Ficodindia
foto di Riccardo Mortandello

Ficodindia

Oro di Sicilia

di Anna Lisa Maugeri

Siciliabuona.Fra i frutti che la terra di Sicilia ha accolto e ha fatto propri, il ficodindia è quello che più di tutti la rappresenta meglio. Oggi è una delle piante più conosciute e rappresentative dell’Isola.

La pianta di ficodindia ed il suo frutto sono sin dall’antichità considerati simboli carichi di significato. Le sue caratteristiche hanno molte similitudini con l’anima dell’isola e degli isolani. Forse proprio per questa somiglianza fra frutto e territorio, si è creata una fedele, pacifica e duratura convivenza lunga cinque secoli.

La Pianta

Il ficodindia è una pianta originaria del centroamerica. Oltrepassò l’oceano insieme a Cristoforo Colombo e ben si adattò al clima di tutti i Paesi del Mediterraneo. Arrivata in Sicilia alla fine del XVI secolo durante le invasioni degli Spagnoli, oggi ha un legame profondo e inscindibile con i siciliani e la loro terra. La pianta di ficodindia non richiede particolari cure e non necessita di attenzioni particolari per svilupparsi e produrre i dolcissimi frutti di cui ci fa dono.

Esteticamente si presenta come un guerriero ben armato delle sue spine, quasi inespugnabile, ma al suo interno pianta e frutto riservano dolcezza, gusto, proprietà e valori nutrizionali che lo rendono un prodotto unico al mondo. 

In cucina: storie di sapori e tradizione

Anche gli usi possibili nella cucina tradizionale italiana e nella cultura siciliana in particolare sono molteplici, vanno dai piatti dolci, come il gelo di fichidindia ne è un esempio, le mostarde e le confetture, a quelli salati, dalle insalate che diventano ottimi contorni per secondi piatti a base di carne o pesce, ai primi piatti di pasta o risotti, fino alle cotolette di pale di ficodindia. 

Ricetta – Risotto con fichidindia – MelaVerde

Pale di fico d India fritte – Carlo Tin Betti

In ambito gastronomico si utilizzano sia i frutti che le foglie, ovvero i cladodi, chiamate comunemente dagli abitanti del territorio pale per la loro forma. La pianta può raggiungere i cinque metri di altezza. Della pianta non si butta via nulla. Frutti e foglie di ficodindia sono anche un ottimo pasto per il bestiame da allevamento, che ne fanno scorpacciate durante le ore di pascolo, ingurgitandole di gusto, senza minimamente curarsi della presenza di spine.

Una pianta forte e prolifera

La forza e la bellezza della pianta di ficodindia stanno nella sua capacità di mettere radici e crescere praticamente ovunque. In Sicilia può persino capitare di vedere piccole piante crescere sui tetti delle case, fra le fessure dei muri in pietra e nei luoghi più impensabili; purché ci sia un po’ di terra e la complicità di qualche volatile che trasporta qualche piccola parte del frutto, il miracolo del ficodindia è assicurato.

Il frutto di ficodindia contiene al suo interno molti semi di piccole dimensione, caratteristica che può risultare, a volte, poco gradita a chi non ha familiarità col frutto. Anche la raccolta potrebbe essere considerata difficoltosa per chi non ha dimestichezza con i fichidindia, ciò a causa della presenza di molteplici piccole spine, dette glochidi, anche sulla buccia del frutto.

Le spine non sono, invece, mai state un deterrente per gli abitanti dei territori che da secoli riconoscono la pianta di ficodindia come una vera e propria risorsa, sotto molti punti di vista. I cladodi, o pale, vengono infatti utilizzati come potenti cicatrizzanti in caso caso di ferite e tagli, sulle quali viene applicata la parte interna della foglia tagliata e divisa a metà per la sua lunghezza. Proprio per questa ragione, esisteva ed esiste ancora in Sicilia l’usanza di tenere una piccola pianta di ficodindia nella propria abitazione, nelle verande o in balcone, in caso di necessità.

I frutti: tre colori per tre qualità differenti

La pianta di ficodindia produce tre tipi di frutti che si differenziano per colore: rosso sanguigno, giallo sulfarino e bianco muscareddu. Il gusto fra le tre qualità cambia soprattutto per la dolcezza, più o meno intensa in base al colore, che determina anche delle differenze dal punto di vista nutrizionale, con livelli di ferro, magnesio, potassio, selenio, zinco, fosforo e altre vitamine che variano proprio in relazione al colore del frutto.

Dagli anni settanta in poi, il ficodindia, che era considerato un dono spontaneo della terra ad uso e consumo familiare, diventa oggetto di studi. Comincia una nuova cultura della coltivazione del ficodindia, specie nel versante sud orientale del catanese, dando vita così ad una nuova attività economica e ad un prodotto controllato e di pregio: il ficodindia dell’Etna che si fregia del marchio Dop.

Il periodo della fioritura inizia tra maggio e giugno regalando un vero e proprio spettacolo della natura attraverso i suoi grandi fiori. La pianta di ficodindia non necessita di particolari cure, ma esiste un procedimento particolarmente semplice, chiamata scozzolatura, che consiste nell’eliminazione di questa prima fioritura. La pianta viene così, sollecitata a produrre una seconda fioritura; il frutto che nascerà da tale fioritura sarà di grandezza maggiore e con una minore presenza di semi al suo interno, rendendolo così ancora più gradevole e dal punto di vista economico, più pregiato. 

I bastadduni

Il frutto nato dalla seconda fioritura viene chiamato bastarduni, in siciliano, un nome che rimanda alla leggenda che risale intorno al 1884 e racconta come nacque questa tecnica: un uomo, per ripicca, fece cadere giù tutti i fiori delle piante di ficodindia di proprietà del terreno del vicino di casa, con l’intenzione di fare un torto e credendo, così, di averlo privato dei gustosi frutti, ma un mese dopo una seconda fioritura diede al vicino frutti migliori, più grandi, più dolci e con meno semi. Così, secondo la leggenda, si scopriva la pratica della scozzolatura.

Raccolta ficodindia – Consorzio Euroagrumi

Come sbucciare i fichi d’India – FraGolosi

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