Donne e sessualità: c’era una volta il sesso e c’è ancora
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Donne e sessualità: c’era una volta il sesso e c’è ancora

Donne, sessualità e malattie sessualmente trasmissibili

Dal pre-pandemia ad oggi

Quando parliamo di sessualità affrontiamo un argomento che oggi sembrerebbe non rappresentare più un tabù. Eppure, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, esistono nuove forme di tabù sul sesso che rappresentano un serio rischio per la salute, specie per le donne.

Fino ad alcuni decenni fa, il binomio sesso-tabù rappresentava un ostacolo ad una vita sessuale soddisfacente soprattutto per le donne, significava fondamentalmente affrontare il tema della sessualità femminile solo sotto alcuni aspetti, legati più spesso alla salute, alla procreazione, alle fasi della gravidanza e del post parto, trascurando tutto il resto. Quello che accadeva sotto le lenzuola restava confinato entro i perimetri di un letto.

La sessualità al femminile veniva rappresentata e raccontata solo attraverso due immagini opposte: quella di un corpo che rappresenta nella sua immensa complessità una macchina perfetta per la creazione, e quella di un oggetto meramente sessuale, pornografico, ad uso e consumo degli uomini. Nessuna via di mezzo: o creatura divina, madre e moglie, custode del focolare domestico o meretrice al servizio delle fantasie sessuali maschili.

Tali stereotipi rendevano tabù temi che riguardavano il desiderio sessuale e l’orgasmo femminile, dunque anche le disfunzioni sessuali e l’anorgasmia, un mondo determinato da diversi fattori fra quelli fisici e psicologici. Di conseguenza, parlare delle proprie difficoltà nei rapporti sessuali, rivolgersi ad un medico per comprenderne la natura, arrivare ad una diagnosi e alle terapie necessarie, era difficile più per le donne che per gli uomini; esse finivano per vivere i problemi legati al proprio corpo e alla sfera sessuale come segreti, frustrazioni eterne e irrisolvibili che rischiavano di farle sprofondare in uno stato di depressione, con la sensazione di essere inadeguate o “difettose”.

Donne e sessualità in tempi di pre-pandemia

Il concetto di benessere psicofisico femminile correlato alla sessualità è entrato a far parte del pensiero e della consapevolezza comune in tempi abbastanza recenti. Oggi il sesso legato al piacere non è più a declinazione prevalentemente maschile. Ciò, però, non si traduce affatto in una maggiore consapevolezza ed educazione sessuale nelle donne, specie nelle più giovani.

Piuttosto, a volte i rapporti sessuali occasionali con diversi partener sono vissuti dalle donne come una dimostrazione di parità con gli uomini, più che come espressione di libertà e autodeterminazione sentimentale e sessuale. È una sorta di parità gestita in maniera confusa, spesso a discapito della sicurezza e della salute, specie quando si vive con superficialità l’aspetto legato alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, superficialità presente sin dalle giovani generazioni, fino ad una fascia di età inferiore ai 50 anni.

Le malattie sessualmente trasmissibili come Hiv, Sifilide, Papillomavirus, sono solo alcuni dei nomi che maggiormente conosciamo, o che riteniamo di conoscere sufficientemente, ma esistono più di 20 differenti tipi di malattie sessualmente trasmissibili.

Fortunatamente molte di queste malattie sono curabili, come la sifilide, la gonorrea e la clamidia; altre malattie più gravi non sono curabili, ma controllabili. La prevenzione resta l’arma più efficace per evitare di andare incontro a infezioni e al rischio di sviluppare tumori.

Virus e tumori

Nel 1957 la ricercatrice americana Sarah Stewart e la virologa Bernice Eddy lavorarono insieme ad un’importante ricerca: grazie agli studi e agli esperimenti condotti in laboratorio sui topi, evidenziarono per la prima voltala correlazione fra un virus (denominato Polyomavirus SEproprio perché causa 20 tipi di tumori) e il cancro.

Da tempo è stata comprovata la pericolosità del Hpv, la forma umana di Papillomavirus, di cui ad oggi sono stati identificati ben 120 tipi. L’Hpv provoca un’infezione dal decorso imprevedibile che può non presentare sintomi evidenti oppure procurare lesioni benigne sulle mucose o sulla cute.

