Da RiPOST – Ritratti: produttori cinematografici del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Maurizio Macelloni

Desidero iniziare l’intervista a Maurizio Macelloni ponendo una precisa domanda ai lettori di Ripost, che cos’è il Cinema? Si possono dare molte risposte: è tecnica, industria, arte, spettacolo, ma anche -e forse soprattutto- divertimento e cultura. Ognuna di queste conclusioni è importante ed irrinunciabile; ma forse il cinema è – più propriamente tutto questo insieme ad altro ancora. Roland Barthes ha chiamato tutto questo distanza amorosa, indicando la relazione tra il piacere di vedere un film e la capacità di discernere, distinguere, scegliere e giudicare. Il cinema è l’insieme delle arti, è l’insieme dei film che, nel loro complesso, rappresentano un’espressione artistica che spazia dalla fantasia, all’informazione, alla divulgazione del sapere.

La cinematografia viene anche chiamata la settima arte, secondo una definizione coniata dal critico Ricciotto Canudo nel 1921, quando pubblicò il manifesto La nascita della settima arte, prevedendo che la cinematografia avrebbe unito in sintesi l’estensione dello spazio e la dimensione del tempo. Fin dalle origini, la cinematografia ha abbracciato il filone della narrativa, diventando la forma più diffusa e seguita di racconto. Il cinema è uno dei mezzi più espressivi del mondo capace di cambiare tutto. Il cinema è il sogno degli italiani e non solo!Ognuno di noi è legato ad un film, così come è legato ad una canzone, quella del primo incontro amoroso, che ci ha accompagnato ogni giorno della nostra vita. Sono stato veramente felice di conoscere Maurizio Macelloni, una persona che mette allegria che ti mette a tuo agio, un sognatore come me, un appassionato di Cinema. Maurizio è uno che crede nell’arte, nella cultura e soprattutto nel Cinema d’Autore. Ci siamo conosciuti a Caltanissetta alla prima presentazione del film Nato a Xibet di Rosario Neri, girato a Calascibetta, candidato al David di Donatello. Il regista è stato invitato due volte da Gigi Marzullo negli studi storici di via Teulada nel programma Cinematografo.

A proposito del film Nato a Xibet Giancarlo Zoppoli ha scritto:

“Il film è un viaggio nella memoria della Sicilia che fu, in un tempo andato destinato a non tornare. Pietro La Paglia da piccolo alternava la frequenza della scuola elementare con l’aiuto al padre pastore di pecore. Divenuto adulto ha saputo sfruttare i propri talenti divenendo un fotografo ma non ha mai dimenticato le sue origini e ciò che il padre gli raccontava. Il nome Xibet, di derivazione araba, si rifà a quelle che si pensa siano le origini dell’attuale toponimo del paese. Recitato in dialetto stretto e con un mix di attori professionisti e di abitanti del luogo, il film, girato in modo professionale da Rosario Neri, palermitano, e voluto dal produttore Maurizio Macelloni, lascia l’impressione che più di Calascibetta in particolare qui si parli della Sicilia in generale e di un passato che sembra destinato a non tornare”.

La passione per il cinema è sempre stata sempre dentro il cuore di Maurizio Macelloni, che ricorda esattamente tutti i film che ha visto con suo padre, che lo portava a vedere alcune pellicole degli anni 70. Era ancora un bambino ma ricorda tutti i film. Da qui è nata la sua passione per il cinema. Fino ad oggi ha prodotto 2 cortometraggi, uno s’intitola CHANSAW, un horror che sta ancora partecipando ad alcuni Festival del settore, il secondo è un’ opera che s’intitola “Voce”, un progetto importante nato da un’idea di Piera Sannino”; Parla di un bambino che subisce il trauma del terremoto di Sarnano in Umbria, gli attori principali sono: Alessandro Haber, Ciro Scalera e Francesca Antonelli. Maurizio Macelloni è nato in Toscana, suo padre è della provincia di Livorno e sua madre è siciliana, di Camporeale in provincia di Palermo. Egli è molto legato alla Sicilia (perché è scritto anche nel suo DNA). I paesi della Sicilia sono gli unici posti dell’Italia dove, secondo il produttore, puoi ancora trovare un’ospitalità unica e il carattere di alcune persone. In queste esperienze Maurizio rivede suo zio, che sarebbe stato orgoglioso di conoscere quello che sta realizzando in questi anni con Lorebea Film Production, che nasce nel 2017.

