RIFLESSIONI SULLE MOTIVAZIONI DEGLI ITALIANI CONTRARI

Il progetto del Ponte sullo Stretto rappresenta una grande sfida ingegneristica a causa della particolare posizione geografica in cui sarà costruito. Il canale dello Stretto di Messina è un punto sottoposto a venti e correnti marine molto forti ed è una zona ad elevatissimo rischio sismico, condizioni che rappresentano un serio problema per la realizzazione di un ponte sospeso a oltre 3 mila metri d’altezza, lungo 3 chilometri e a campata unica, ovvero senza piloni intermedi posti in mare. È un’opera unica per caratteristiche e mai realizzata al mondo prima d’ora.

Le cifre stimate per la sua costruzione, intorno ai 15 miliardi di euro, sono decisamente onerose e, come spesso accade per opere di questa portata, sono soggette a lievitare ulteriormente in corso d’opera.

Ma al di là di tutte le problematiche sopra evidenziate, cosa ne pensano gli italiani della realizzazione del Ponte sullo Stretto?

Sono stati realizzati diversi sondaggi negli ultimi anni al riguardo, ma i risultati cambiano notevolmente, distribuendo percentuali tra favorevoli e contrari molto discordanti da sondaggio a sondaggio, ed è facile ipotizzare che ciò dipenda anche da chi li commissiona e dalle simpatie o antipatie politiche dei giornali che li pubblicano.

Nessun sondaggio racconta meglio dei commenti sui social le spaccature dell’opinione pubblica in merito all’argomento, ma soprattutto sono interessanti le motivazioni di chi è contrario al ponte.

Stiliamo, dunque, una classifica dei commenti più ricorrenti e analizziamoli uno alla volta, ponendo alcune riflessioni che ritengo indispensabili.

Al primo posto in classifica: “Il ponte non serve, ormai si viaggia perlopiù in aereo e volare costa poco!”

Chi fa questa affermazione solitamente non vive in Sicilia, e se vive in Sicilia viaggia prevalentemente per andare in vacanza. Organizzare un viaggio per una vacanza, una o due volte all’anno, permette di vivere l’esperienza in modo assai differente da chi viaggia per necessità e con una frequenza maggiore.

Pianificare con largo anticipo un viaggio di vacanza offre la possibilità di scegliere i prezzi dei voli migliori, gli orari e i giorni della settimana più convenienti per viaggiare, stabilendo preventivamente un limite di budget e tenendo comunque conto dell’eventualità di spendere qualcosina in più o di dover affrontare lunghe code agli imbarchi dei traghetti (problema aggirabile scegliendo periodi dell’anno e orari meno soggetti alla calca dei vacanzieri).

Ma per chi si sposta spesso dalla Sicilia al continente e viceversa per motivi di studio, di lavoro o di salute (sì, siamo costretti a spostarci anche per curarci adeguatamente) allora le cose si fanno serie e difficili.

Non è raro essere costretti a pagare un biglietto aereo il doppio di qualunque altro cittadino italiano, specialmente in determinati periodi dell’anno. È per questo che si parla del problema del “caro-voli” in Sicilia.

Le misure adottate recentemente dalla Regione Sicilia nell’ambito della continuità territoriale si sono dimostrate insufficienti.

Il progetto Sicilia Express, ad esempio, prevedeva un collegamento diretto via treno da Torino verso Palermo o Siracusa nei periodi di Natale e di Pasqua, per facilitare il ricongiungimento dei siciliani con le proprie famiglie a prezzi low cost. Il costo del biglietto era infatti intorno ai 30 euro, ma i posti a disposizione solo 560, che tramite prenotazione andavano esauriti in pochissime ore.

Nel 2025 un nuovo progetto della Regione ha previsto collegamenti aerei, gestiti dalla compagnia Aeroitalia, a basso costo per i siciliani. Il prezzo dei biglietti varia dai 55 agli 80 euro, ma riguarderanno solo i voli da Milano Linate o da Roma Fiumicino solo verso l’aeroporto di Comiso e viceversa. Sono previsti due voli al giorno per la tratta Comiso-Roma e un solo volo per la tratta Comiso-Milano.