L’infezione può guarire spontaneamente grazie all’intervento del sistema immunitario; altre volte può degenerare ed innescare l’insorgenza di tumori, principale responsabile del cancro alla cervice uterina, ma il virus non si limita alle zone genitali e dell’apparato riproduttivo, può intaccare la cavità orale, la faringe o la laringe, spesso a causa dall’Hpv di tipo 16.

Dal 2008 in Italia è possibile vaccinarsi contro il Papillomavirus e dal 2017 abbiamo a disposizione un vaccino 9-valente fornito gratuitamente dal nostro sistema sanitario nazionale ai ragazzi e alle ragazze a partire dal dodicesimo anno di età. 

Il Pap-Test resta lo strumento migliore utilizzato per la diagnosi dell’Hpv e ai fini di prevenzione si esegue ogni 2-3 anni.

Dati e prevenzione pre-pandemia

Oggi fare una analisi di dati e statistiche su qualunque argomento richiede necessariamente una distinzione fra l’epoca pre-pandemia e quella attuale con l’emergenza sanitaria ancora in corso.

Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in epoca pre-covid rivelano che ogni giorno circa un milione di persone hanno contratto una malattia sessualmente trasmissibile. In Italia le infezioni sessualmente trasmissibili segnalate erano aumentate fino a 5300 all’anno.

Mentre sembrerebbe che in Inghilterra il papillomavirus sia quasi scomparso grazie alla vaccinazione di massa nelle scuole, in Italia ogni anno sarebbero 120.000 i nuovi casi di lesioni genitali benigne da Hpv fra uomini e donne. Si stima che circa 3.000 donne all’anno ricevano una diagnosi di tumore alla cervice uterina a causa del Papillomavirus, 1.100 di esse muoiono.

La Sifilide è una delle malattie a trasmissione sessuale che più ha fatto registrare un aumento di contagi, così come l’Hiv, che ha raggiunto un picco di nuove diagnosi nel 2017 tra i giovani di età inferiore a 25 anni in Italia.

I dati parlano di un aumento di contagio da HIV nelle donne: dal 26% di nuove diagnosi del 2018 si è passati al 41% nel 2019 (per gli uomini la percentuale si abbassa passando dal 74% nel 2018 al 59% nel 2019).

Ciò ha evidenziato la cattiva abitudine dei giovani di non prendere precauzioni per proteggersi dal rischio concreto di essere contagiati, oltre ad un calo di allerta da parte delle donne. Evidentemente non sanno di essere proprio loro, le donne, le più esposte all’insediamento dei patogeni, proprio a causa della struttura anatomica dell’apparato genitale femminile.

Ma cosa è cambiato con l’arrivo della pandemia da marzo 2020 ad oggi?

Non abbiamo ancora aggiornamenti riguardo ai dati sopra elencati. Al momento possiamo ipotizzare che la paura dei contagi, le limitazioni alle libertà individuali ed i ripetuti e prolungati lockdown nazionali o locali abbiano determinato una serie di cambiamenti sociali rendendo tutti sempre più cauti nei rapporti con gli altri, limitando il più possibile il contatto fisico, ma soprattutto evitando rapporti occasionali con sconosciuti.

Possiamo, comunque, analizzare come e quanto la pandemia abbia costretto giovani ed adulti a cambiare abitudini, anche per quanto riguarda la sfera sessuale.

Come ha influito, dunque, tutto questo sulla sessualità e la capacità di relazionarsi con il partner? Un argomento molto vasto che riguarda diverse tipologie di coppie, ma anche diverse fasce di età.

Claudia Baldini ed Anna Lisa Maugeri hanno rivolto una serie di domande a tal proposito ad uno dei più famosi esperti in sessuologia e psichiatria italiani, il Dottor Marco Rossi.

L’intervista si è svolta in diretta streaming sui canali social e YouTube L’Arte del Comunicare, fondato da Claudia Baldini, durante la seconda puntata della rubrica Relazioniamoci, curata e condotta da Claudia Baldini ed Anna Lisa Maugeri.

L’arte del Comunicare – Relazioniamoci: Relazioni e sessualità ai tempi del Covid

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