Guarda il video in fondo all’articolo
Questo ottobre 2026 è stato segnato in Italia da mobilitazioni che hanno portato in primo piano il caro benzina, insieme ai costi energetici e alle difficoltà economiche di cittadini, lavoratori e imprese.
Nel giro di pochi giorni si sono susseguite due principali forme di protesta nel nord e nel sud Italia: a Milano, il corteo del 17 ottobre contro il carovita, al quale hanno partecipato soprattutto giovani, degenerato in scontri con le forze dell’ordine, atti vandalici e saccheggi; nel Mezzogiorno, le mobilitazioni di autotrasportatori e agricoltori, caratterizzate da presidi, blocchi stradali e rallentamenti nella distribuzione delle merci.
Le due mobilitazioni hanno avuto motivazioni e modalità differenti, ma entrambe si sono sviluppate in un contesto di crescente preoccupazione per il costo della vita, il prezzo dei carburanti e la tenuta economica di famiglie e imprese e il prolungarsi dei conflitti in corso pesa sempre anche sui Paesi non direttamente coinvolti.
MILANO: IL CAROVITA E GLI SCONTRI
Il 17 ottobre, nel centro di Milano, si è svolta la manifestazione convocata dal movimento Italia in Piazza. Tra i temi della protesta figuravano il caro vita, il costo della benzina, le carenze dei servizi pubblici (sanità e scuola), la pressione fiscale e le difficoltà economiche.
La manifestazione è stata segnata da episodi di violenza: gruppi di partecipanti hanno lanciato petardi, fumogeni e oggetti contro le forze dell’ordine. Nel centro cittadino sono stati danneggiati e saccheggiati alcuni negozi, mentre le forze dell’ordine sono intervenute con cariche e lacrimogeni.
Gli episodi di vandalismo e saccheggio hanno rapidamente attirato l’attenzione dei media e della politica, oscurando le ragioni economiche e sociali che avevano portato migliaia di persone in piazza a manifestare pacificamente.
LA RISPOSTA DEL GOVERNO E IL DECRETO SICUREZZA
Gli episodi di Milano hanno contribuito ad accelerare il confronto politico sulle misure di ordine pubblico. Il Consiglio dei ministri del 20 ottobre ha approvato il decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 ottobre ed entrato in vigore il giorno successivo.
Il provvedimento introduce, tra le altre misure, la presunzione di imputabilità per i minori che hanno compiuto 14 anni, fino a prova contraria; estende ai minorenni l’arresto in flagranza differita; prevede specifici strumenti di fermo preventivo e introduce nuove disposizioni contro le condotte violente organizzate durante le manifestazioni.
È inoltre previsto un incremento di 500 unità del contingente militare impiegato nell’operazione Strade Sicure a Milano, fino al 31 dicembre 2026.
Le nuove disposizioni hanno suscitato un dibattito sulla sicurezza pubblica, sulla responsabilità dei minorenni e sul rapporto tra prevenzione dei reati e diritto di manifestare. La necessità di contrastare le violenze non esaurisce infatti la questione della proporzionalità delle misure adottate e delle garanzie previste per i cittadini.
I responsabili sono stati liquidati dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, come veri e propri “professionisti del disordine”, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha rimarcato che davanti a reati e aggressioni non si possono cercare attenuanti sociologiche. A fare eco a questa posizione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno puntato il dito contro le opposizioni, accusandole di reticenza e di alimentare, più o meno direttamente, la protesta violenta.
Il cuore del dibattito si è tuttavia infiammato attorno alle dichiarazioni del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, relative alla carcerazione minorile. A seguito degli episodi di Milano, Nordio ha proposto una strategia repressiva basata su due direttrici precise: da un lato, lo stanziamento di fondi per ampliare la capienza dei penitenziari giovanili esistenti; dall’altro, la valutazione di accordi per riconvertire e destinare ai minori alcune sezioni di istituti penitenziari attualmente riservati agli adulti.
Questa proposta ha sollevato un’ondata di polemiche e dure critiche. Se da una parte è indiscutibile la necessità di garantire la sicurezza e perseguire i reati, dall’altra l’opinione pubblica e l’opposizione denunciano il rischio che il pugno di ferro diventi uno strumento per delegittimare il dissenso, ignorando le profonde disuguaglianze economiche e la rabbia sociale che alimentano le proteste. Sotto accusa finisce anche la logica stessa dell’intervento: in un sistema carcerario ordinario già al collasso per il sovraffollamento, ci si chiede perché la politica preferisca investire risorse pubbliche nella costruzione di nuove celle piuttosto che nel rafforzamento di scuole, assistenti sociali, psicologi e percorsi di reale inserimento lavorativo per le nuove generazioni.