Il numero di posti disponibile è di minimo 120 a tratta. L’efficacia reale di questa nuova misura sarà, quindi, da verificare poiché il progetto partirà dal 1° novembre 2025 e si concluderà il 31 ottobre 2028.

Si calcola che oggi vi siano in media 20 mila passeggeri al giorno che, tramite auto e treni, attraversano lo Stretto di Messina, di cui 5 mila pendolari. Si stimano attualmente circa 11 milioni di viaggiatori all’anno, con un incremento del volume di traffico rispetto ad alcuni decenni fa..

Siamo, dunque, sicuri che il Ponte sullo Stretto non sarebbe una valida alternativa e risorsa per i milioni di viaggiatori che lo attraverserebbero?

Al secondo posto della nostra classifica: “Il ponte costa troppo! Aggiustate le strade o fate altre cose necessarie!”

Sì, molte strade in Sicilia sono fatiscenti, mancano adeguati collegamenti autostradali tra una provincia e l’altra, la rete ferroviaria è un disastro e, malgrado alcuni proclami politici, non abbiamo ancora l’alta velocità (si può arrivare ad impiegare oltre 10 ore di viaggio in treno per andare da una città della Sicilia orientale a una città della parte occidentale).

Inoltre spesso si compie la scelta scellerata di chiudere interi reparti ospedalieri e pronto soccorso per accorparli ad altre strutture in grandi città siciliane al fine di limitare le spese per la sanità, a discapito delle città più piccole e della salute dei loro cittadini.

La rete idrica è un colabrodo e determina la mancanza di acqua corrente per giorni con enormi disagi. Ciò non accade solo nei piccoli paesini dell’entroterra, come si potrebbe pensare, ma anche in città come Palermo e Agrigento, capitale della cultura 2025! Insomma siamo messi male, ma da decenni e, quindi, non certamente a causa dal progetto del ponte.

Quando in Lombardia, in Veneto o in Piemonte c’è la necessità di realizzare un’infrastruttura o un’opera importante per il territorio, si chiede ai cittadini del nord di scegliere? “Preferite l’ospedale o l’acqua corrente a casa?

Perché il problema si pone solo al sud? Pensare alla progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto non dovrebbe inficiare su tutte le altre necessità del territorio, specialmente quelle vitali come l’acqua.

E invece no, qui al sud dobbiamo abituarci all’idea che non possiamo avere tutto il necessario, bisogna rassegnarsi!

Terzo posto in classifica per il commento: “Usate per altre priorità le cifre preventivate per il ponte.”

E se il ponte non fosse più realizzato? Davvero le importanti somme stanziate andrebbero automaticamente in bilancio per realizzare tutte le altre infrastrutture indispensabili in Sicilia e Calabria?

Si parla adesso di priorità, ma possiamo affermare che nel corso dei secoli, anche quando l’idea del ponte finiva nel dimenticatoio per decenni, nessun governo ha mai lavorato a soluzioni serie per garantire diritti fondamentali, eliminare tutte le condizioni discriminanti e restituire dignità a due territori, Sicilia e Calabria, prese in considerazione spesso solo come località turistiche.

Al quarto posto: “Facciamo il referendum sul ponte!”

Chi avanza questa proposta, da un lato pensa che il ponte sia solo una roba per meridionali e, quindi, si domanda “perché lo devo pagare anche io che vivo a Bolzano?

Dall’altro è abbastanza convinto, che proprio perché riguarda maggiormente le due regioni estreme del sud Italia, la maggioranza degli italiani voterebbe contro. Giochi chiusi e non se ne parli più!

Le somme previste per la costruzione del ponte (circa 15 miliardi di euro) provengono prevalentemente da fondi statali e in parte minore da finanziamenti europei.

Nel giugno del 2024 il Consiglio Europeo ha stabilito che il ponte sullo Stretto è un’opera fondamentale in quanto “corridoio Scandinavo-Mediterraneo”.

Detto ciò, vi chiedo: quando in Piemonte, in Lombardia, in Veneto, in Toscana ecc si decide di costruire con soldi pubblici infrastrutture, dighe, nuovi ospedali e altro ancora, si fa un referendum?

Io, cittadina italiana, nata, cresciuta e residente a Catania, sono stata interpellata per decidere se il MOSE doveva essere costruito?

