Partito dagli Stati Uniti a metà degli anni 50, il Rock ha influenzato la musica popolare e i comportamenti giovanili quasi dappertutto. Si è trattato di una rivoluzione artistica e di costume di rilevanza mondiale, portata avanti da Elvis Presley e da un manipolo di giovani musicisti americani, bianchi e neri.
Ne parliamo con Roberto Milone, catanese, giornalista, critico musicale, disc jockey e autore radiofonico. Sull’argomento ha realizzato per l’emittente on line Radio Elleuno un interessante podcast che si può ascoltare al link: https://www.radioelleuno.it/podcast/i-lunedi-di-seven-7-tracce-per-1-sera-021/
Intervista a Roberto Milone
D: La nascita del rock è stata come un big bang. Ma prima del vero big bang non c’era niente (forse). Prima del rock qualcosa ci sarà stata.
R: «Certo, e lo vediamo esaminando il mercato discografico americano, che prima di Elvis proponeva principalmente tre stili, tre macro generi destinati a tre diversi tipi di pubblico: il Rhythm and Blues, espressione della comunità afroamericana, la Country Music, che si rivolgeva al pubblico bianco delle campagne e degli stati del Sud e il Pop, che era la musica più diffusa, per famiglie e per la borghesia urbana. È bene ricordare che il POP non è uno stile musicale preciso. È musica popolare (da cui pop) che ha successo di massa e a differenza del blues e del country non trae origine da subculture.Piace al grande pubblico a prescindere dal genere o dallo stile con cui è stata creata.»
D: Questo è il prima. Ma il rock come è nato?
R: «Semplificando, il rock’n’roll è nato dalla fusione tra blues e country. In realtà ha molti genitori come lo swing, il boogie-woogie e l’honky tonk. Una miracolosa mescolanza da cui vennero fuori Elvis e il rockabilly, prima espressione definita del rock’n’roll. Non il ballo, ma il genere, cioè la Musica Rock, poi base di tutta la musica popolare della seconda metà del Novecento, anche in Europa. Il blues ne costituisce la matrice espressiva fondamentale: attraverso una struttura armonica codificata e un linguaggio diretto, si diffuse raccontando la vita del popolo nero americano, fatta di lavoro duro, povertà, discriminazione, fede religiosa ma anche di desiderio, piacere, trasgressione e vitalità. Nei campi gli afroamericani faticavano, ma la domenica cantavano gli inni sacri in attesa di avere ricompense nell’aldilà. Sembrano dire che la vita terrena va goduta come meglio si può. Direi che sex and drugs and rock’n’roll l’hanno inventato loro. Insomma, il blues può essere malinconico e introspettivo oppure frenetico e festoso, come dimostrano artisti quali Robert Johnson ed Elmore James, che esercitarono una forte influenza sui futuri musicisti rock.»
D: Ho sentito parlare di “race records”. Ma non credo che si tratti di record sul giro. Cosa sono?
R: «Erano i 78 giri destinati al pubblico nero, così definiti perché erano giudicati roba esclusiva della comunità nera, da cui il pubblico bianco si teneva a distanza. Tutto cambiò grazie ad Elvis Presley, che era nato in Mississippi e viveva a Memphis. Come tutti i bianchi musicisti e giovani appassionati di musica, ascoltava la black music e i canti neri eseguiti nelle strade, nelle case e nelle chiese, come faceva Hank Williams, il re del country.»
D: Quindi anche Williams contribuì a fondere country e blues e a far nascere il rock?
R: «Williams, autore prolifico dalla voce originale, rappresenta il prototipo del divo country e, con brani come Move It On Over, anticipa il rock’n’roll fondendo schemi blues e stile country in una forma ritmica vivace e ballabile. Nato in Alabama, morì a soli 29 anni per un collasso dopo una vita di concerti, di successo e di eccessi dovuti all’alcol e all’uso di psicofarmaci che prendeva per i dolori di una malattia congenita. Di lui fu scritto che morì per troppo suonare, troppo amare, troppo bere e troppo vivere. Con le sue canzoni Hank Williams ha raccontato con straordinaria efficacia la quotidianità della gente comune: relazioni familiari, conflitti domestici, solitudine, ironia e dolore.»
D: Una specie di Lucio Battisti ante litteram, possiamo dire?
R: «Se vogliamo…visto l’enorme successo delle sue canzoni. Cantate per le strade ed eseguite da un numero enorme di artisti, da Bob Dylan ai Rolling Stones, da Ray Charles a Fats Domino, nonché da qualunque musicista country.»
D: Se volessimo fissare una data, quale si potrebbe indicare?
