Blu economy: il futuro della pesca tra sostenibilità e filiera
Foto di Quang Nguyen vinh da Pixabay

Blu economy: il futuro della pesca tra sostenibilità e filiera

di CAlessandro Mauceri

Nei giorni scorsi, il think tank Imprese del Sud e UNCI Agroalimentare hanno organizzato un convegno online dal titolo “Futuro della Pesca tra sostenibilità e filiera”. Ad  alternarsi sono stati biologi, docenti universitari e rappresentati del settore della pesca e dell’acquacoltura tra i quali Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale di Unci Agroalimentare, “moderati” dal giornalista Domenico Letizia.

Economia blu dei mari e delle acque dolci

Tema dell’incontro la blu economy, l’economia blu dei mari e delle acque dolci, in particolare del Mar Mediterraneo (da non confondere con la green economy, l’economia verde), basata sulla sostenibilità.  

Il Mar Mediterraneo è una sorta di cartina di tornasole della sostenibilità delle politiche adottate.

“La pesca sostenibile rappresenta sempre più il futuro del settore ittico, perché significa rispetto dell’habitat naturale, consumo responsabile e gestione efficace delle attività. Per questa ragione abbiamo avviato un importante progetto di formazione degli operatori”, ha dichiarato  Scognamiglio.

Le misure del Decreto “Cura Italia”

A confermarlo le misure introdotte a sostegno delle attività economiche innovative nel decreto Decreto “Cura Italia” appena presentato dal governo Conte: l’articolo 78 prevede, infatti, aiuti per il settore della pesca e dell’acquacoltura per far fronte ai danni diretti e indiretti subiti dalle imprese a seguito dell’emergenza sanitaria.

Una nuova attenzione sul settore della pesca che, però, non può non tenere conto del principio di sostenibilità e dei cambiamenti climatici in atto (nel mondo e sul Mar Mediterraneo in particolare).

Cambiamenti confermati anche dal rapporto MAP, il Mediterrean Action Plan dell’Unep l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente che riporta numeri impressionanti: il 15 per cento dei decessi nei paesi mediterranei sarebbe attribuibile a fattori ambientali, con oltre 228mila morti causati dall’inquinamento atmosferico.

Ma non basta: 730 tonnellate di plastica riversate in mare ogni anno, una cattiva abitudine che mette a rischio la biodiversità del Mar Mediterraneo. Il tutto in un’area dove i cambiamenti climatici si stanno verificando molto più velocemente di quanto previsto.

Tutto questo rischia di compromettere seriamente la sostenibilità e la biodiversità del Mar Mediterraneo e delle acque interne dei paesi che vi si affacciano. L’innalzamento delle temperature medie è più rapido rispetto a quello del resto del pianeta:  la temperatura media è aumentata di 1,54°C rispetto al periodo preindustriali (il riscaldamento è più evidente durante i mesi estivi con ondate di caldo più frequenti, soprattutto nelle città, per effetto “isola di calore urbana”).

Ciò provoca periodi di siccità alternati a forti precipitazioni (i ricercatori prevedono un calo delle precipitazioni estive di circa il 10-15% in alcune zone e un aumento delle piogge (si intensificheranno del 10-20 per cento in tutte le stagioni).

L’allarme degli scienziati

Il rapporto di RBG Kew che ha coinvolto 210 scienziati di 42 paesi che hanno analizzato lo stato di 350mila specie di piante già catalogate dall’IUCN conferma che, di queste specie, un numero impressionante sono a rischio di estinzione. Una perdita incalcolabile per tutto l’ecosistema.

Gli esperti che hanno partecipato al convegno “Futuro della Pesca tra sostenibilità e filiera” hanno sottolineato che, nel Mar Mediterraneo, ad essere a  rischio non è solo l’ambiente ma la stessa fonte di approvvigionamento di alimenti.

Risorse fondamentali per i paesi che si affacciano sul bacino del Mare Nostrum: non bisogna dimenticare che per queste popolazioni, la pesca non è solo fonte di cibo, ma ha anche un impatto rilevante sull’economia e sulla società.

Piano Triennale pesca, annualità 2020

É per questo che UNCI Agroalimentare ha proposto “Piano Triennale pesca, annualità 2020”. Un programma per promuovere una pesca sostenibile, tracciabile e di qualità che spazia dalla formazione degli operatori al monitoraggio della pesca (in particolare di particolari specie, alcune molto diffuse come il nasello, e di grande interesse sotto il profilo economico e alimentare). 

Temi che, come è stato fatto nel convegno “Futuro della Pesca tra sostenibilità e filiera”, sarebbe bene approfondire e condividere affinché i governi dei paesi che si affacciano  sul bacino del Mediterraneo ne tengano conto nelle loro politiche sulla pesca.

C.Alessandro Mauceri

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