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ETNA SOTTO COSTANTE MONITORAGGIO. FONDAMENTALE LA RICERCA ED IL LAVORO DEI VULCANOLOGI

L’Etna è tornata recentemente a dare spettacolo con nuovi episodi parossistici. L’attività del vulcano, particolarmente intensa, ha causato non pochi disagi ai paesi pedemontani, specialmente a causa della pioggia di cenere dei giorni scorsi.

MARCO VICCARO, vulcanologo e docente di Geochimica e Vulcanologia del Dipartimento di Scienze biologiche geologiche ed ambientali dell’Università di Catania, nonché presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, risponde alle nostre domande e curiosità riguardo al vulcano Etna, “la Montagna” per i siciliani che convivono da sempre con la sua spettacolare, a volte paurosa, ma sempre affascinante presenza.

Marco Viccaro, vulcanologo, docente di Geochimica e Vulcanologia del Dipartimento Scienze biologiche geologiche ed ambientali – Università di Catania

D: Cosa sta accadendo al vulcano più alto d’Europa e fra i più attivi al mondo?

R: Il periodo intercorso tra il 13-14 Dicembre 2020 e il 23 Ottobre 2021 è stato caratterizzato da 60 eruzioni parossistiche che hanno avuto in alcuni periodi una frequenza di accadimento molto elevata. Mi riferisco ad esempio al periodo tra il 16 Febbraio e 1 Aprile 2021 e poi nuovamente tra il 19 Maggio e la fine di Luglio 2021. Da quel momento in poi l’Etna ha ridotto drasticamente la frequenza eruttiva, con un paio di episodi ad Agosto, 1 nel mese di Settembre ed un altro il 23 Ottobre 2021.

L’attenuazione dei fenomeni eruttivi è da imputare al fatto che il sistema di alimentazione superficiale si è progressivamente svuotato, ma soprattutto al fatto che il gas presente nel magma – vero e proprio motore delle eruzioni vulcaniche – si è gradualmente esaurito con i fenomeni eruttivi.

La ripresa dell’attività con episodi di fontanamento intervallati da tempi di quiescenza minori possono dunque indicare nuove ricariche di magma profondo, le quali sono in grado di rialimentare l’attività eruttiva poiché riforniscono di nuovo magma e gas il sistema di alimentazione più superficiale.

D: Stiamo assistendo a fenomeni tipici dell’attività vulcanica dell’Etna o ci sono anomalie da attenzionare?

R: L’attività di queste ultime settimane, come d’altra parte quella dello scorso anno, rientra pienamente nella varietà di comportamenti eruttivi che l’Etna ha mostrato nel passato, anche recente.

Fasi eruttive del tutto comparabili con quelle degli ultimi tempi sono ad esempio quelle che hanno caratterizzato la sequenza di eruzioni parossistiche al Cratere di Sud Est nel 2011-13 oppure quelle degli anni ‘70 e 1998-2001.

D: Solo poco tempo fa, l’11 febbraio scorso, si è verificato il crollo di una parte del cono del Cratere di Sud Est, un evento che ha cambiato visibilmente il profilo del vulcano. Cosa è accaduto precisamente e perché?

R: Il Cratere di Sud Est, grazie alla frequente attività che lo ha visto protagonista già tra il 2011 e il 2013 e poi nuovamente a partire da Dicembre 2020, è cresciuto in maniera considerevole, tanto da esser stato battezzato come la nuova cima del vulcano a ben 3357 metri di quota nel mese di Agosto 2021.

Il processo di crescita così repentino, sviluppatosi a seguito della ricaduta del materiale eruttato nel corso dei frequenti episodi parossistici, ha prodotto un cono parecchio instabile. È naturale dunque che durante episodi energetici, o consequenzialmente ad essi, si possano verificare parziali collassi della struttura. È una fenomenologia che può creare pericoli importanti nelle zone sommitali poiché il crollo/collasso determina la propagazione del materiale con dinamiche proprie delle correnti piroclastiche.

D: La situazione è comunque sotto controllo? Come si sta procedendo nel monitoraggio?

R: L’Etna è probabilmente il vulcano che dispone dei sistemi di monitoraggio più avanzati al mondo e le reti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia assicurano un monitoraggio continuo di molteplici parametri chimici e fisici. Senz’altro la situazione è da considerare sotto assoluto controllo.

D: C’è modo di prevedere, specialmente a breve termine, le prossime eruzioni e la portata di tali eventi?

R: I dati ricavati dalle reti di monitoraggio consentono di comprendere con un buon anticipo le fasi preparatorie di eventi eruttivi sia alla sommità sia sui fianchi dell’edificio vulcanico oppure l’evoluzione stessa di tali eventi eruttivi nel tempo.

Le eruzioni parossistiche degli ultimi mesi riescono ad esser previste anche con alcune ore di anticipo, mentre altre eruzioni che si verificano all’Etna, come ad esempio quelle laterali (decisamente più complesse), possono avere tempi di preparazione più lunghi, nell’ordine dei giorni o settimane che comunque restituiscono segnali ben interpretabili.

D: Dagli studi sull’attività vulcanica dell’Etna emergono novità interessanti di cui possiamo informare i nostri lettori?

R: Ogni nuova attività eruttiva fornisce prodotti vulcanici in grado di rivelare novità. I materiali piroclastici eruttati nel corso dei 60 episodi parossistici del 2020-21 hanno ad esempio restituito informazioni importanti ed originali sui contenuti primari di acqua che è presente nei magmi dell’Etna.

Le concentrazioni di acqua sono state stimate intorno al 3-4% e sono straordinariamente più elevate rispetto a quanto prima si credeva per i prodotti recenti.

Al di là del contenuto in acqua, le composizioni dei prodotti eruttati rivelano anche quali siano al momento le dinamiche di trasferimento del magma dalle zone profonde del sistema di alimentazione fino alla superficie. Sono informazioni cruciali che ci consentono di capire come oggi “funziona il vulcano” e cosa ci potremmo attendere da lui nel prossimo futuro…

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Intervista al vulcanologo Marco Viccaro – L’Etna torna a dare spettacolo
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