Report FAO 2020
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Report FAO 2020

Incongruenze e anomalie dei dati sulla fame nel mondo

di C.Alessandro Mauceri

Siciliabuona.Quante sono le persone che soffrono la fame nel mondo? A leggere l’ultimo rapporto della FAO  (Food and Agriculture Organization), State of Food Security and Nutrition in the World 2020, preparato in collaborazione con IFAD (International Fund for Agriculture Development), UNICEF (United Nations Children’s Fund), WFP (World Food Programme) e WHO (World Health Organization), non è chiaro. http://www.fao.org/publications/sofi/en/

Strani e, per certi versi, anomali e difficili da comprendere i numeri contenuti nel rapporto. Da un lato, gli esperti delle NU, hanno detto che la fame nel mondo sta aumentando. Anzi che aumenterà ancora di più entro la fine del 2020: la pandemia di Covid-19 potrebbe aver ridotto alla fame cronica (in tutti i sensi) 130 milioni di persone in più su tutto il pianeta.

Dall’altro lato, però, il numero di persone che hanno sofferto la fame nel 2019 sarebbe stato ricalcolato al ribasso: solo 690 milioni dopo la decisione dei ricercatori di aggiornare il PoU retroattivamente, “cancellando” con un semplice colpo di spugna 140 milioni di affamati dai dati statistici precedenti. Una decisione difficile da condividere e che potrebbe apparire come un tentativo, peraltro maldestro, di coprire la situazione reale, di nascondere la realtà disastrosa. Specie in vista del peggioramento previsto per i prossimi mesi. E soprattutto di non ammettere il fallimento delle politiche adottate negli ultimi anniche renderebbe impossibile raggiungere l’Obiettivo Fame zero previsto dai SDGs.

Non è la prima volta che si assiste ad un simile trucchetto. Nel 2018, sempre le NU decisero di innalzare la soglia per la povertà estrema da 1,5 dollari al giorno a 1,9 dollari al giorno: in questo modo, da un giorno all’altro, senza che nel mondo fosse avvenuto nesssun cambiamento, il numero delle persone in condizioni di povertà estrema crollò bruscamente. Una decisione criticata da molti (e noi tra loro), secondo molti arbitraria e che non cambiò la realtà dei fatti.

Allora come ora, lo scenario appare apocalittico, dominato da un livello di ingiustizia sociale senza precedenti e, soprattutto, con numeri che confermano che la strada intrapresa dai vari governi non è quella giusta. Anzi.

Come ammette lo stesso rapporto, alle persone in condizioni di malnutrizione grave, si devono aggiungere oltre 1,25 miliardi di individui afflitti da “malnutrizione moderata” (irregolare accesso ad alimenti sicuri, nutrienti e sufficienti). Un numero che porta a 2 miliardi le persone sulla Terra in difficoltà a causa del cibo. Circa una persona su quattro. Parlare di “sostenibilità” dopo aver letto questi numeri è anacronistico. Ma secondo altri studi anche questi numeri poptrebbero essere sottostimati.

Secondo il Relatore Speciale delle NU sulla povertà estrema e i diritti umani, Philip Alston, “Anche prima della pandemia, 3,4 miliardi di persone, quasi la metà del mondo, vivevano con meno di 5,50 US$ al giorno”. Una somma considerata il limite minimo per consentire una alimentazione corretta.

“Una dieta sana costa molto più di 1,90 US$ al giorno, la cifra stabilita come ‘soglia della povertà’ a livello internazionale. Anche la dieta sana più economica costa cinque volte più di una dieta ad alto contenuto di amidi. Latticini ricchi di nutrienti, frutta, verdura e cibi ricchi di proteine (di origine vegetale e animale) sono i prodotti alimentari più costosi a livello globale”.

E la situazione potrebbe peggiorare drasticamente nei prossimi mesi. “Si prevede che COVID-19 spingerà centinaia di milioni nella disoccupazione e nella povertà, aumentando nel contempo il numero a rischio di fame acuta di oltre 250 milioni. Ma il record abissale della comunità internazionale sulla lotta alla povertà, alla disuguaglianza e al disprezzo per la vita umana precede di gran lunga questa pandemia” si legge nel rapporto di  Philip Alston.

Una visione reale e tutt’altro che catastrofista confermata anche dalla Commissione EAT dell’autorevole rivista scientifica The Lancet. Secondo la quale la  Global Syndemic, l’epidemia globale del nuovo Millennio, è determinata da tre fattori: emergenza climatica, malnutrizione e obesità.

Dati ben peggiori di quelli previsti dalla FAO, che prevede che il PIL globale subirà un calo compreso tra il 4,9% al 10%, nel 2020, con un impatto sulla food security che potrebbe oscillare da 83 milioni a 132 milioni di individui. Ancora una volta le stime appaio approssimate (troppo) per difetto.

I dati reali mostrano un netto peggioramento dei livelli di sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e della nutrizione nel mondo e con una drammatica inversione di tendenza ripsetto al periodo precedente: dopo un decennio di miglioramenti, la prevalenza di malnutrizione (PoU, Prevalence of Undernourishment) è tornata a salire. E nel 2020, la situazione peggiorerà ulteriormente a causa della crisi socio-economica dovuta alla pandemia di Covid-19. Ad ammetterlo è stato lo stesso direttore generale della FAO, Qu Dongyu.

Le conseguenze saranno inevitabili: almeno tre miliardi e mezzo di persone non dispongono dei mezzi per nutrirsi in modo appropriato a causa della povertà. In Africa (soprattutto quella sub-sahariana). E poi nell’Asia meridionale. Ma anche in America e in Europa. Le conseguenze saranno ritardo nella crescita, rachitismo e, dall’altro lato, sovrappeso e obesità già a partire dalla prima infanzia.

E la denutrizione o l malnutrizione mieteranno un numero di vittime di gran lunga superiore rispetto a quelle del coronavirus.

Da un lato i poveri sono sempre più poveri (anche dopo lo stratagemma adottato dalle NU) senza accesso al cibo o costretti a nutrirsi di cibo-spazzatura, spesso l’unico accessibile a chi non ha soldi. Dall’altro, in Occidente ma anche in molti paesi a Basso-Medio Reddito (LMIC, Low-Middle Income Countries), aumenta il consumo di cibi ultraprocessati con profili nutrizionali sbagliati con conseguente aumento del rischio di malattie (come dimostrano numerose ricerche scientifiche) e di di persone in sovrappeso o obese.

Un quadro desolante con numeri e situazioni critiche ben peggiori dei freddi numeri riportati nel rapporto presentato nei giorni scorsi dalla FAO. E per di più corretti al ribasso.

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