Secondo un’inchiesta giornalistica del quotidiano Haaretz, il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe stato informato già dieci giorni prima del 7 ottobre 2023 dell’imminente attacco organizzato da Hamas. Malgrado ciò, non avrebbe fatto nulla per evitarlo né avrebbe informato tempestivamente i servizi di sicurezza e di difesa israeliani. Netanyahu smentisce categoricamente, ma la notizia assume un peso dirompente, soprattutto in vista delle imminenti elezioni. Quanto peserà questa inchiesta sull’esito del voto?
Ne parliamo con Shorsh Surme, giornalista e direttore del giornale Panoramakurdo.it.
GUERRA IN IRAN: GLI OBIETTIVI INIZIALI E LA REALTÀ DOPO SEI MESI. NE PARLIAMO CON SHORSH SURME
Torniamo a parlare della guerra in Iran: un conflitto iniziato il 28 febbraio 2026 che, secondo le previsioni del presidente americano Trump, si sarebbe dovuto concludere in tempi rapidi. E invece la guerra continua, con enormi ripercussioni sui prezzi del petrolio e sull’economia globale.
A distanza di oltre 6 mesi, l’analisi del giornalista Shorsh Surme in merito al conflitto, soprattutto riguardo agli obiettivi iniziali, alla strategia militare attuata dagli americani e ai risultati effettivi.
LE CONTRADDIZIONI DELL’OCCIDENTE: DAGLI INTERESSI AMERICANI IN SIRIA AL RICORDO DI MASHA AMINI
Un’altra mossa spiazzante di Trump riguarda la scelta di rimuovere la Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo — in cui il Paese era inserito dal 1979 — avviando la piena riabilitazione diplomatica ed economica della Siria a livello globale.
Ricordiamo che l’attuale presidente della Siria, Ahmed al-Sharaa, è stato fondatore del gruppo armato di al-Qaeda ed era inserito nella lista dei terroristi internazionali più ricercati. Oggi viene accolto dai leader politici, tra cui lo stesso Trump, Putin e la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Come dobbiamo interpretare tutto questo e Quali conseguenze geopolitiche avrà la decisione di Trump sulla Siria?
Parliamo anche di un triste anniversario: ricorrono oggi quattro anni dalla morte di Mahsa Amini, la giovane di 22 anni deceduta il 16 settembre 2022 in circostanze sospette durante un fermo della polizia morale iraniana. Mahsa è diventata il simbolo universale della lotta per i diritti delle donne e della resistenza contro il regime iraniano.
La coalizione politica del Kurdistan iraniano ha indetto proprio per oggi, 16 settembre, uno sciopero generale in sua memoria, invitando tutta la popolazione a partecipare. A distanza di quattro anni e nel pieno di una situazione di guerra aperta, qual è la condizione attuale della popolazione civile e delle donne in Iran? E cosa resta oggi della spinta del movimento “Donna, vita, libertà”?