R: «Per convenzione si dice che il rock’n’roll è nato nel 1954, anno in cui fu pubblicato il più famoso dei brani rock, cioè Rock Around the Clock. Nello stesso anno Elvis Presley incise That’s All Right (Mama), reinterpretazione rivoluzionaria di un brano blues di Arthur Boy Crudup. Elvis trasformò una canzone lenta e malinconica in un brano rock, accelerandone il tempo e introducendo soluzioni tecniche innovative. Una di queste è che per la prima volta il contrabbasso sostituì la batteria, creando un groove, una serie ritmica ballabile, anche grazie al suono prodotto sbattendo la mano sul contrabbasso, il cosiddetto slap bass, cioè il basso schiaffeggiato. E poi, per la prima volta un giovane bianco, Elvis, riuscì a portare al grande pubblico una musica fino ad allora relegata ai “race records”, favorendo l’incontro tra culture e pubblici separati.»
D: Oltre a Elvis chi ha contribuito alla diffusione e al successo del rock?
R: «Un altro ciclone che con Tutti Frutti si abbatté sul mercato discografico e sulle teste dei benpensanti, nel 1955, fu Little Richard, un urlatore cresciuto con i canti di chiesa e il rigore della sua religiosissima famiglia. Lo considero il primo artista punk, il primo trasgressore, un pianista pirotecnico, con la pettinatura brillantinata e un ciuffo alto a crocchia, occhi truccati, fondotinta, rossetto, movenze esagerate e giacche con paillettes di due taglie più grandi.
Oltre che rock star Little Richard fu anche un predicatore vero. La sua carriera sempre divisa fra i trionfi del palcoscenico e le chiese in cui predicava amore e pentimento. Proprio lui che si dichiarava peccatore supremo e diceva di volersi ravvedere, perché omosessuale, gran bevitore, dedito alle droghe e per di più interprete della peccaminosa musica del diavolo. Little Richard fu un idolo per Bob Dylan e per James Brown.»
D: Altri artisti da ricordare?
R: «Fats Domino. Basso di statura, un quintale di peso, da cui il soprannome Fat (grasso), sorriso contagioso e un concentrato di energia. Il saluto finale in concerto consisteva nello spingere il pianoforte a colpi di pancione, mentre il pubblico applaudiva e i fiati della big band mantenevano alto il tempo e l’entusiasmo. Domino fu un compositore capace di infilare una dopo l’altra una serie di hit.»
D: Little Richard e Fats Domino erano afroamericani. Di artisti bianchi come Elvis chi vuoi ricordare?
R: «Buddy Holly e Eddie Cochran, che avrebbero potuto dare un notevole contributo all’evoluzione dello stile rock se entrambi non fossero morti giovanissimi, Holly a 22 anni nello schianto di un aereo, quando era all’apice della fama e Cochran a 21 per un incidente d’auto in Inghilterra, al termine di un tour trionfale. Entrambi erano compositori, chitarristi formidabili e cantanti dalla voce originale.
Al contrario degli eccessi mostrati da molti suoi colleghi, Buddy Holly ha tramandato una immagine di bravo ragazzo, con la sua chitarra Stratocaster rossa in bella evidenza, giacca e occhiali, un bel sorriso e la voce morbida dal caratteristico singhiozzo. A lui si devono interessanti intuizioni in sala di registrazione, come l’uso delle sovraincisioni, e nella ricerca di suoni robusti e puliti.
Eddie Cochran, incarnò invece lo spirito del giovane ribelle, anticipando sonorità e atteggiamenti che verranno ripresi dal punk e dall’hard rock. Anche lui, come Holly, fu un curioso sperimentatore di tecniche in sala di registrazione, dagli effetti eco alle sovraincisioni.»
D: Altre figure che non si possono trascurare?
R: «Ovviamente il compositore e cantante nero Chuck Berry l’autore di Johnny Be Goode la canzone simbolo di quella fantastica stagione creativa, composta nel 1958 e suonata da chiunque nel mondo. Johnny Be Goode è contenuta in una navicella spaziale lanciata dalla NASA per far conoscere a eventuali extraterrestri i prodotti culturali, compresa la musica, di uno sconosciuto pianeta chiamato Terra. Di lui John Lennon disse che se il Rock’n’Roll dovesse avere un altro nome dovrebbe chiamarsi Chuck Berry.
Si potrebbe parlare molto a lungo di tutti gli artisti che hanno fatto la storia del rock’n’roll nei Cinquanta e nei primi Sessanta. Come non ricordare Johnny Cash, Gene Vincent (quello di “Be-Bop-A-Lula”) o Roy Orbison (“Oh Pretty Woman”).»
D: Per concludere?
R: «A partire dagli anni Cinquanta il rock’n’roll è diventato il linguaggio di una generazione, quella di American graffiti per intenderci, grazie al valore dei suoi artisti e, in larga parte, al cinema, con Marlon Brando e James Dean in primis.
Il rock è stato una vera rivoluzione culturale, prima negli Stati Uniti e poi in Europa occidentale e nel resto del mondo. Con il rock nacque la categoria dei giovani che prima non esisteva, perché prima erano solo figli, nipoti, studenti. Una categoria, un vero e proprio strato sociale, nato in America fra gli anni ‘40 e i ’50, che solo molti anni dopo arrivò in Europa, compresa l’Italia, grazie alla crescita economica e ancora di più dopo l’arrivo dei Beatles.»

Roberto Milone con alcuni dei suoi innumerevoli 33 giri
