Daniela Petracca, attivista di Shorùq Arcigay Trapani, racconta l’impegno quotidiano per dare visibilità alla comunità LGBTQI+ e costruire spazi sicuri per combattere le discriminazioni
Daniela Petracca, attivista e tra le fondatrici di Shorùq Arcigay Trapani, racconta il primo Pride di Trapani e l’impegno quotidiano per costruire spazi sicuri e combattere le discriminazioni.
“Le attività principali di Shorùq Arcigay Trapani sono svariate – spiega Petracca -. Fondamentalmente siamo per l’accoglienza, cercando di essere una sorta di faro nel territorio, soprattutto per la comunità LGBTQI+, ma non solo, anche per i genitori e per i parenti delle persone della comunità LGBTQI+.
Organizziamo spesso formazione nelle scuole e momenti di socializzazione per la comunità sul territorio, come con gli Aperi Pride. Lo facciamo sia a Trapani che in provincia, a Marsala, a San Vito, a Castellammare. Abbiamo organizzato delle mostre fotografiche di sensibilizzazione e, ovviamente, la cosa che più ci ha dato orgoglio ultimamente è aver organizzato il primo Pride di questa città”.
Dal silenzio alla piazza: quando la città ha risposto al Pride
Daniela Petracca: “L’affluenza era qualcosa a cui abbiamo tentato di non pensare per tutto il tempo dell’organizzazione, perché non si riusciva mai a capire come sarebbe andata. Abbiamo ipotizzato mille persone, ma quando abbiamo visto la marea di gente che è arrivata quel giorno per noi è stata la gioia più grande. Evidentemente il messaggio era arrivato dove doveva arrivare, è stato magico.
C’è urgenza di parlare di questi argomenti e di tanti altri, perché si tende ancora oggi a non parlare molto o bene delle tematiche che riguardano le persone e le comunità più marginalizzate della nostra società, e noi siamo qui per questo.
Lo diciamo sempre di essere una sorta di faro che va ad illuminare quegli anfratti, quegli occhi bui che molto spesso stanno bene a tutti che rimangano bui, ma di cui noi invece vogliamo parlare, vogliamo visibilità, vogliamo dire le parole gay, lesbica, trans, pride, e dirle a voce alta. Vogliamo che la gente si abitui a tutto questo, perché non ci sia più nessuna differenza tra una parte e l’altra della società, perché non ci siano privilegi di una parte della società rispetto all’altra.
Riteniamo che sia ancora necessario fare dei Pride per far capire alla gente che c’è tanto da fare, oltre che per scendere in strada e dissentire contro ciò che non va, lottare per i diritti che non sono ancora riconosciuti a tutte e a tutti”.
Transfemminismo, migrazioni e identità: l’attivismo che include tutte le voci
Daniela Petracca: “Ci occupiamo di svariate tematiche della società, anche quella femminista che però abbiamo rinominato a livello internazionale “transfeminismo”.
Ci occupiamo dei diritti delle donne, ma per noi le donne non sono solo quelle che sono nate biologicamente tali, come ci vorrebbe far credere la signora J.K. Rowling. Crediamo che l’identità di genere parte dalla testa, nel senso che io posso non riconoscermi nel genere che mi è stato assegnato alla nascita come sesso biologico ed intraprendere un percorso di riassegnazione di genere, come capita a molte persone transgender che sono estremamente discriminate nella nostra società. Nel nome della nostra associazione vedete le lettere LGBTQI+, la T probabilmente è quella più vessata ed è quella delle persone transgender. Per noi le donne trans sono assolutamente donne a tutti gli effetti.
Quindi il nostro attivismo è totalmente intersezionale. Vogliamo pari diritti per tutte e per tutti.
Ci occupiamo anche delle persone della comunità migranti che chiedono asilo in Italia, e in Sicilia in particolar modo, perché essere gay nel proprio paese d’origine è un crimine. Quindi cerchiamo di essere presenti e di dar luce a chi purtroppo è stato relegato in un angolo per molto tempo”.
Una sede per l’AssociazioneShorùq Arcigay Trapani: l’accoglienza della Chiesa Valdese
Daniela Petracca: “La Chiesa Valdese, a livello nazionale, è estremamente aperta in materia di diritti LGBT e lo è stata anche a Trapani. Si è dimostrata estremamente accogliente nei nostri confronti e ci ha offerto la possibilità di poter iniziare un cammino insieme.
Per noi è stato un nuovo inizio: avere la nostra sede ed esserci formati come associazione è stato come mettere quel mattone, quel tassello su cui costruire tutto il resto. C’è gente che non è disposta a venire agli Aperi Pride o alle varie iniziative che facciamo, perché è ancora timida o perché non vuole esporsi per svariate ragioni.
Chi viene qui, a volte, lo fa anche soltanto per sedersi e stare in un posto sicuro, soprattutto chi viene qui da solo.
Ci vuole tantissimo coraggio ad affrontare quel primo step, metterci la faccia e dire: io sono gay, io sono lesbica, io sono trans, io non riesco a capire in cosa mi identifico, chi sono.
Nella maggior parte dei casi parliamo di questo, di gente che vuole sentirsi meno sola e che viene per socializzare. Abbiamo avuto, poi, casi di diverso tipo, ad esempio di persone che sono state sbattute fuori di casa perché hanno fatto coming out con i genitori. La nostra sede è in via Orlandini 38, a Trapani, presso i locali della Chiesa Valdese.
Siamo aperti il lunedì dalle 18 alle 20. La prima maniera di sostenerci è quella di tesserarsi, costa 10 euro e dura un anno, inoltre per i tesserati ci sono deglo sconti in svariate attività di Trapani, ma in primis con l’iscrizione sai che stai sostenendo un’associazione che è totalmente autosufficiente proprio grazie alle donazioni e ai tesseramenti.
Per contattarci la maniera più semplice è scriverci un messaggio sui social, su Instagram o su Facebook, come fa la maggior parte delle persone che ci contattano, a volte dando il proprio nome in un secondo momento”.