Il MOSE è un sistema di dighe mobili che dovrebbe proteggere Venezia dall’acqua alta. Questa opera, di cui beneficia solo ed esclusivamente la città di Venezia, è stata pagata da tutti i contribuenti italiani ed è costata oltre 6,5 miliardi di euro di denaro pubblico, a cui si aggiungono circa 211.000 euro solo per la sua attivazione e 95 milioni di euro all’anno stimati per la manutenzione.

La TAV, linea ferroviaria internazionale Torino-Lione, lunga 270 km, destinata al trasporto di merci e passeggeri, ha un costo stimato intorno ai 25 miliardi di euro. L’opera è finanziata da Italia, Francia e UE. Il costo attuale previsto a carico dello Stato italiano è di 11,1 miliardi di euro, ma l’infrastruttura è ancora in corso d’opera e quindi le cifre potrebbero essere soggette ad incrementi.

Le regioni maggiormente coinvolte nella questione Ponte sullo Stretto, sono Calabria e Sicilia, e se mai ci dovesse essere un referendum, dovrebbe interrogare le popolazioni di queste due aree, specialmente delle due città più esposte a potenziali rischi o ad eventuali benefici, poiché sia Villa San Giovanni che Messina saranno stravolte a livello urbanistico ed ambientale dalla costruzione di quest’opera.

Conclusioni

È ancora lunga la classifica dei commenti a cui si potrebbe obiettare con dati oggettivi che evidenziano le disparità tra nord e sud.

Dovremmo finalmente favorire un dibattito sano, lontano da disfattismo, ideologie politiche o tifoserie di partito.

Basterebbe smettere di reiterate le solite critiche a stampo, opinioni trite e ritrite che non portano mai a nulla, tranne che a lamentarsi sempre di quello che non si fa, obiettando sempre su ciò che si vuol fare con la sola motivazione che c’è sempre qualcosa di più urgente.

Mettere puntualmente in contrapposizione il Ponte sullo Stretto con altre necessità impellenti è un’azione, consapevole o inconsapevole, di auto sabotaggio per i siciliani, i quali spesso non si accorgono che solo in Sicilia e nel meridione si pone il problema di scegliere fra diritti e diritti.

I meridionali sono purtroppo così abituati ad elemosinare ogni diritto da lasciarsi soggiogare da chi, attraverso i soliti discorsi, li incita alla rabbia fine a se stessa. Il risultato è sempre uno: non ottenere niente, né il necessario, né il “superfluo”.

Viviamo in due Italie diverse e divise e una vale sempre meno dell’altra, La cosa peggiore è che ci siamo abituati a queste discriminazioni, al punto tale da legittimare tali discorsi e tali ingiustizie.

Una cosa è certa: il ponte sullo Stretto non basterebbe a colmare le grandi distanze tra italiani del nord e italiani del sud.

E SALVINI? PERCHÉ SI BATTE PER IL PONTE?

Sembra proprio che Matteo Salvini stia perdendo il consenso degli elettori al nord proprio a causa di questa sua battaglia per il ponte.

E non c’è da stupirsi. Dopo decenni in cui i leader della Lega, compreso Salvini, hanno disprezzato il sud ed i meridionali, descritti come delinquenti, nullafacenti e parassiti, gridando lo slogan “Prima il Nord!”, mutato recentemente in “Prima gli Italiani”, è comprensibile che gli elettori della Lega si sentano traditi dal loro rappresentante ora che, in veste di Ministro delle Infrastrutture e dei Trasponrti, “butterà via” 15 miliardi di euro per il sud.

La domanda a questo punto è: quali sono le reali motivazioni di un convinto anti-meridionalista come Matteo Salvini, tanto importanti da correre il rischio di essere punito dal proprio bacino elettorale alle prossime elezioni?

Di Anna Lisa Maugeri

Anna Lisa Maugeri, blogger, web writer, moderatrice, lavora da anni per passione nel mondo della comunicazione e dell’informazione sul web scrivendo articoli, realizzando interviste e contenuti video su temi di attualità, cronaca, tematiche sociali, economia, medicina, salute e benessere. Ha creato e dirige il blog www.siciliabuona.com e il canale YouTube "Sicilia Buona". Ha lavorato per il canale YouTube di informazione ed approfondimento CRESCERE INFORMANDOSI realizzando video interviste ed altri contenuti.