Solidarietà a Sigfrido Ranucci dalla redazione di Sicilia Buona
La notizia del terribile attentato avvenuto ieri sera ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci fa ripiombare l’Italia agli anni delle bombe e delle stragi.
Intorno alle ore 22.00 di ieri, 16 ottobre 2025, è esploso un ordigno che ha distrutto le auto del giornalista d’inchiesta e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. La deflagrazione è avvenuta alle porte di Roma, in una frazione di Pomezia, proprio di fronte all’abitazione del giornalista, dove erano parcheggiate la sua auto e quella della figlia. L’ora dell’esplosione potrebbe far pensare all’intenzione deliberata di uccidere piuttosto che ad una intimidazione.
Secondo le ultime notizie, l’ordigno, che era sprovvisto di timer e conteneva circa un chilo di esplosivo, era stato posizionato o lanciato pochi istanti prima tra i vasi presenti all’esterno della villetta. La Direzione distrettuale Antimafia sta indagando su quanto accaduto, affiancata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati e dalla Digos della questura di Roma. L’eventuale presenza nella zona di telecamere di video sorveglianza potrebbe contribuire a ricostruire i fatti e ad individuare gli autori del vile attentato. Al momento, l’ipotesi di reato formulata è di danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso.
Sigfrido Ranucci
Sigfrido Ranucci è stato inviato di guerra, è autore di diverse inchieste giornalistiche importanti a livello nazionale ed internazionale.
Il suo percorso nel giornalismo inizia con una collaborazione al quotidiano Paese Sera, dove si dedica fin da subito alla cronaca e alle inchieste, affinando uno sguardo attento e critico sulla realtà. Nel 1990 approda in Rai, prima come redattore, poi come inviato del Tg3, racconta con passione temi che toccano da vicino la società, l’ambiente e la politica.
Con il passaggio a Rai News 24, si trova al centro dei grandi eventi che segnano la storia contemporanea: è tra i primi a documentare gli attentati dell’11 settembre a New York, segue la tragedia dello tsunami del 2004 a Sumatra e si muove tra le tensioni nei Balcani e in Medio Oriente.
Nel 2005, durante un’inchiesta in Iraq, firma un reportage coraggioso sull’uso del fosforo bianco nella battaglia di Fallujah, contribuendo a far luce su una delle pagine più controverse del conflitto. Inoltre è grazie a lui se oggi conosciamo integralmente l’ultima intervista di Paolo Borsellino, rilasciata dal giudice a due giornalisti francesi.
Ranucci è sotto scorta dal 2010, ma le misure sono state rafforzate nel 2021, quando si scoprì che due killer albanesi erano stati assoldati dalla ‘ndrangheta per ucciderlo. Nel corso degli anni ha ricevuto diverse minacce a causa delle sue inchieste “scomode”, e purtroppo anche noti personaggi politici hanno alimentato un clima di odio contro Ranucci, colpevole di fare bene il proprio lavoro attraverso le sue inchieste giornalistiche e quelle del team di Report, trasmissione particolarmente osteggiata e che certa politica ha troppo spesso tentato di eliminare dai palinsesti Rai.
E oggi è proprio dal mondo politico che ci aspettiamo una ferma condanna contro questo atto criminale mafioso che probabilmente non mirava solo a spaventare, ma voleva deliberatamente uccidere.
L’Italia delle bombe e delle ipocrisie
Quanto accaduto ci mette davanti all’evidenza: ciò che pensavamo fosse stato combattuto e vinto è ancora presente, attivo e minaccioso. Minaccia singole vite e la società tutta, punta ad eliminare il giornalismo d’inchiesta e a sottrarre ai cittadini il diritto ad essere informati.
Mentre Maurizio Gasparri in diretta su Rai3 alla trasmissione Re Start, si è limitato a dire che si spera che gli autori siano presi cambiando subito argomento e portato l’attenzione alla tragedia dei giorni scorsi a Padova in cui sono morti tre carabinieri, la Premier Meloni e altri esponenti politici di maggioranza e di opposizione, hanno espresso la propria solidarietà al giornalista Ranucci e condannato l’attentato.
La nota di Palazzo Chigi: “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere.”
Sono in corso le indagini e ci auguriamo che si arrivi prestissimo ai nomi degli esecutori e dei mandanti, ma non dimentichiamo le difficoltà che affrontano in Italia i giornalisti di inchiesta, a partire dagli attacchi del mondo politico che dovrebbe invece tutelarli.
Riproponiamo un estratto dell’intervista in cui Ranucci parla dell’importanza del giornalismo d’inchiesta e del diritto all’informazione.