Intervista a Maurizio Macelloni

D: Ricordi il primo film che hai visto da bambino?

R: King Kong del 1976

D: Che cos’è per te il cinema?

R: Il cinema è poesia scolpita sulla pellicola dove le immagini sussurrano storie ed il cuore danza a ritmo di emozioni.

D: Chi sono i tuoi registi di riferimento?

R: Non ho un regista di riferimento, ma potrei citarne alcuni, tra i miei preferiti: Tarantino e Martin Scorzese; tra i registi italiani Sergio Leone e Matteo Garrone.

D: Quanta Toscana e quanta Sicilia c’è nel tuo lavoro di produttore?

R: Nelle mie produzioni c’è molta Sicilia; in Nato a Xibet, si racconta la Sicilia Anche il film western Colomba Legend del 2019 con la regia di Rosario Neri è interamente girato in Sicilia. Ho altri progetti per il futuro che vorrei realizzare in parte nell’isola .

D: Cosa pensi delle piattaforme Netflix, Amazon Prime Video, Disney Plus?

R: La crescita delle piattaforme di streaming ha sollevato molte domande sul futuro dei cinema tradizionali e sulla stessa distribuzione cinematografica, penso che le piattaforme abbiano cambiato in modo significativo le abitudini delle persone con una conseguenza, la diminuzione dell’afflusso nelle sale cinematografiche.

D: Cinema e intelligenza artificiale. Cosa ci dobbiamo aspettare?

R: Penso che l’intelligenza artificiale vada considerata come uno strumento di aiuto e non di sostituzione della creatività umana; l’idea e l’originalità di un’opera frutto della nostra mente, non è sostituibile dall’intelligenza artificiale.

D: Molte persone possiedono Tv giganti e si illudono di avere il cinema in casa. Il cinema è un rito collettivo e va visto con le altre persone in sala, senza nessuna interruzione pubblicitaria. Cosa pensi in proposito?

R: Sono fermamente convinto che l’emozione che suscita la sala cinematografica non è sostituibile da una tv in salotto, anche se la tecnologia si sta avvicinando molto alla qualità del cinema.

D: Lorebea film è una delle case cinematografiche più importanti in Italia, recentemente ha partecipato con Rai Cinema, con WellSee e Lucere film di Angelisa Castronovo e Tonino Moscat alla produzione del film Bocche inutili trasmesso da Rai 5 nel mese di gennaio, con la regia di Claudio Uberti e la fotografia di Nino Celeste. So che il film è stato visto anche in America. Come hai vissuto questa esperienza internazionale?

R: Sono molto soddisfatto del cammino che sta facendo il film Bocche inutili. Pian piano si sta facendo conoscere anche all’estero; oltre che dalla Rai, l’opera meriterebbe una distribuzione internazionale. Il film Bocche inutili è frutto di tanto sacrificio economico dei produttori, a differenza di quel circuito “privilegiato” del cinema italiano che riesce ad ottenere molti contributi.

D: I film di Natale non sono adeguati alla festa. Quest’anno è scoppiata una grande polemica sui cine panettoni, sulle pagine del New York Times. Forse bisogna ripensare i film da proporre a Natale?

R: Penso che qualsiasi film possa andare bene sia a Natale che in tutto l’anno, l’importante è che sia un buon film ricco di contenuti, di emozioni e di scene che rispettano la morale della famiglia italiana . Personalmente non sono contrario ai “cinepanettoni”, ce ne sono stati alcuni che mi hanno divertito molto; bisogna dire però che i tempi sono cambiati e probabilmente anche i gusti del pubblico.

