
La voce di New York: quando la politica parla come la gente
di Costanza Azzuppardi
Come una strategia comunicativa digitale, autentica e partecipativa ha trasformato un outsider in sindaco
Il successo di Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York, è stato inatteso e travolgente. Immigrato a 7 anni nella Grande Mela da genitori indo-ugandesi, è il sindaco più giovane dal 1892, il primo di religione musulmana e il primo nato in Africa. Ogni suo primato racconta una parte del suo successo.
A partire dalle sue origini, Mamdani incarna il mito di New York, crogiolo di culture, lingue e identità. Il neosindaco si è reso voce di tutto questo. Sin dall’inizio, la sua comunicazione ha parlato a ogni gruppo etnico, letteralmente. Dal suo profilo Instagram, Mamdani ha registrato diversi video ambientati in diversi quartieri newyorkesi in cui lui stesso parla urdu/hindi, spagnolo, bengalese e arabo. Raccogliendo il supporto delle diverse comunità, la comunicazione del candidato sindaco ha coinvolto gli stessi abitanti di New York in quello che a tratti è sembrato un documentario in pillole di una manciata di minuti.
Più volte attaccato per la sua appartenenza politica e religiosa, è stato recentemente minacciato di rimpatrio dallo stesso Presidente degli Stati Uniti. Le sue posizioni apertamente a supporto della popolazione palestinese e della comunità Lgbtqia+ rappresentano anatemi in una nazione in cui ampi settori della popolazione rappresentano il nemico.
Nel discorso tenuto immediatamente dopo la vittoria, Mamdani ha ringraziato la nuova generazione di newyorchesi, ricordando come la lotta delle comunità che animano la città, gli immigrati, le persone trans, le madri single, “è anche la nostra”.
Il parlare alle comunità non è passato solo dai social. Mamdani scese in strada chiedendo ai passati di raccontare delle scorse elezioni presidenziali, chiedendo le motivazioni del loro voto e, solo alla fine, proponendosi come alternativa. È da questi incontri che la squadra di Mamdani ha tirato fuori la richiesta chiave della sua campagna elettorale: l’accessibilità economica.
È ormai storia della comunicazione politica il video di lancio di uno dei temi chiave della sua campagna elettorale: Mamdani che si getta nell’oceano in una gelida giornata invernale al grido di “Congelare gli affitti”. Come ha raccontato in alcune interviste, il video fu frutto di una brillante strategia di comunicazione, realizzata con poche risorse (il vestito fu acquistato per 30 dollari in un negozio dell’usato) e in pochi attimi. Un’esperienza ben diversa da quella del suo avversario più noto, Andrew Cuomo, che, supportato da ben noti multimiliardari (l’ultimo Elon Musk) e dallo stesso Presidente Trump (con il quale condivide le accuse di predatore sessuale), in seguito alla sconfitta delle primarie, ha messo su una campagna comunicativa sui social che non usciva geograficamente dalla ricchissima Manhattan.
In questa campagna elettorale, l’età di Mamdani non è un elemento aneddotico. Al contrario rappresenta gran parte dell’originalità (ed efficacia) della sua strategia comunicativa. L’età media dei professionisti del suo team, stimata tra i 25 e i 30 anni, ha contribuito alla creazione di contenuti adatti alle regole e ai linguaggi dei social media. La flessibilità e la velocità della produzione di contenuti, video e no, il linguaggio nativo dei social media che ha mescolato tipologie di contenuti, musica e ironia, ha permesso a una larga fascia di elettorato di riconoscersi nel tono e nei contenuti della campagna. Infatti, i punti programmatici dell’agenda Mamdani parlano non solo alle minoranze, ma anche (e forse soprattutto) a quelle fasce della popolazione che si trovano più in difficoltà. Millennials e Zoomers sono i più colpiti dall’inflazione, responsabile del caro vita. Come racconta lo stesso candidato, il suo obiettivo è quello di creare una città in cui affitti, educazione, trasporti e alimenti siano alla portata dei cittadini.
Il successo di Mamdani è da attribuire anche all’avere saputo organizzare una mobilitazione dal basso che ha coinvolto in totale più di 50.000 volontari, la maggioranza sotto i 30 anni, realizzando quella che è stata registrata come la più larga campagna della storia di New York. L’impegno straordinario dei volontari ha permesso di far arrivare le istanze del candidato a tre milioni di famiglie newyorchesi. Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile senza straordinaria strategia comunicativa sopra descritta. Ne è una dimostrazione il supporto mostrato non solo da diverse personalità della politica, ma anche dal numero di pagine social create per sostenerlo, in sintonia con i tempi e il linguaggio del digital. Con un effetto valanga, content creator, personalità dello spettacolo e stand-up comedian hanno mobilitato i propri pubblici.
A differenza della comunicazione adottata dagli altri candidati, spesso un blando tentativo di replica dei trend social, il candidato ha adottato uno stile retorico che parlava di collettività, impegno e realtà. Mentre gli altri utilizzavano la desueta retorica del “quando diventerò sindaco”, Mamdani dava voce alle richieste delle cittadine e dei cittadini di New York. Il successo Mamdani è stato travolgente perché si è reso portavoce di tutte e tutti, riportando la politica alle persone. Dove dovrebbe stare.
Costanza Azzuppardi è dottoranda in Scienza Politica e Sociologia presso la Scuola Normale Superiore, specializzata in strategie comunicative dei movimenti sociali.
