La realtà raccontata con grazia: i romanzi e il giornalismo di Adriana Pannitteri intervistata da Maurizio Piscopo
Adriana Pannitteri è una figura di spicco nel giornalismo italiano, nota per la sua lunga carriera in Rai e per il suo impegno civile come scrittrice. È una giornalista che cura e conduce da febbraio 2024 il programma Tg2 Storie.
Lavora in Rai dal 1990 e per venti anni ha condotto i telegiornali del Tg1 e seguito i casi più scottanti di cronaca anche per TV7 e Speciali Tg1. Laureata in Scienze politiche e in Criminologia, ha pubblicato diversi libri su tematiche sociali tra cui: Madri assassine (Gaffi, 2006), La vita senza limiti, con Beppino Englaro (Rizzoli, 2012), La pazzia dimenticata (L’Asino d’oro, 2013).
Sul tema del femminicidio ha pubblicato due romanzi ispirati a storie vere: Cronaca di un delitto annunciato (L’Asino d’oro, 2017) e La forza delle donne (Perrone, 2020). Con Valerio de Gioia ha firmato il saggio Il sangue delle donne (Vallecchi, 2024). Nel mese di Giugno è uscito il suo ultimo romanzo dal titolo “Di me, folle e di mia zia Clarabella.”

Ad Adriana Pannitteri poniamo alcune domande:
D: Quando e come nasce la sua passione per il giornalismo?
R: La passione per il giornalismo nasce da adolescente. Frequentavo il primo liceo sperimentale della Capitale e c’era la possibilità di accedere nel pomeriggio e corsi non canonici: fotografia, geologia, giornalismo. Scelsi di scrivere nel giornalino della scuola.
D: Quanta Sicilia c’è nelle sue opere e nel suo cuore?
R: Nel mio cuore, in tutti i miei libri, c’è tanta Sicilia. Ho ritrovato nella scrittura, in particolare dei miei romanzi, gli odori e i sapori di quella terra e soprattutto gli affetti.
D: Quanti ricordi della Sicilia sono legati alla sua infanzia?
R: I ricordi di Paternò sono nei miei racconti in gran parte autobiografici. La vita mi ha posto davanti alla necessità di ricostruire le fila del mio passato. Non lo avevo fatto per molto tempo ed è stato un esercizio terapeutico.
D: Lei ha detto: “La Sicilia è veramente per me un posto dove mi batte il cuore, e ogni volta che ho l’occasione di tornare per presentare i miei libri ne scopro un pezzo che non conoscevo”. Mi fa pensare alle “Cento Sicilie di Gesualdo Bufalino.”
R: Tornare per presentare i miei libri è come farsi abbracciare dagli affetti che purtroppo spesso si smarriscono. Ho perso molte persone care negli ultimi anni e non trovarle più a Paternò è un dolore immenso. Ma c’è la Sicilia, la terra arida e calda, il mare, il vulcano, l’insolenza dei siciliani.

D: Chi era Raffaella Carrà fuori dagli schemi del “crudele” mondo dello spettacolo, a cui lei ha dedicato un libro: “La ragazza perfetta?”
R: Ho scritto di Raffaella Carrà e ho realizzato un documentario per il Tg1 perché mi affascinava questa ragazza che ha saputo accettare di diventare donna, senza rifiutare le rughe e inventando sempre se stessa. Una donna che ha studiato tanto e non ha mai accettato compromessi.
D: Cosa non hanno capito gli uomini delle donne, la loro emancipazione, la loro libertà, il loro linguaggio fatto di gesti, di dettagli e delicatezze, o quelle “note musicali” che l’orecchio dei maschi non riesce a sentire…
R: Non sono in grado di dire che cosa non abbiano capito gli uomini delle donne. Paradossalmente ai miei tempi – mi riferisco al periodo del femminismo e delle contestazioni – eravamo più complici che nemici. Qualcuno pensa che ci siamo troppo emancipate. Io vorrei ricordare che sono troppe le donne di una certa generazione che hanno rinunciato ai loro desideri e hanno vissuto in totale subordinazione.
D: La nostra è una società molto fragile. I femminicidi continuano ogni giorno e turbano la nostra vita, si distruggono tante famiglie. Cosa possiamo fare per educare la gente al rispetto delle donne sin dall’infanzia?
R: Per quanto riguarda i femminicidi credo che la fragilità sia la parola chiave. L’incapacità di guardare l’altro come persona e di elaborare un altro modo per soffrire, persino un modo grottesco. Il mio ultimo romanzo affronta proprio questo tema.
D: Lei è una giornalista molto amata dal pubblico, adopera il microfono con infinita dolcezza ed entra nelle case degli italiani in punta di piedi. Cosa prova ogni volta che va in onda in Tv sapendo che ci sono milioni di persone che la stanno ascoltando?
R: Ho condotto il tg1 per oltre 20 anni, ho raccontato drammi e tragedie. Credo che quando si accende la lucina della telecamera dobbiamo sempre pensare che dobbiamo essere garbati. C’è troppa arroganza in giro. Non abbiamo il diritto di ferire le persone.
D: Lei ha dedicato un Tg2 Storie speciale ed indimenticabile ad Andrea Camilleri dal titolo: “Camilleri sono!”. Cosa pensa dell’eredità culturale lasciata dallo scrittore di Vigata?
R: “Camilleri sono ..” è un documentario che ho realizzato per Tg2 Dossier … credo al momento, il solo, che ha avuto la totale collaborazione della famiglia di Camilleri. E’ il mio scrittore preferito. Postura e gesti mi ricordano mio padre, un siciliano pacioso e a tratti buffo. Non puoi non amare Camilleri . Penso che continueremo a leggerlo e a guardare in Tv il suo Montalbano in eterno.
D: In che modo la psichiatria può aiutare la fragilità dei giovani di oggi?
R: La psichiatria può tanto, non bisogna averne paura. Certo ci sono psichiatri e psichiatri ma questo vale per tutti i campi della medicina. Ho realizzato decine di inchieste su questo tema. L’idea di fondo è che la malattia mentale non sia curabile. Invece lo è se affrontata nel modo giusto.
D: Quali sono i suoi progetti per il futuro?
R: Progetti per il futuro ? Al momento sto per ricominciare la nuova stagione di Tg2 Storie e un nuovo giro di presentazioni dell’ultimo romanzo uscito a giugno… Poi si vedrà.
Per le foto di Adrina Pannitteri si ringraziano Emilio Sturla Furnò e Melissa Fusari.