Da ieri, nelle sale italiane “Finale: Allegro”, il film di Emanuela Piovano che vede protagonista una straordinaria Barbara Bouchet in un racconto capace di sfiorare con estrema delicatezza il tema complesso del fine vita. Il film racconta la storia di Karina, ex pianista carismatica che affronta la vecchiaia con ironia e indipendenza. Tra il suo gatto Veleno e i ricordi di una vita intensa, decide di orchestrare un ultimo atto gioioso e consapevole, trasformando il declino in un finale in musica. Il film è una riflessione luminosa sul tempo, sulla libertà e sulla capacità, profondamente umana, di lasciarsi attraversare ancora una volta da incontri, ricordi ed emozioni improvvise, un film che celebra il diritto di scegliere ma anche il coraggio di cambiare idea, dimostrando che proprio quando pensiamo che tutto sia già stato scritto, la vita sa riaprire spazi di possibilità inattesi.

In questo percorso narrativo, la musica di Gianmaria Testa gioca un ruolo essenziale: canzoni come “18 mila giorni”, “Dentro la tasca di un qualunque mattino”, “Come le onde del mare” e “Il valzer di un giorno” non si limitano ad accompagnare le immagini, ma le attraversano e le amplificano, mettendole in dialogo costante con ciò che resta non detto e restituendo al racconto un ritmo e una profondità vibranti.
Questo equilibrio tra intensità e speranza ha già trovato un importante riconoscimento: infatti nei giorni scorsi la pellicola è stata presentata in anteprima al Bif&st (Bari International Film Festival), dove ha raccolto unanime consenso di critica e pubblico, culminato con la vittoria del premio per la miglior attrice protagonista.

Finale: Allegro è, in ultima analisi, un invito a guardare oltre il limite, riconoscendo che dentro ogni finale può nascondersi una melodia ancora tutta da ascoltare. E riascoltare ancora e ancora una volta, le canzoni di un grande musicista italiano come Gianmaria Testa
