Mentre il silenzio e l’indifferenza sembravano aver calato il sipario sulla tragedia che ha colpito il Mediterraneo a gennaio, la nave Safira di Mediterranea Saving Humans è salpata dal porto di Trapani per un atto di ribellione spirituale e civile. Domenica 22 febbraio, alle ore 11:00, le acque che hanno inghiottito circa mille vite durante il passaggio del devastante ciclone Harry sono diventate l’altare di una commemorazione senza confini.
Video e interviste di Michele Giacalone a cura di Sicilia Buona
LUCA CASARINI: “BISOGNA SOCCORRERE IN MARE, NON BLOCCARE. METTIAMO AL CENTRO LA VITA”
Domenica 22 febbraio, dal porto di Trapani, la nave Safira di Mediterranea Saving Humans è salpata per commemorare le circa mille vittime degli otto naufragi avvenuti durante l’uragano Harry. Un gesto necessario per restituire dignità a chi è stato inghiottito dal mare e dall’indifferenza.
In mare è stata celebrata una Santa Messa da Don Mattia Ferrari, accompagnata da una preghiera islamica e un’orazione civile. Un lancio simbolico di fiori per abbracciare idealmente i dispersi e mostrare vicinanza alle famiglie in Libia e nei paesi subsahariani. Il vescovo di Trapani, Mons. Fragnelli, si è unito spiritualmente con una preghiera ispirata al brano “Un’onda perfetta”, mentre il diacono Marcantonio ha benedetto le salme dei corpi recentemente approdati sulle coste siciliane. Luca Casarini, cofondatore e presidente della missione Mediterranea Saving Humans, ha ribadito l’impegno nel soccorso civile. L’iniziativa ha raccolto la solidarietà di comunità religiose e movimenti di base da tutto il mondo (USA, Africa, America Latina), uniti nel chiedere che il Mediterraneo smetta di essere un cimitero senza nomi.
LAM MAGOK, ATTIVISTA E MEMBRO DI REFUGEES IN LIBYA
Lam Magok è un attivista e rifugiato, membro attivo di REFUGEES IN LIBYA, un’organizzazione che si batte per i diritti dei migranti e dei rifugiati. In questa intervista chiede che i rifugiati vengano soccorsi e salvati, sottolineando che il loro obiettivo non è la migrazione economica illegale, ma la ricerca di sicurezza e di una vita libera dalla guerra, che sperano di trovare in Europa. Il suo è un appello all’empatia, chiedendo di non dimenticare chi soffre nei centri di detenzione o chi muore durante la traversata del Mediterraneo.