SUD ITALIA: IL CARO GASOLIO E LA CRISI DELL’AUTOTRASPORTO
Nel Mezzogiorno, la protesta ha avuto origine soprattutto dal forte aumento dei costi sostenuti dalle imprese di autotrasporto. Il prezzo del gasolio, le spese per i collegamenti marittimi, i margini sempre più ridotti e i ritardi nell’erogazione dei contributi hanno alimentato la mobilitazione.
Gli autotrasportatori hanno chiesto lo sblocco dei crediti d’imposta già stanziati, ulteriori aiuti per compensare il caro carburante e interventi sui costi dei collegamenti marittimi, particolarmente rilevanti per la Sicilia.
Le mobilitazioni hanno coinvolto Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata e Molise, con modalità differenti da un territorio all’altro. Accanto ai presidi si sono verificati blocchi di strade, accessi portuali e snodi autostradali, con pesanti conseguenze sulla circolazione delle merci.
Gli scaffali vuoti e i disagi per i cittadini
Tra il 17 e il 21 ottobre sono state documentate carenze di prodotti freschi in diversi supermercati e mercati del Sud, soprattutto in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Frutta, verdura, carne, latticini e altri prodotti deperibili sono stati tra i più colpiti.
Non si è trattato di una situazione uniforme in tutte le regioni o in tutti i punti vendita, ma l’interruzione delle consegne ha provocato disagi reali, sprechi alimentari e danni economici alle imprese della distribuzione e della produzione agricola.
La maggioranza dei cittadini ha manifestato la propria solidarietà verso gli autotrasportatori in protesta, malgrado i disagi.
I 430 MILIONI E L’INCONTRO CON SALVINI
Il 20 ottobre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha incontrato a Milano le associazioni nazionali dell’autotrasporto e, successivamente, rappresentanti di gruppi autonomi e territoriali.
Il Governo ha annunciato lo sblocco dei 430 milioni di euro già stanziati per il settore, una cifra successivamente portata a circa 480 milioni per effetto di ulteriori risorse. Si trattava dunque, in larga parte, di fondi già previsti, la cui erogazione era attesa dalle imprese, e non di un finanziamento interamente nuovo.
Il 22 ottobre il Consiglio dei ministri ha inoltre approvato un distinto pacchetto di aiuti da 175,2 milioni di euro: 105,2 milioni per l’autotrasporto, 60 milioni per l’agricoltura e 10 milioni per la pesca.
L’intesa ha rappresentato un passo avanti, ma non ha risolto immediatamente la protesta in tutti i territori. Previsto un nuovo incontro dei rappresentanti di categoria con il Ministro Salvini per il 27 ottobre.
LA LINEA DURA DEL GOVERNO: IDENTIFICAZIONI E DENUNCE
Parallelamente al confronto economico, il Governo ha adottato una linea più rigorosa nei confronti dei blocchi che impedivano la libera circolazione delle merci.
Il 21 ottobre il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato alla Camera:
«Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive».
Nella stessa giornata, il Viminale ha comunicato che erano state identificate 1.339 persone, con 71 denunce e 242 sanzioni amministrative. Le autorità hanno inoltre disposto scorte per i mezzi di trasporto, anche per garantire le consegne di beni di prima necessità.
LE ACCUSE DI INFILTRAZIONI CRIMINALI
La prosecuzione dei blocchi ha portato diversi esponenti del Governo a sollevare il problema di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sostenuto che, esaminando i precedenti di alcuni protagonisti della protesta, emergessero elementi di preoccupazione. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il 22 ottobre, ha dichiarato che fosse «altamente probabile» che la criminalità organizzata potesse infiltrarsi nella mobilitazione e sfruttare la situazione.
Le recenti dichiarazioni istituzionali hanno innescato dure polemiche, rischiando di delegittimare un’intera mobilitazione che vede gli autotrasportatori impegnati a denunciare la crisi di un settore strategico. Sebbene il controllo su possibili infiltrazioni criminali rimanga un dovere dello Stato, la protesta solleva problemi reali legati ai rincari energetici e ai costi insostenibili della logistica. In questo scenario, resta l’incognita sull’efficacia delle contromisure governative: non è infatti certo che lo sblocco dei fondi e i nuovi aiuti promessi bastino a frenare gli effetti di una complessa situazione geopolitica globale. I conflitti in corso, uniti alle sanzioni e alle restrizioni commerciali contro la Russia, continuano a esercitare una pressione drammatica sui mercati dell’energia, spingendo diverse economie dell’Unione Europea verso una profonda crisi economica e sociale.
