto naturale, favorendo una connessione autentica tra corpo, pensiero e ambiente.
«Questo tipo di evento è nato per caso, anni fa,» mi hanno detto, «durante un’uscita serale estiva sotto la luna.» Da quell’esperienza spontanea è nato un appuntamento fisso, diventato nel tempo un piccolo rituale comune, un momento di introspezione, di ascolto reciproco e di condivisione di pensieri anche intimi, in cui il camminare insieme diventa occasione di relazione profonda.
Prima di terminare la camminata, ci siamo spostati sugli scogli e la nostra capobranco, Manuela, ci ha guidati nell’ululata di febbraio. Uso il termine Capobranco non solo con tono amichevolmente scherzoso, ma consapevolmente, perché con le Ululate il gruppo dei camminatori diventa branco nel senso più nobile del termine, quello lupesco appunto. Infatti, contrariamente allo stereotipo del lupo solitario, i lupi sono animali sociali, che vivono in gruppo, in branco appunto, e ognuno nel gruppo ha un suo ruolo ben preciso.
Manuela ci ha spiegato che la Luna Piena di febbraio è stata un evento astronomico incredibile, uno specchio cosmico che ci ha messo in contatto con la nostra vera essenza, dandoci il coraggio di mostrarci per quello che siamo, liberandoci dalle catene del passato e stimolando la nostra autostima.
«Perbacco!» ho pensato, «e io che ho impiegato anni per imparare a mostrarmi per quello che sono, per liberarmi dalle catene del passato (alcune delle quali ancora mi appesantiscono), per consolidare un’autostima che nelle mie vite precedenti non avevo o era un po’ velleitaria.»
Fatto sta che in quel momento c’era questa bellissima luna piena e ho ululato anch’io, e mentre ululavo è stato inevitabile pensare a Balla coi lupi, ma non ricordo se in quel film il protagonista, nascosto fra l’alta erba della prateria, si mette a ululare anche lui alla luna.
Il mio, però, è stato un ululato roco, da lupo raffreddato. Tuttavia, benché ammiri molto questo nobile animale così bistrattato, non mi ci identifico. Io, che amo il mare e le coste rocciose, ho sempre ammirato, invidiato direi, i gabbiani, che dalle scogliere su cui stanno appollaiati dominano con lo sguardo l’immensa distesa delle acque e poi la sorvolano con le loro ali spiegate, a lungo immobili quando hanno trovato il corridoio d’aria giusto e planano nell’aria immobile o si fanno trasportare dal vento.
Alla fine, Manuela ci ha detto che i nativi americani davano il nome di Luna della Neve alla luna piena di febbraio, e ci ha invitati a condividere un ricordo legato alla luna.
Mentalmente ho elencato alcune delle numerosissime canzoni che ne parlano, due delle quali molto appropriate, in quel luogo e in quel momento: “C’è la luna ammenzu ‘o mari” e “Luna indiana” di Franco Battiato.
Invece, prendendo spunto dai nomi dati dai nativi alle diverse lune che mensilmente si susseguono, ho voluto condividere un altro ricordo, il nome di uno scrittore statunitense di antica origine Sioux, William Least Heat-Moon, Luna del Caldo Minore (dove Minore sta per Junior), autore, fra l’altro, di tre bellissimi libri,Strade Blu, Nikawa e Prateria, dei quali consiglio la lettura.
Alla prossima luna piena, la Luna Tiepida.

