È accaduto su Canale 5 durante una puntata del programma televisivo “La Ruota della Fortuna” trasmessa a marzo del 2026. La vergogna del sistema scolastico italiano si è manifestata in prima serata, mostrando in un attimo tutte le criticità attuali e che vanno a scapito soprattutto degli alunni.
Partiamo dal fatto. Una concorrente si presenta: è una giovane docente, viene dalla provincia di Trento, insegnante di Italiano, Storia e Geografia, “ma quest’anno sono sul sostegno alle scuole medie”, dichiara con un tono di voce che passa in fretta dall’entusiasmo alla mortificazione.
Il conduttore coglie questa nota di amarezza e, essendo evidentemente all’oscuro delle questioni che riguardano questo tema, sottolinea il rammarico e si fa portavoce della categoria: “Eh beh, lo so che chi vuole fare il vostro lavoro deve accettare quello che passa il convento – afferma Scotti -.E noi non perdiamo l’occasione per dirlo: aiutiamo questi ragazzi che vogliono fare gli insegnanti.”
La polemica si è subito accesa sul web puntando il dito proprio contro le parole del conduttore, ma dobbiamo riconoscere che sono state la conseguenza di una presentazione non particolarmente brillante e riuscita della concorrente, che in silenzio annuisce alle affermazioni di Scotti, senza correggere la rappresentazione vittimistica appena raffigurata.
Quale sarebbe stata la reazioni di Gerry Scotti se avesse avuto di fronte una docente che con fierezza si fosse qualificata insegnante di sostegno? Probabilmente l’avrebbe elogiata evidenziando l’importanza di quel preciso ruolo all’interno delle scuole. Ma le cose sono andate, come abbiamo detto, diversamente.
Immagino che, dopo l’esperienza televisiva, ci sarà stato un certo imbarazzo al primo incontro con i genitori del suo alunno, ora consapevoli di avere affidato il proprio figlio nelle mani di una docente “costretta” a fare l’insegnante di sostegno, che non ne aveva alcuna voglia e che probabilmente non è neanche adeguatamente formata per farlo, ma lo ha irresponsabilmente accettato pur di raggiungere l’obiettivo di ottenere una cattedra.
Parlo di irresponsabilità morale perché “quello che passa il convento” non è l’opportunità di accumulare punteggio, ma una vita, con un nome e un cognome, con una personalità e un talento ingabbiato e che potrebbe fare meno fatica a emergere se affiancato da persone valide e formate in maniera adeguata.
Come ho avuto modo di scrivere in un precedente articolo, la formazione degli insegnanti di sostegno è spesso generalista. Il TFA Sostegno è un corso che dura solo 8 mesi e che fornisce una formazione di base su tutte le tipologie di disabilità (fisiche, cognitive, sensoriali, relazionali).
Solitamente non c’è un percorso di tirocinio che introduca al mondo scolastico l’insegnante di sostegno, cosa che sarebbe utile per tradurre in pratica quanto appreso, affiancati da figure che hanno già competenze ed esperienza. Molti insegnanti di sostegno, quindi, si trovano impreparati di fronte alle esigenze degli studenti, specialmente di quelli con disturbo dello spettro autistico.
La carenza di insegnanti specializzati è il motivo per cui spesso vengono assegnati docenti non formati o privi di esperienza e di vocazione, come sembrerebbe essere nel caso della docente e concorrente della trasmissioni di Scotti. In gergo vengono definiti col termine brutale di “tappa buchi”.
Luca Trapanese è stato Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli ed è noto per il suo impegno nel mondo della disabilità. A seguito delle infelici affermazioni di Gerry Scotti, è intervenuto sulla questione ribadendo come il sostegno debba essere una scelta professionale e non una necessità occupazionale.
“Chi si accontenta di ciò che passa il convento non è l’insegnante, ma sono i bambini con disabilità e le loro famiglie – afferma Trapanese –. Secondo voi è giusto avere al fianco dei nostri figli persone non qualificate, che scelgono di fare il sostegno per entrare nel mondo della scuola e non conosco nulla della disabilità?”. E continua dicendo: “Il problema non è Gerry Scotti né la povera insegnante di storia e geografia. Il problema è la visione che questo Stato oggi ha sulla disabilità.”
A seguito delle polemiche, Gerry Scotti si è scusato pubblicamente: “Chiedo scusa per le mie parole, sicuramente superficiali e riferite alla situazione dei giovani insegnanti in Italia. Non intendevo mancare di rispetto alla funzione degli insegnanti di sostegno né ai ragazzi che ne hanno bisogno insieme alle loro famiglie.”
L’episodio ha dato l’opportunità, come evidenziato da Trapanese, di parlare di un problema serio e attuale, che possiamo definire drammatico per molti studenti e per le loro famiglie, ma non ci si deve limitare alla polemica e alle chiacchiere, occorre pretendere finalmente un cambio di prospettiva e del sistema scuola.
Anzitutto, l’insegnamento di sostegno dovrebbe essere una scelta precisa e distinta nel percorso di laurea, dunque una scelta consapevole di chi sente di avere davvero una vocazione; di conseguenza la formazione dovrà essere di qualità e specializzata per i diversi tipi e gradi di disabilità. L’obiettivo deve essere quello di introdurre nel mondo della scuola figure professionali con competenze specifiche e insostituibili. Solo così, l’insegnante di sostegno potrà essere una professione altamente qualificata e non un “parcheggio” per insegnanti in attesa di una cattedra, con tutto ciò che ne consegue.
