Che si sia o no credenti, la giovane Agata, vissuta nel terzo secolo d.c., non può non suscitare l’ammirazione di chi crede che la dignità di ognuno vada al di là delle convinzioni religiose o politiche e dunque merita rispetto e ammirazione chi, per difendere la propria dignità e i propri valori, arriva al sacrificio supremo della vita, come ha fatto appunto Agata.
Di lei spesso si sottolinea solo la testimonianza di fede religiosa, ma ci sembra importante evidenziare anche il suo grandissimo spessore umano, la sua modernità.
Con l’avvicinarsi del 5 febbraio, nella nostra città assistiamo ad espressioni di devozione sia sacre che, spesso, profane.
Duole dire che la sua modernità, il suo essere un modello anche per le donne del XXI secolo, sfugge troppo spesso alla maggioranza dei devoti, e anche delle devote. Ciò che vogliamo sottolineare è che Agata seppe opporsi allo stesso tempo al maschio e al potente prevaricatori.
Come può essere oggi di esempio alle giovani donne catanesi e non solo? In una città con uno dei più alti tassi di evasione scolastica si legge di padri che non mandano a scuola le figlie adolescenti perché i loro fidanzati si oppongono. Padri che hanno abdicato al loro ruolo, al loro dovere di educatori, condannando le figlie a una vita di ignoranza e di sottomissione.
Ecco, Agata può essere da esempio a tutte queste giovani, dando loro la forza di ribellarsi a questo stato di cose per conquistare la propria indipendenza e un futuro migliore.
Speriamo in questo miracolo.