D: Si può sognare ancora con il Cinema?

R: I film che fanno sognare sono sempre meno; il mercato richiede quasi esclusivamente alcuni generi.

D: Questo è l’anno felliniano. Cosa pensi di Federico Fellini, qual è il film che ami di più del grande regista di Rimini?

R: Penso che Fellini si distinguesse per il suo modo innovativo e surreale di fare cinema, per la sua creatività e la sua fatasia. E’ un regista che ci invidiano in tutto il mondo e che ha fatto scuola. Tra i suoi film preferisco Amarcord.

D: Il grande regista Rocco Mortellilti ha scritto: “ Il cinematografo è un sogno ed ogni film ha un suo destino.Sei d’accordo con questa affermazione?

R: Si, anche io credo che sia così.

D: Cosa pensi del Cinema di Peppuccio Tornatore?

R: E’ un cinema innovativo. Tornatore è un regista che racconta storie coinvolgenti, la nostalgia, l’amore per il passato e con le sue scene ricama una malinconica poesia sulla Sicilia.

D: Sei d’accordo con l’affermazione che un film può cambiare la vita di molte persone?

R: Ogni film trasmette simboli o metafore per veicolare il loro messaggio; le intenzioni dei registi possono variare e le loro parole possono offrire una guida preziosa nella comprensione delle interpretazioni desiderate e del mondo che verrà.

D: Quale importanza dai alla fotografia, alla musica, alle location per la realizzazione di un film?

R: La fotografia crea l’atmosfera che è l’elemento cruciale dell’esperienza visiva dello spettatore; le location sono un aspetto fondamentale della composizione dell’immagine. La musica ha una funzione rilevante, quella di creare emozioni in combinazione con le immagini, per questo motivo la musica si compone sulle stesse e crea grande suggestione.

D: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

R: Ho un paio di progetti ma sono ancora in fase embrionale, devo ancora svilupparli…Te li svelerò nel mio prossimo viaggio a Palermo. Alla fine come diceva Leonardo Sciascia, che cos’è la vita? E’ solo un sogno fatto in Sicilia!

MAURIZIO PISCOPO: “Ma discettando di cinema desidero riflettere sulla visione del Cinematografo da parte di alcuni grandi registi internazionali.”

“Fate che lo schermo sia senza sosta occupato da avvenimenti. Cose secondo logica, in una logica successione. Questa è sempre stata la mia regola, una regola che non ho mai dovuto cambiare”.

Raoul Walsh

“Il segreto del cinema è la scoperta progressiva della scena, del mondo che circonda i personaggi. L’immagine deve essere una sorpresa continua per gli occhi, la camera non deve mai rivelare la scena tutta in un colpo, ma farla scoprire lentamente, rivelandone progressivamente la bellezza”.

Riccardo Freda

“Penso che un regista debba avere due qualità principali: una intuizione molto precisa dei personaggi e una specie di sesto senso per ciò che con una parola si può definire emozione”.

Samuel Fuller

“La gente passava davanti al cinema, vedeva scritto su un enorme pannello “Nuovo cinema svizzero” e restava immersa in un abisso di perplessità. Diceva: “Beh, di solito quelli là fanno orologi e formaggini e adesso, d’un tratto, come è che possono fare dei film”. Perché non si può fare orologi, formaggini e anche film al tempo stesso”.

Alain Tanner

“Il mio montaggio si fa già mentre si gira. Faccio pochissime riprese, sempre con la stessa angolazione e con la stessa messa a fuoco per ciascuna sequenza, filmando la scena nella sua continuità”.

Woody Allen

“Si deve comprendere, o cominciare a comprendere, un personaggio alla fine del film. Imparare a conoscerlo mentre il suo carattere si sta evolvendo”.

Michael Cimino

“Il cinema di Hollywood è l’unico posto al mondo dove si possono fare certe cose. Ci sono case di produzione in tutto il mondo che fanno grandi film, ma questo è l’unico posto in cui puoi distruggere 200 auto senza problemi”.

Justin Lin

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