Foto di Ellen da PixabayFoto di Ellen da Pixabay

Ed è di nuovo San Valentino, la festa degli innamorati. Torna tutti gli anni e ci piomba addosso così, a tradimento, mentre noi siamo ancora impegnati a metabolizzare Sanremo.

Il 14 febbraio è una di quelle date di cui si dimentica l’esistenza per tutto il resto dell’anno, ma quando arriva, se sei sposato o fidanzato, non puoi far finta che non esista. Se hai un partner particolarmente attento/a alle ricorrenze, sai che non ti sarà perdonato non essere romantico/a in questo giorno dell’anno.

Potete aver scalato insieme il Monte Everest ed esservi giurati amore eterno una volta in cima alla sua vetta, realizzato il sogno di una vacanza romantica esclusiva o aver dato fondo ai risparmi per festeggiare il vostro anniversario su una nave da crociera, ma se poi dimenticate San Valentino, la festa degli innamorati, e non avete organizzato niente di speciale, nemmeno comprato un pensierino al partner (pensierino si fa per dire), allora non state dimostrando di tenerci abbastanza.

Non dovrebbe essere una dimenticanza grave, ma per qualcuno potrebbe essere sufficiente per sospettare l’inizio della crisi di coppia.

D’altra parte come fai a dimenticartene? Come fai a non lasciarti contagiare? E’ in corso una tempesta di cuoricini e rose rosse sui social, immagini romantiche imperversano nelle bacheche di tutti i tuoi contatti e sono quasi sempre accompagnate da post ad alto tasso glicemico.

Tutti celebrano l’amore

Anche se non siete romantici per natura, anche se non lo siete mai stati dal giorno in cui siete venuti al mondo e sapete già che non lo sarete mai in nessun giorno dell’anno a venire, senza gare alcuna eccezione per le occasioni speciali, a San Valentino avrete poca scelta: o romantici o stronzi egoisti insensibili.

Il rischio è quello di risultare un po’ più imbranati del solito ed inadeguati agli occhi di chi amiamo.

Per questa ragione, anche se affermiamo da anni che si tratta solo di una delle solite feste consumistiche alle quali non diamo alcun valore, alla fine ci sentiamo costretti a salvarci in corner e celebrare l’amore.

Questione di età

A 15, 20, 25 anni fai ragionamenti più basici: hai una ragazza o un ragazzo, ti sembra una cosa carina festeggiare, lo vuoi proprio fare, perché è una data che ti dà anche l’occasione di metterti in mostra e di conquistare un po’ d’amore in più.

Fino ad una certa età partecipare a questo rito collettivo che ti costringe ad elemosinare due posti liberi in qualche affollatissimo locale o ristorante, confusi ma felici tra mazzi di rose, cioccolatini a forma di cuore, gingilli luccicanti, boccette di profumi sensuali per lui e per lei, può essere anche divertente.

Col passare del tempo però diventa sempre più stancante ostentare romanticismo, soprattutto a San Valentino, quando il costo di qualunque cosa che sia di colore rosso o a forma di cuore raddoppia.

Quando, poi, il rito annuale si fa anno dopo anno troppo monotono ed insopportabile, si tenta di resistere con qualche escamotage. Molte coppie organizzano simpatiche cene di gruppo, insieme ad altre coppie di amici, ore liete in cui puntualmente le donne finiscono a parlare fra loro da una parte e gli uomini dall’altra.

Ma non importa, l’unico obiettivo è sentirsi tutti con le coscienze a posto, celebrare la dannata festa e tornare a casa sapendo di aver adempiuto al proprio dovere di innamorati. L’importante è averlo dimostrato agli altri e a sé stessi: non siamo stronzi egoisti insensibili.

Eppure c’è speranza

Sappiate, però, che dalla sindrome da San Valentino si può guarire.

Dai 40 anni in su e dopo 15 o 20 anni di matrimonio, l’incantesimo non sortisce più alcun effetto.

Lo so bene che avete frainteso. Credete che io mi riferisca all’incantesimo dell’amore, al fatto che questo sentimento sia ormai svilito da anni di convivenza, monotonia, litigi, incomprensioni, conflitti mai realmente risolti, verità dolorose sputate addosso l’una contro l’altro e viceversa e che tutto si risolva in un divorzio.

E invece no. Ad esaurirsi è l’incantesimo delle aspettative.

Liberi di non festeggiare

Se siete una coppia di lungo corso e vi conoscete profondamente, sapete di non aver bisogno di una data ogni 12 mesi per celebrare quello che sperimentate tutti i giorni da anni.

Se siete quel genere di coppia, il miglior ristorante in cui cenare insieme è già dentro casa, in quella stanza con le pentole sporche in lavabo, tavola in disordine e su cui a fatica ricavi lo spazio necessario a sistemare due piatti e quattro posate per scoprire insieme se davvero era meglio ordinare una pizza.

Se siete quel genere di coppia, sapete che nessun mazzo di fiori vale tanto quanto trovare nella borsa della spesa il tuo pacchetto di biscotti preferiti, anche quando non lo avevi messo nella lista.

Penserete sia patetico affermare che ricevere in dono un gioiello valga molto meno che essere coperte con un plaid quando per la stanchezza ci si addormenta sul divano davanti alla TV, o che non occorre ripetersi ogni giorno “ti amo” perché è già dentro a tante altre frasi semplici, comuni, ma che assumono un significato importante proprio perché è lui o lei a pronunciarle, come i “non preoccuparti, ci penso io”.

Il tempo vi avrà insegnato a togliere via tutto ciò che è superfluo fino al punto di pesare troppo. Ci si spoglia dalle apparenze, si solleva l’ancora delle aspettative e si riesce a vedere tutto molto più chiaramente, oltre il luccichio di ciò che si può comprare, ma non ha realmente alcun valore.

Ci si commuove nel sapersi non soli. Questo è, in fin dei conti, amare ed essere amati: armarsi del coraggio di essere ordinari anziché straordinari, ma veri e pronti a sconfiggere nel cuore dell’altro il mostro della solitudine.

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