25 Novembre: dall’assassinio delle sorelle Mirabal ai giorni nostri
Foto di Goran Horvat da Pixabay

25 Novembre: dall’assassinio delle sorelle Mirabal ai giorni nostri

di Anna Lisa Maugeri

La Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne è stata istituita dall’ONU il 17 dicembre del 1999.

La data scelta per tale ricorrenza non è casuale: il 25 Novembre del 1960 le tre sorelle Mirabal, Patria, Minerva e María Teresa, furono sequestrate mentre andavano a trovare i propri mariti nelle carceri di Puerto Plata dove si trovavano perché oppositori della dittatura violenta e sanguinaria di Rafael Leónidas Trujillo, che da trent’anni dominava nella Repubblica Dominicana.

Le tre sorelle erano soprannominate las mariposas, ovvero le farfalle, nome che esse stesse avevano scelto all’interno del Movimento Insurrezionale 14 de Junio, fondato da Minerva e dal marito per contrastare la dittatura, nel tentativo di liberare la Repubblica Dominicana.

Il 25 Novembre del 1960

Il 25 Novembre del 1960 furono sequestrate, torturate, stuprate e infine brutalmente uccise su mandato del dittatore Trujillo. L’Onu non ha voluto solamente che in questo giorno si ricordassero le tre sorelle Mirabal, vittime di una violenza brutale e meschina, ma ha chiesto a tutte le nazioni e alle istituzioni di creare eventi al fine di sensibilizzare la società contro la violenza di genere.

Solo dal 2005 diverse associazioni, soprattutto movimenti creati da donne, cominciarono ad organizzare manifestazioni, flash mob ed eventi culturali per celebrare anche in Italia la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

La prima grande manifestazione con la presenza di 100.000 donne è stata quella del 2007 a Roma, numeri largamente superati il 26 novembre del 2016 quando la manifestazione pubblica contò 200.000 presenze nelle piazze e strade della capitale, con lo slogan Nonunadimeno.

ActionAid: Cav in difficoltà a causa della pandemia

Oggi i Centri Antiviolenza sono in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria che ha catalizzato l’attenzione di media e delle istituzioni, provocando grossi ritardi nell’erogazione dei fondi Statali alle Regioni.

Durante il primo lockdown le chiamate e le richieste di aiuto ai centri antiviolenza da parte delle donne sono aumentate del 119,6%.

Le chiamate telefoniche ed i messaggi via chat al numero verde 1522 nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 6.956 a 15.280. 

“Con la seconda ondata pandemica e con i nuovi lockdown territoriali i Cav corrono il rischio di arrivare al limite delle proprie capacità di sopravvivenza e di resilienza”, è quanto dichiarato nel rapporto di ActionAid.

Prevenzione: conoscere e capire per difendersi

Diventa importantissimo capire, conoscere ed identificare i segnali dell’odio di genere. Non vi è quasi mai violenza fisica che non si sia manifestata prima attraverso la violenza psicologica.

Come già elencato nel mio precedente articolo Violenza sulle donne: quella psicologica lascia i segni più profondi, un uomo che vi ama non vi denigra, non vi isola dalle vostre amicizie e dal mondo che vi circonda, non perde la pazienza (frase spesso usata per sminuire gli atti di violenza perpetrati sulla propria compagna) e soprattutto, un uomo che vi ama non vi farà mai sentire inutili, stupide e costantemente inadeguate.

L’odio di genere contro le donne non ha un nome, come per l’omofobia o il razzismo, ma è una realtà, è quel sentimento che porta un uomo instabile a sminuire il più possibile la donna che è al suo fianco per poterle essere superiore.

Le panchine rosse

Sono molte le città italiane che hanno voluto mantenere viva la memoria delle donne vittime di violenza attraverso il simbolo della panchina rossa.

Dunque, l’elemento di arredo urbano più comune e presente nelle città di tutto il mondo diventa simbolo e memoria, un momento di sosta, di riflessione, un luogo dal quale guardare il mondo intorno a sè.

Un mondo che cela tante realtà ai nostri occhi, storie silenziose ed invisibili, smascherate a volte troppo tardi e che raccontano di una cultura maschilista camuffata, subdola, laddove la violenza psicologica e fisica è spesso perpetrata da compagni di vita o da ex-compagni, storie di donne mai protagoniste delle proprie vite perché ostaggio di uomini che se ne attribuiscono il possesso.

Eventi e manifestazioni ai tempi del Covid

Oggi l’emergenza sanitaria da Covid-19 non permette assembramenti e le manifestazioni di associazioni attive nella lotta contro la violenza di genere si svolgeranno nella maggiora parte dei casi tramite videoconferenze al fine di tenere alta l’attenzione sul tema.

Perché è importante non dimenticare e continuare a parlare di violenza di genere? Perché raccontare la violenza di genere, sia essa fisica o psicologica, è il modo migliore che abbiamo per guardarsi allo specchio, vittime e carnefici.

Quando veniamo a conoscenza di fatti di cronaca e di femminicidi, quando il mondo dell’informazione scava nella vita dei protagonisti, della vittima e dell’assassino, siamo costretti a conoscere e porci delle domande, siamo chiamati ad un lavoro di consapevolezza individuale e sociale, non per indignarci semplicemente, ma per intervenire attivamente al fine di cambiare.

In una società che corre verso un futuro sempre pià all’avanguardia, tecnologico e che si prepara a cambiamenti epocali, non possiamo rimanere retrogradi nei rapporti umani e sentimentali che sono alla base della nostra esistenza.

Lo scorso anno, a Palermo alla presenza delle istituzioni locali, è stata inaugurata dal Pool antiviolenza e per la legalità dell’Inner Whel Palermo Normanna la panchina rossa in Piazza Alberigo Gentili in memoria delle donne vittime di violenza e contro il femminicidio.

La targa posta sulla panchina cita: “Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza”.Alla cerimonia era presente anche Lucia Petrucci, sorella di Carmela, uccisa otto anni fa, a soli 17 anni, mentre tentava di difenderla dalla furia omicida dell’ex-fidanzato.

I dati pre-Covid e l’elemento rispetto

Secondo i dati ISTAT più recenti, in periodo pre-Covid, in Italia circa 7 milioni di donne hanno subito violenza di genere almeno una volta nella loro vita. Il 20,2% di esse ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale e il 5,4% è stata vittima di stupro e di tentato stupro, in una fascia di età compresa tra i 16 ai 70 anni.

Sono proprio le violenze e gli abusi all’interno delle mura domestiche a verificarsi con le più alte percentuali. I dati potrebbero comunque essere maggiori, infatti la violenza domestica non è sempre denunciata dalle donne che subiscono maltrattamenti dai propri compagni.

È indubbiamente importante prevenire fornendo alle donne le conoscenze e le informazioni necessarie a comprendere i segnali allarmanti ed i rischi ai quali si potrebbe andare incontro, potersi sottrarre per tempo all’odio di genere.

Ma anche gli uomini hanno necessità di essere rieducati, un’educazione di tipo sociale e sentimentale che coinvolga uomini e donne, che sia presente già nelle scuole.

E’ necessario innestare nelle menti degli uomini e delle donne di domani il significato, l’importanza ed il valore di un elemento fondamentale, il primo ad entrare in gioco nel tema della violenza di genere: il rispetto.

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