La verità sulle macerie della scuola femminile Shajareh Tayyebeh inizia a farsi strada tra le maglie della censura e i rimpalli di responsabilità. Dopo giorni di incertezze, gli stessi investigatori del Pentagono hanno dovuto cedere all’evidenza: è “altamente probabile” che il missile che il 28 febbraio ha sventrato l’istituto di Minab appartenga all’arsenale statunitense.
I numeri dell’orrore
Il bilancio delle giovanissime vittime (tutte bambine tra i 7 e i 12 anni) resta drammatico. L’UNICEF parla ufficialmente di 168 decessi, le autorità di Teheran alzano l’asticella a 180.

Quella che inizialmente era stata liquidata da alcuni osservatori occidentali come “propaganda di regime” si sta rivelando il punto più basso dell’operazione “Epic Fury”, l’offensiva congiunta lanciata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro l’Iran. Le analisi visive pubblicate dal New York Times e dal Washington Post non lasciano spazio a dubbi: un ordigno di precisione, con ogni probabilità un Tomahawk, ha centrato l’edificio scolastico. L’ipotesi degli esperti è che il sistema di puntamento abbia scambiato la scuola per un centro di comando dei Pasdaran, vista la vicinanza con una base navale.
Il caso tra scetticismo e contro-informazione
Mentre i satelliti confermavano il tragico errore, in Italia il dibattito mediatico prendeva una piega paradossale. Come sottolineato da Arianna Innocenzi su Il Fatto Quotidiano, diverse firme del giornalismo nostrano hanno alzato un muro di scetticismo.
Mariano Giustino (Radio Radicale) ha tentato di smontare la versione ufficiale con analisi auto prodotte, ipotizzando che la strage fosse causata da un missile iraniano difettoso. Sulla stessa linea, David Parenzo ha animato i microfoni de La Zanzara sollevando dubbi sulla paternità dell’attacco e richiamando i precedenti dei Pasdaran per giustificare la propria incredulità. Una polarizzazione che, di fatto, ha rallentato la percezione della realtà documentata sul campo.
L’operazione “Epic Fury”, presentata da Israele come un attacco preventivo necessario, sta lasciando una scia di “danni collaterali” che interrogano la coscienza internazionale. Se da un lato Donald Trump promette che “l’ora della libertà è vicina” per gli iraniani, dall’altro l’UNESCO condanna senza appello l’uccisione degli innocenti.
Resta il quesito etico e legale: le scuse formali o le indagini interne del Pentagono possono bastare a riparare il massacro di 180 bambine? Mentre la comunità internazionale invoca il ritorno ai tavoli negoziali, la strage di Minab resta lì, a testimoniare che in guerra la precisione tecnologica non esime dalla responsabilità morale.
Fonte New York Times: https://www.nytimes.com/2026/03/08/world/middleeast/iran-minab-school-strike.html?searchResultPosition=8
Fonte articolo di Arianna Innocenzi su Il Fatto Quotidiano: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/03/07/nyt-razzo-usa-contro-la-scuola-ma-ce-chi-urlava-alla-fake-news/8316272/
